Anche oggi i quotidiani dedicano molto spazio alla scomparsa di Fabrizio De André. Il "Messaggero" chiede un parere ad Antonio Tabucchi, il quale dice: «Non l'ho mai conosciuto ma mi manca». Il "Giorno" ospita un'intera pagina di fax inviati dai lettori. Il “Corriere della Sera” dedica due intere pagine al cantautore, con un titolo in taglio basso in prima pagina: “Quattro canzoni incompiute ispirate alla notte”, e un box con un breve stralcio di “uno dei brani inediti ai quali De André ha lavorato durante gli ultimi mesi della malattia”. A pagina 7 e pagina 9 del quotidiano milanese, la ricostruzione delle ultime ore, i preparativi per i funerali, i ricordi di Salvatore Accardo e della prima moglie Puny (interrogata sul rapporto di De André con la fede), un articolo in cui Mario Luzzatto Fegiz analizza i necrologi indirizzati ai quotidiani.
Si passa poi a descrivere i quattro brani che il musicista stava scrivendo con Oliviero Malaspina: «L'opera incompiuta dedicata alla vita e alla morte di un amico sardo, a cui stava lavorando Fabrizio De André prima di morire, era composta da quattro "notturni" dei quali il cantautore aveva scritto i testi insieme a Oliviero Malaspina, 37 anni, vincitore in ben tre edizioni del premio Recanati. Cantautore di grande spessore (ha pubblicato un album molto particolare intitolato "Ahi, ahi, ahi", distribuito dalla piccola casa discografica Compagnia delle Indie), Malaspina era stato notato da Fabrizio dopo aver composto per il figlio Cristiano un brano intitolato "Notte di Genova". E De André padre, in aprile, aveva deciso di metterlo sotto contratto per una nuova casa editrice, la Nuvole, che aveva fondato con la moglie e i figli. La stima di De André per Malaspina era tale che gli aveva affidato l'apertura dei concerti dell'ultimo tour, quello interrottosi a Saint Vincent per l'aggravarsi della malattia. "Il progetto era quello di finire i 'notturni' per il prossimo disco di Fabrizio, poi lui avrebbe prodotto il mio", rivela Malaspina. (...) Ma di cosa parlano i "notturni" incompiuti? "La prima suite - rivela Malaspina - era incentrata sulla notte intesa come paura del giorno. Il punto di partenza è stata la passione per la notte (che fra l'altro ci accomunava) per ricordare un amico di De André scomparso che aveva la fobia del giorno. Il secondo notturno era dedicato alla notte intesa come cecità del potere, vista come una malattia contagiosa. La terza suite come momento per la morte (Fabrizio è morto alle 2.30 ndr) e per l'uomo vocato alle estreme conseguenze del male". E aggiunge: "La più incredibile era l'ultima, la quarta: la notte vista come fenomeno fisico e atmosferico. Ci eravamo ispirati soprattutto al 'De rerum natura' di Tito Lucrezio Caro. Fabrizio era affascinato dalla simmetria che si creava con 'Nuvole' che era stata tratta dall'omonima opera di Aristofane. (...) Quest'opera probabilmente non vedrà mai la luce. Non è completabile, né può essere finita senza Fabrizio. Almeno come la voleva lui credo sia impossibile"».
Questa sera andrà in onda, alle 20.50 su RaiDue, il concerto tv di Fabrizio De André. «Sarebbe dovuto andare in onda sabato, ma non era ancora tutto pronto. Ieri l'ok definitivo di Dori Ghezzi al direttore di Raidue, Carlo Freccero. Lo stesso cantautore da mesi lavorava al montaggio perché teneva molto alla messa in onda del concerto (registrato a febbraio al teatro Brancaccio di Roma). "Purtroppo, nel 1981 - racconta lo stesso De André nello speciale di stasera alle 20.50 - ho commesso l'errore di firmare, forse da ubriaco, una liberatoria dopo un concerto a Sarzana. Da allora continuano a riciclarlo e mi sono stufato. Anche per questo ho deciso di autorizzarne un altro, per lasciare un ricordo di me". E proprio poco più di una settimana fa aveva inviato alcuni appunti con le sue "ultime volontà". Tre, soprattutto: la sigla d'apertura doveva essere "Il pescatore", quella di chiusura "Bocca di Rosa", no a "La canzone di Marinella". E così sarà». Il quotidiano riporta anche la scaletta del concerto: «Lo speciale di stasera durerà circa due ore: comincerà appunto con "Il pescatore" mentre scorrono le immagini dei preparativi del concerto. Poi parte "Princesa", "Khorakhané", "A cùmba", "Ho visto Nina volare", "Dolcenera", "Disamistade", e un terzetto genovese, con sottotitoli: "Creuza de mä", "Jamin-a", "Sidun". Il secondo tempo si apre con il blocco di tutta "Buona novella", da "Infanzia di Maria", al "Testamento di Tito". Poi "La città vecchia", "Geordie", "Via del campo", "Fiume Sand Creek", "Volta la carta". Chiude "Bocca di Rosa" mentre scorrono immagini di Fabrizio che incontra il suo pubblico alla fine del concerto».
