La "bella Napoli" di Milva: non è una pizzeria...

Parlare con Milva significa fare il giro del mondo. Per spiegarsi, cita quello che le hanno detto a Berlino, quello che ha letto a Parigi, quanto sta vendendo in Grecia o cosa le hanno chiesto di cantare al Cairo. Ma la sua ultima tappa discografica è la "Mia bella Napoli", come recita il titolo del suo nuovo disco: sedici classici della canzone partenopea, da "Funiculì funiculà" a "Fenesta vascia" ("La mia preferita"), da "Lacrime napulitane" a "’O sole mio" ("Non la volevo fare, poi ho accettato").
A chi l'ha accusata di essersi messa nella scia dei tanti forestieri che scoprono il redditizio filone napoletano, "la rossa" risponde: "Canto in giapponese e in tedesco, non vedo perchè non dovrei farlo in napoletano, tanto più che secondo Roberto Murolo e Sergio Bruni parlo un napoletano perfetto. Lo canto certamente meglio di quello che una volta era il miglior tenore del mondo, senza fare cognomi" (è il caso di specificare a chi si riferisce? Un indizio: è un signore di forte corporatura di nome Luciano...). "E allo stesso modo, Renzo Arbore fa una sua musica divertente ma non rispettosa della tradizione napoletana. Comunque sono stati i discografici tedeschi a insistere perché facessi un disco di canzoni tradizionali napoletane, infatti in Germania il disco è già uscito da due mesi. Hanno visto il successo europeo di Andrea Bocelli, e hanno preso questa decisione. Io Bocelli non lo conosco, mi piacerebbe sapere se ha davvero delle potenzialità come tenore classico. Ultimamente io ascolto soprattutto le mie colleghe: ho comprato i dischi della Vanoni, della giovane Carmen Consoli. Mi piacerebbe che Zucchero scrivesse qualcosa per me, io canto qualche sua canzone all'estero. A Sanremo, in compenso, non ci vado più: mi ero lasciata convincere dai Pooh qualche anno fa, con una canzone ironica, diversa, e sono stata "diplomaticamente" eliminata".
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