Il Premio PMI, ideato per celebrare ogni anno l'artista italiano che più si è distinto nella diffusione della cultura italiana nel mondo, è stato attribuito quest'anno a Giancarlo Bigazzi. Mario Limongelli, presidente di PMI, ha sottolineato: “E' la prima volta che il premio viene assegnato alla memoria, ma non potevamo non ricordare un grande autore e produttore che con le sue indimenticabili melodie ha contribuito a rendere grande la musica italiana nel mondo”. Il Premio PMI è stato assegnato negli anni scorsi a Andrea Bocelli, Ennio Morricone, Dori Ghezzi per la Fondazione De André, Paolo Conte e Adriano Celentano. Emozionatissima, Gianna Bigazzi, vedova dell'artista scomparso proprio nei giorni scorsi, ricevendo il Premio ha ringraziato i presenti, ricordando la prima partecipazione di Giancarlo Bigazzi come autore al Festival di Sanremo con “Montagne verdi” di Marcella, ed ha salutato i presenti augurando “che buona musica sia”. A Sanremo in questi giorni è presente anche il figlio di Giancarlo e Gianna, Giovanni, che ha affidato a uno scritto il proprio ricordo del padre. Lo riproduciamo qui di seguito.
"Non pretendo alcuna giustificazione e tantomeno nessuna scusa, ma la sola cosa di cui sento veramente bisogno in questo tempo è il Silenzio, e non il tacere per chi sa quale motivo, ma quanto per il valore, per quel sano e, se me lo permettete, sacro sentimento che nasce interiore e si dispone verso l’esterno. Il sentire un’emozione mi fa sospendere tra il reale e lo stordimento emotivo, ma allo stesso tempo mi rende consapevole della mia fragilità e parallelamente della forza che sento scaturire dalle mie capacità. Il valore che ascolto è un leggero sentire, un atmosfera fatta di delicatissimi suoni e rumori che si innestano nel mio vivere e nelle vene, fino a sostenere la capace rivelazione di un sostanzioso silenzio che ascolto e immagino fino alla prefigurazione di uno stato d’animo fatto solo di emozioni e di quiete. E allora non posso, adesso, ascoltare troppo rumore, troppe parole, molte relazioni incastonate di preziosismi illusori, quello che odo e apprendo è dentro, nella profondità delle mie viscere e della mia mente, dove l’origine del ricordo, della melanconia genera costanti vibrazioni. Allora chiedo scusa se non partecipo attivamente al rumore, quello che ascolto è avanti, è nei frammenti delle armonie e nel collage delle percezioni sentimentali, fino a dorare d’ immenso il fragile percorso che mi è davanti, per poi restituire un sentiero fatto di persone e non di personaggi, perché il valore che attraeva, che ci attrae me e Giancarlo, mio padre, era il ritorno, lo stare sul ciglio e vedere la purezza, la semplice armonia di un sentimento e la complementarietà di una sensazione, che si serve esclusivamente di una totale Comprensione. Ed è di questa che adesso sento il richiamo, le parole che fluivano in ogni istante nella mente di mio padre, ed è di quelle che sento il sottile segno, il delicato suono. Perché, come ogni lacrima di rugiada su punte di cipressi al mattino, sento scivolarmi addosso il calore del sole e fondermi nell’armonia tra mia madre e mio padre, dove il valore della differenze si addestrava e diventava sapiente esperienza. In loro esisteva ed esiste una contaminazione complementare, dove la virtù dell’ uno era virtù dell’altro e nell’accordare il suono di una melodia, potevano danzare e correre verso il richiamo delle sottili rimembranze e vivere la diversità di un vuoto infinito, di un Silenzio clamoroso che li rendeva dipinti di ogni colore. Io Vivo questo, io sono questo, sono il seme che tace e urla nello stesso momento il rispetto e la gentilezza, la chiara carne di una zolla di terra orientata verso il sole, a cui chiedo forza e coraggio, e di cui sento la genesi di un evento. Non mi ripiego nel mio dolore, ma neppure mi inebrio del frastuono, quello che ora desidero è comprendere e fare, ascoltare ogni possibile sottile emozione… In silenzio".
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