Un articolo di Maria Volpe annuncia anche l'arrivo di "Bocca di Rosa", un film dal libro di De André: «"Proprio a dicembre Fabrizio De André aveva approvato la sceneggiatura finale". Gabriella Bontempo, produttore, un anno e mezzo fa ha acquistato i diritti del libro 'Un destino ridicolo' (scritto dallo stesso cantautore a quattro mani con lo psicoanalista Alessandro Gennari, pubblicato da Einaudi nel '96) da cui trarre un film, e tutto il lavoro si era svolto in continuo contatto con De André che aveva anche preso parte alla stesura della sceneggiatura (insieme allo stesso Gennari e a Franco Ferrini). (...) "Lavoreremo in collaborazione con la famiglia, teniamo molto al giudizio e ai desideri di Dori Ghezzi che ha una grande disponibilità umana - prosegue la Bontempo. - De André avrebbe dovuto scrivere la colonna sonora, ora useremo le sue canzoni"».
Due pagine, su "La Repubblica", dedicate al cantautore genovese. Gualtiero Peirce analizza la commemorazione televisiva: «Adesso nessuno eviterà i paragoni: la mobilitazione tv per Battisti portò più di 8 milioni di italiani a seguire su RaiUno il talkshow di Mollica e altrettanti rimasero su Canale 5 a cantare per una serata intera insieme a chi stava in piazza del Campidoglio nel più colossale karaoke della tv. Stavolta, invece, le cose non sono andate così. (...) Al pomeriggio c'erano più di 3 milioni su RaiUno per lo speciale di "Prima". Quasi 1 milione e mezzo hanno visto "Ciao, Fabrizio", lo speciale di "Fuego". Infine, in tarda serata il ricordo di RaiDue è andato poco oltre i 2 milioni. Sono pochi? Non lo sono. E soprattutto non sono neanche "meno", perché la televisione - fino a prova contraria - non è certo un'inoppugnabile unità di misura, un dogma dell'importanza e del ruolo di un artista. Semmai, stavolta la televisione svela e racconta un'altra - interessante - contraddizione. Battisti, che aveva sfuggito i media a tutti i costi è rimasto con la sua musica, con le sue "emozioni", straordinariamente televisivo, specie in una tv che sulla via del karaoke si è sostituita anche al rito della chitarra e del falò. Con De André non è andata così, perché la sua storia e il suo stile non si prestavano a trasformarsi in un happening popolare televisivo. (...) Questa volta, non a caso, non c'erano in giro per i canali le dozzine di personaggi che avevano - tutti indifferentemente - qualcosa da dire su Battisti».
Massimo Bubola firma un pezzo intitolato "Insieme a tirar la fune dei poeti", in cui narra come Fabrizio in Sardegna «cominciò a parlarmi del senso magico e religioso della pesca - "Guarda, sembriamo gli apostoli sul lago di Tiberiade!" - e della metafora della poesia come l'attesa di una pesca miracolosa. "Si gettano le reti il più aperte possibili su un punto profondo del tuo cuore dove arrivano segrete correnti. Dopo un po' devi tirare e ritirare con fatica e dispendio. Non puoi sapere finché il cerchio non s'è chiuso, finché l'acqua non ribolle, stretta di brividi di schiuma, cosa verrà a galla. Su mille piccole nuove parole dai riflessi d'argento o un grande unico pesce con in bocca una moneta d'oro. E devi imparare nel mezzo a distinguere veloce, prima del tatto, i pesci velenosi che pungono, magari dentro una massa maleodorante e oscura di alghe senza senso"».
