Dopo le polemiche scaturite dalla sfilata del 10 febbraio scorso a New York, Puff Daddy (e la sua linea d’abbigliamento maschile, “Sean John”) è diventato il bersaglio preferito dalla PETA (people for the ethical treatment of animals). L’associazione animalista, per sottolineare la nuova veste di assassino (degli animali) del rapper, ha istituito il sito www.furismurder.com dove vengono proposte foto della sfilata Sean John e lanciata la proposta di tappezzare New York con i poster che ritraggono Puff Daddy con indosso una pelliccia e alle sue spalle la scritta “Accessory for murder”.
La portavoce di Puff Daddy, Nathalie Moar (la stessa che aveva comunicato il giorno prima della sfilata che la nuova collezione Sean John non avrebbe più utilizzato pelliccie, dichiarazione poi smentita dalla sfilata stessa), ha dichiarato che la PETA sta approfittando della notorietà del rapper e della grande attenzione dei media sul suo processo per ottenere pubblicita’. La portavoce della PETA ha effettivamente intenzione di approfittare del processo in corso contro Puff Daddy (vedi news), per ribadire i principi della PETA e ha dichiarato in proposito: “I giurati, con la nostra campagna, si sincereranno una volta di più che hanno di fronte un criminale”. Getta invece acqua sul fuoco l’avvocato Brafman (del team di difesa di Puff Daddy), dichiarando: “questa iniziativa non potrà influenzare il processo, in quanto i giurati si esprimeranno nei confronti del signor Combs in base ai fatti portati in discussione, non perché dei gruppi esterni stanno cercando in tutti i modi di metterlo in cattiva luce e quindi di influenzare il loro giudizio”.
Nella sfilata del 10 febbraio scorso, la PETA ha contato ben 28 cappotti di pelliccia, oltre a vari accessori realizzati utilizzando pelliccie di animali. La PETA invita anche a scrivere messaggi di protesta al rapper-produttore-stilista, fornendo indirizzo e numero di telefono della Bad Boy records.
La portavoce di Puff Daddy, Nathalie Moar (la stessa che aveva comunicato il giorno prima della sfilata che la nuova collezione Sean John non avrebbe più utilizzato pelliccie, dichiarazione poi smentita dalla sfilata stessa), ha dichiarato che la PETA sta approfittando della notorietà del rapper e della grande attenzione dei media sul suo processo per ottenere pubblicita’. La portavoce della PETA ha effettivamente intenzione di approfittare del processo in corso contro Puff Daddy (vedi news), per ribadire i principi della PETA e ha dichiarato in proposito: “I giurati, con la nostra campagna, si sincereranno una volta di più che hanno di fronte un criminale”. Getta invece acqua sul fuoco l’avvocato Brafman (del team di difesa di Puff Daddy), dichiarando: “questa iniziativa non potrà influenzare il processo, in quanto i giurati si esprimeranno nei confronti del signor Combs in base ai fatti portati in discussione, non perché dei gruppi esterni stanno cercando in tutti i modi di metterlo in cattiva luce e quindi di influenzare il loro giudizio”.
Nella sfilata del 10 febbraio scorso, la PETA ha contato ben 28 cappotti di pelliccia, oltre a vari accessori realizzati utilizzando pelliccie di animali. La PETA invita anche a scrivere messaggi di protesta al rapper-produttore-stilista, fornendo indirizzo e numero di telefono della Bad Boy records.