Credits: Sebastiano Tomà
I Placebo star della giornata? Brian Molko e compagni cercano sempre di stupire, in qualche modo. Ricordate la scenata sul palco del Festival di Sanremo? Sfasciarono chitarre e amplificatori, suscitando la disapprovazione di Raffaella Carrà.
Oggi, però, è un altro festival. I Placebo salgono sul palco del Jammin' alle sette e mezza, dopo essere passati a “salutare” i giornalisti in sala stampa nel pomeriggio. “Sanremo: Mi ricordo tutto…”, racconta il leader Brian Molko. “Ci sono momenti in cui ti rendi conto che dovresti fare una cosa e che devi avere il coraggio di farla. Il mio gesto a Sanremo è stata una manifestazione di disgusto, frustrazione e stress da troppo lavoro. Non era premeditato, semplicemente è successo perché non ce la facevo più. Non credo che ci inviteranno più…”
A chi gli fa notare che l’intemperanza sul palco sia una loro caratteristica, manifestata recentemente anche nel tour italiano, rispondono per bocca del bassista Stefen Olsdal: “ Vi riferite al concerto interrotto anzitempo a Perugia? Quella sera c’erano problemi di sicurezza, abbiamo smesso di suonare per evitare incidenti”. Ma poi parla la “star” Brian Molko ed ecco l’atteggiamento che tutti conosciamo: “in realtà, è che siamo una rock band e vogliamo divertirci nel backstage, per cui finiamo prima i concerti”, precisa con malcelata ironia. “A differenza di altri musicisti, non siamo dei robot, ma degli umani, e vogliamo che il nostro pubblico sia testimone dei nostri diversi stati d’animo, che ci portiamo sul palco”.
Su richiesta dei giornalisti, i Placebo entrano poi nella polemica del giorno prima, il tiro al bersaglio verso il palco. “Se la gente ti tira oggetti sul palco, vuol dire che ti vuole bene, è una dimostrazione d‘affetto, basta spostarsi per evitare di essere presi”, se la ride Molko. “Non mi incavolerei mai, anzi queste cose mi divertono. A festival puoi piacere ad alcuni, ad altri no, ma dovresti comunque continuare a suonare”.
Sul palco del Jammin’, però, succede ben poco. Il pubblico odierno dimostra di essere venuto, almeno in parte, soprattutto per loro: canta le canzoni, urla; e tira sacchetti d’acqua, che Molko guarda volare impassibile. Oggi, evidentemente, i Placebo sono di buon’umore: il concerto fila via liscio, senza particolari alti e bassi. Un paio di dediche (una al re del rock n’roll “che non è né Umberto Tozzi, né Zucchero, ma Elvis Presley”, precisa Molko; un’altra, quella della finale “Pure morning”, ai “compagni” Queens of the stone age), qualche ammiccamento e qualche posa per mostrare le tutine nere in cui i tre sono avvolti. E poi la musica, un po’ piatta rispetto ai dischi, soprattutto rispetto al capolavoro della band, il penultimo “Without you I’m nothing”. Insomma, tanto rumore per nulla?
Se vuoi sapere tutto dei festival estivi, vai allo speciale di Rockol, all'indirizzo :
http://www.rockol.it/festival .
Oggi, però, è un altro festival. I Placebo salgono sul palco del Jammin' alle sette e mezza, dopo essere passati a “salutare” i giornalisti in sala stampa nel pomeriggio. “Sanremo: Mi ricordo tutto…”, racconta il leader Brian Molko. “Ci sono momenti in cui ti rendi conto che dovresti fare una cosa e che devi avere il coraggio di farla. Il mio gesto a Sanremo è stata una manifestazione di disgusto, frustrazione e stress da troppo lavoro. Non era premeditato, semplicemente è successo perché non ce la facevo più. Non credo che ci inviteranno più…”
A chi gli fa notare che l’intemperanza sul palco sia una loro caratteristica, manifestata recentemente anche nel tour italiano, rispondono per bocca del bassista Stefen Olsdal: “ Vi riferite al concerto interrotto anzitempo a Perugia? Quella sera c’erano problemi di sicurezza, abbiamo smesso di suonare per evitare incidenti”. Ma poi parla la “star” Brian Molko ed ecco l’atteggiamento che tutti conosciamo: “in realtà, è che siamo una rock band e vogliamo divertirci nel backstage, per cui finiamo prima i concerti”, precisa con malcelata ironia. “A differenza di altri musicisti, non siamo dei robot, ma degli umani, e vogliamo che il nostro pubblico sia testimone dei nostri diversi stati d’animo, che ci portiamo sul palco”.
Su richiesta dei giornalisti, i Placebo entrano poi nella polemica del giorno prima, il tiro al bersaglio verso il palco. “Se la gente ti tira oggetti sul palco, vuol dire che ti vuole bene, è una dimostrazione d‘affetto, basta spostarsi per evitare di essere presi”, se la ride Molko. “Non mi incavolerei mai, anzi queste cose mi divertono. A festival puoi piacere ad alcuni, ad altri no, ma dovresti comunque continuare a suonare”.
Sul palco del Jammin’, però, succede ben poco. Il pubblico odierno dimostra di essere venuto, almeno in parte, soprattutto per loro: canta le canzoni, urla; e tira sacchetti d’acqua, che Molko guarda volare impassibile. Oggi, evidentemente, i Placebo sono di buon’umore: il concerto fila via liscio, senza particolari alti e bassi. Un paio di dediche (una al re del rock n’roll “che non è né Umberto Tozzi, né Zucchero, ma Elvis Presley”, precisa Molko; un’altra, quella della finale “Pure morning”, ai “compagni” Queens of the stone age), qualche ammiccamento e qualche posa per mostrare le tutine nere in cui i tre sono avvolti. E poi la musica, un po’ piatta rispetto ai dischi, soprattutto rispetto al capolavoro della band, il penultimo “Without you I’m nothing”. Insomma, tanto rumore per nulla?
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