Anche “Le Monde” ha ricordato De André in un lungo articolo dedicato al “Georges Brassens italiano”. Come riporta il “Corriere della Sera”, il quotidiano francese ha scritto: «Era un musicista eclettico, che non disdegnava - come Leo Ferré - le grandezze sinfoniche. Seppe mescolare benissimo i generi e gli strumenti: barocco (tradizioni medievali, processioni popolari), memorie contadine, rock, swing, rhythm’n’blues ed evocazioni orientali».
Si passa poi a descrivere i quattro brani che il musicista stava scrivendo con Oliviero Malaspina: «L'opera incompiuta dedicata alla vita e alla morte di un amico sardo, a cui stava lavorando Fabrizio De André prima di morire, era composta da quattro "notturni" dei quali il cantautore aveva scritto i testi insieme a Oliviero Malaspina, 37 anni, vincitore in ben tre edizioni del premio Recanati. Cantautore di grande spessore (ha pubblicato un album molto particolare intitolato "Ahi, ahi, ahi", distribuito dalla piccola casa discografica Compagnia delle Indie), Malaspina era stato notato da Fabrizio dopo aver composto per il figlio Cristiano un brano intitolato "Notte di Genova". E De André padre, in aprile, aveva deciso di metterlo sotto contratto per una nuova casa editrice, la Nuvole, che aveva fondato con la moglie e i figli. La stima di De André per Malaspina era tale che gli aveva affidato l'apertura dei concerti dell'ultimo tour, quello interrottosi a Saint Vincent per l'aggravarsi della malattia. "Il progetto era quello di finire i 'notturni' per il prossimo disco di Fabrizio, poi lui avrebbe prodotto il mio", rivela Malaspina. (...) Ma di cosa parlano i "notturni" incompiuti? "La prima suite - rivela Malaspina - era incentrata sulla notte intesa come paura del giorno. Il punto di partenza è stata la passione per la notte (che fra l'altro ci accomunava) per ricordare un amico di De André scomparso che aveva la fobia del giorno. Il secondo notturno era dedicato alla notte intesa come cecità del potere, vista come una malattia contagiosa. La terza suite come momento per la morte (Fabrizio è morto alle 2.30 ndr) e per l'uomo vocato alle estreme conseguenze del male". E aggiunge: "La più incredibile era l'ultima, la quarta: la notte vista come fenomeno fisico e atmosferico. Ci eravamo ispirati soprattutto al 'De rerum natura' di Tito Lucrezio Caro. Fabrizio era affascinato dalla simmetria che si creava con 'Nuvole' che era stata tratta dall'omonima opera di Aristofane. (...) Quest'opera probabilmente non vedrà mai la luce. Non è completabile, né può essere finita senza Fabrizio. Almeno come la voleva lui credo sia impossibile"».
Questa sera andrà in onda, alle 20.50 su RaiDue, il concerto tv di Fabrizio De André. «Sarebbe dovuto andare in onda sabato, ma non era ancora tutto pronto. Ieri l'ok definitivo di Dori Ghezzi al direttore di Raidue, Carlo Freccero. Lo stesso cantautore da mesi lavorava al montaggio perché teneva molto alla messa in onda del concerto (registrato a febbraio al teatro Brancaccio di Roma). "Purtroppo, nel 1981 - racconta lo stesso De André nello speciale di stasera alle 20.50 - ho commesso l'errore di firmare, forse da ubriaco, una liberatoria dopo un concerto a Sarzana. Da allora continuano a riciclarlo e mi sono stufato. Anche per questo ho deciso di autorizzarne un altro, per lasciare un ricordo di me". E proprio poco più di una settimana fa aveva inviato alcuni appunti con le sue "ultime volontà". Tre, soprattutto: la sigla d'apertura doveva essere "Il pescatore", quella di chiusura "Bocca di Rosa", no a "La canzone di Marinella". E così sarà». Il quotidiano riporta anche la scaletta del concerto: «Lo speciale di stasera durerà circa due ore: comincerà appunto con "Il pescatore" mentre scorrono le immagini dei preparativi del concerto. Poi parte "Princesa", "Khorakhané", "A cùmba", "Ho visto Nina volare", "Dolcenera", "Disamistade", e un terzetto genovese, con sottotitoli: "Creuza de mä", "Jamin-a", "Sidun". Il secondo tempo si apre con il blocco di tutta "Buona novella", da "Infanzia di Maria", al "Testamento di Tito". Poi "La città vecchia", "Geordie", "Via del campo", "Fiume Sand Creek", "Volta la carta". Chiude "Bocca di Rosa" mentre scorrono immagini di Fabrizio che incontra il suo pubblico alla fine del concerto».
