Ustmamò:
nuovo singolo, con rabbia

“Derubate i pezzenti,/arricchite i potenti,/
voi lucrate sulle pene,/usurai vestiti bene,/
senza gloria né bicchieri/siete voi, siete i banchieri!/

Siringate i pensionati,/sanguisughe patentati,/
Siringate tutti quanti,/sanguisughe con i guanti!/
Scippatori ben pagati/ disonesti e malcagati/
Riciclate a tutto spiano,/incassate a piena mano…”
No, non è uno slogan di qualche nuovo movimento contro la new economy, ma il testo (scritto come sempre da Graziano Malvolti) del nuovo singolo degli Üstmamò, già nei negozi al prezzo imposto di L. 9.900, un durissimo attacco contro le banche e il sistema economico istituzionale dal titolo emblematico: “Bank of fuck off”. “Una parte degli Ustmamò deve essere così - spiega a Rockol la cantante Mara Redeghieri -. A volte la mia parte femminile diventa troppo preponderante e troppo romantica”.

Inizio di banjo e ritmica rock lasciano inizialmente sconcertato l’ascoltatore, ma tutto ha un significato ben preciso, come spiega Mara: “Il pezzo sarebbe potuto essere ancora più pesante, ma il banjo porta alla mente il Far West.

Perchè siamo tornati ai tempi in cui con la pistola si decide tutto: tu sei cattivo e muori, tu sei povero e muori. Io che sono ricco no. E’ come se l’evoluzione della specie non avesse portato a niente. Siamo tornati a delle ottiche molto primitive in cui ci sono pochissimi ricchi che determinano ciò che succede al mondo e tutti gli altri sono sfigati. Questo non succede solo tra le persone, ma anche tra i mondi. Senza che nessuno faccia niente!”.


Dalle parole di Mara esce tutta la delusione di un’ideologia tradita, basata su valori autentici che sembrano non esistere più: “Nessuno sa più dove guardare e soprattutto con chi lamentarsi. Io non credo sicuramente nei nostri politici, ma non solo: mi guardo intorno e non so a chi credere. Mancano davvero gli ideali principali: aiutare chi è povero o chi è malato, o chi è anziano... Manca il rispetto soprattutto per i più deboli, per le persone che in questo momento hanno davvero bisogno di una mano. E la responsabilità di questa situazione è anche nostra. Io mi devo reinventare di nuovo qualcosa, ho perso tutti i punti di riferimento. Vorrei almeno essere in grado di dire quello che è giusto e quello che è sbagliato, perchè altrimenti ci siamo proprio persi!”
Sono appena terminate le riprese del videoclip di “Bank of fuck off”, interamente girato a Roma (prevalentemente in interni) e si sta effettuando il montaggio: “Vogliamo farlo uscire prima possibile per dimostrare innanzitutto che siamo ancora vivi, perchè è da molto tempo che non diamo nostre notizie e qualcuno cominciava a preoccuparsi” dice ridendo Mara. Ma dove sono stati gli Ustmamò per tutto questo tempo? “Abbiamo lavorato molto, e non solo per il nuovo disco ma anche per noi stessi. Abbiamo uno studio di registrazione nuovo di zecca, dove lavorano Luca e Simone. Ci sono voluti due anni per costruirlo e un anno per preparare l’album nuovo, che ora è pronto e uscirà intorno alla fine di marzo”.

L’album, che ancora non ha un titolo e che vede la collaborazione del cantante degli Scisma Paolo Benvegnu, non sarà interamente centrato su decisi temi di protesta come il singolo: “Diciamo che la critica sulla nostra società va avanti – spiega la cantante -, però in modo non così diretto: è uno sguardo sul mondo e uno sguardo sui miei sentimenti. Chiaramente lo sguardo sul mondo riprende il filo lanciato da Graziano in “Bank of fuck off”, però io parlo degli universali dedicando metà del disco alle persone a cui voglio bene, e che ora sono i miei unici punti di riferimento. L’altra metà, invece, è uno sguardo un po’ sconsolato e nello stesso tempo ironico, perchè dentro gli Ustmamò c’è sempre questa vena di leggerezza, di gioco. La vita resta bella e noi dobbiamo continuare ad essere veri, a perseguire i nostri sogni, anche quelli più piccoli o più infantili”.
Per quanto riguarda la parte musicale, “è un disco sostanzialmente di chitarre, interamente suonato e privo di musica elettronica. Un disco abbastanza scarno, scheletrico, con batterie molto semplici. Abbiamo voluto tenere in considerazione solo le cose importanti, l’ossatura della musica. Non è un disco molto raffinato, ma piuttosto grezzo, che contiene una dozzina di brani. La formazione degli Ustmamò è sempre uguale: Luca Rossi, Ezio Bonicelli, io e Simone Filippi, che in questo disco ha suonato anche un po’ di batterie (le altre sono state suonate dal batterista che suona con noi in concerto, Cristiano Bottai). Una formazione che da “Ust” in poi è rimasta invariata”.
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