Credits: Sebastiano Tomà / Concessione in uso a Rockol
“Le canzoni scritte tra gli anni sessanta e settanta hanno una spontaneità incredibile, che manca alla gran parte dei pezzi di oggi. Erano testi semplici e immediati, che si potevano cantare sotto la doccia: peccato che allora non avessi ancora raggiunto la credibilità, secondo i discografici, di registrare quei pezzi su disco...”: parole di Ornella Vanoni, che si prende la rivincita, a trent’anni di distanza, con l’album “Un panino una birra e poi”, dove interpreta il meglio di quegli anni, duettando con ospiti d’eccezione. Il pezzo forte del disco è infatti una versione di “Dio è morto” – brano portato al successo dai Nomadi – interpretato in collaborazione con l’autore dello stesso, Francesco Guccini: “E’ una canzone di grande attualità” ha commentato la cantante, “perché oggi come allora qualcosa di forte attraversa l’opinione pubblica e i giovani di tutto il mondo: sarebbe la colonna sonora ideale per il popolo di Seattle...”. La Vanoni si è detta anche critica nei confronti del mondo dello showbiz italiano, individuando nella scarsa comunicazione tra gli artisti il male principale della musica tricolore: “I manager 'blindano' gli artisti. Sono infatti pochi quelli che ti richiamano per telefono: Gaber, Baglioni, Morandi e le donne lo fanno, Jovanotti e Vasco Rossi mai”. E per il futuro ? “Innanzitutto far partire il mio sito web. Poi mettere in scena a Milano ‘I monologhi della vagina”, con altre due attrici. E poi un tour”. (Fonte:Il Giorno, La Stampa, La Repubblica, Corriere della Sera)
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