Un articolo di Maria Volpe annuncia anche l'arrivo di "Bocca di Rosa", un film dal libro di De André: «"Proprio a dicembre Fabrizio De André aveva approvato la sceneggiatura finale". Gabriella Bontempo, produttore, un anno e mezzo fa ha acquistato i diritti del libro 'Un destino ridicolo' (scritto dallo stesso cantautore a quattro mani con lo psicoanalista Alessandro Gennari, pubblicato da Einaudi nel '96) da cui trarre un film, e tutto il lavoro si era svolto in continuo contatto con De André che aveva anche preso parte alla stesura della sceneggiatura (insieme allo stesso Gennari e a Franco Ferrini). (...) "Lavoreremo in collaborazione con la famiglia, teniamo molto al giudizio e ai desideri di Dori Ghezzi che ha una grande disponibilità umana - prosegue la Bontempo. - De André avrebbe dovuto scrivere la colonna sonora, ora useremo le sue canzoni"».
Due pagine, su "La Repubblica", dedicate al cantautore genovese. Gualtiero Peirce analizza la commemorazione televisiva: «Adesso nessuno eviterà i paragoni: la mobilitazione tv per Battisti portò più di 8 milioni di italiani a seguire su RaiUno il talkshow di Mollica e altrettanti rimasero su Canale 5 a cantare per una serata intera insieme a chi stava in piazza del Campidoglio nel più colossale karaoke della tv. Stavolta, invece, le cose non sono andate così. (...) Al pomeriggio c'erano più di 3 milioni su RaiUno per lo speciale di "Prima". Quasi 1 milione e mezzo hanno visto "Ciao, Fabrizio", lo speciale di "Fuego". Infine, in tarda serata il ricordo di RaiDue è andato poco oltre i 2 milioni. Sono pochi? Non lo sono. E soprattutto non sono neanche "meno", perché la televisione - fino a prova contraria - non è certo un'inoppugnabile unità di misura, un dogma dell'importanza e del ruolo di un artista. Semmai, stavolta la televisione svela e racconta un'altra - interessante - contraddizione. Battisti, che aveva sfuggito i media a tutti i costi è rimasto con la sua musica, con le sue "emozioni", straordinariamente televisivo, specie in una tv che sulla via del karaoke si è sostituita anche al rito della chitarra e del falò. Con De André non è andata così, perché la sua storia e il suo stile non si prestavano a trasformarsi in un happening popolare televisivo. (...) Questa volta, non a caso, non c'erano in giro per i canali le dozzine di personaggi che avevano - tutti indifferentemente - qualcosa da dire su Battisti».
Massimo Bubola firma un pezzo intitolato "Insieme a tirar la fune dei poeti", in cui narra come Fabrizio in Sardegna «cominciò a parlarmi del senso magico e religioso della pesca - "Guarda, sembriamo gli apostoli sul lago di Tiberiade!" - e della metafora della poesia come l'attesa di una pesca miracolosa. "Si gettano le reti il più aperte possibili su un punto profondo del tuo cuore dove arrivano segrete correnti. Dopo un po' devi tirare e ritirare con fatica e dispendio. Non puoi sapere finché il cerchio non s'è chiuso, finché l'acqua non ribolle, stretta di brividi di schiuma, cosa verrà a galla. Su mille piccole nuove parole dai riflessi d'argento o un grande unico pesce con in bocca una moneta d'oro. E devi imparare nel mezzo a distinguere veloce, prima del tatto, i pesci velenosi che pungono, magari dentro una massa maleodorante e oscura di alghe senza senso"».
Anche “Le Monde” ha ricordato De André in un lungo articolo dedicato al “Georges Brassens italiano”. Come riporta il “Corriere della Sera”, il quotidiano francese ha scritto: «Era un musicista eclettico, che non disdegnava - come Leo Ferré - le grandezze sinfoniche. Seppe mescolare benissimo i generi e gli strumenti: barocco (tradizioni medievali, processioni popolari), memorie contadine, rock, swing, rhythm’n’blues ed evocazioni orientali».
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