Scala ('The social network'): 'Siamo un coro indie rock'

Un coro femminile, etereo e spettrale. Un film molto atteso ("The social network" di David Fincher, sulla parabola ascendente di Mark Zuckerberg di Facebook). Una canzone simbolo di questi anni ("Creep" dei Radiohead). Tre ingredienti per una formula di successo, ma se pensate che Scala & Kolacny Brothers siano un "one hit wonder" esploso casualmente su YouTube siete fuori strada.

La singolare formazione belga, capitanata dal pianista e compositore Steven Kolacny e da suo fratello Stijn, direttore del coro, esiste dal 1996 e da una decina d'anni ha messo a punto il suo originale progetto artistico: che consiste principalmente (ma non solo) nel reinterpretare per voci e pianoforte brani che hanno fatto o stanno facendo la storia del rock. Per dire: nell'ultimo cd, il primo pubblicato anche negli Stati Uniti e in Inghilterra, trovano posto "With or without you" degli .U2 e "Solsbury Hill" di Peter Gabriel, "Smells like teen spirit" dei Nirvana e "Nothing else matters" dei Metallica, ma anche canzoni di Oasis, Alanis Morissette, Foo Fighters e Kings Of Leon (oltre a tre brani originali e a una versione live di "Creep", il loro biglietto da visita). Mentre in passato ha fatto clamore la versione di "Friday I'm in love" dei Cure, di cui esistono anche dei dance remix.

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Insomma, Scala è una creatura ibrida: un coro indie-rock.

"Tutti i cori che conosco hanno in repertorio gli stessi brani di musica classica", spiega Steven, che come il fratello vanta una preparazione accademica. "E anche quando si spingono sul pop non vanno al di là dell'ennesima reinterpretazione di 'Yesterday'. L'effetto tipico è quello della musica da ascensori, da lounge di grande albergo: blanda, commerciale, buona nel migliore dei casi come sottofondo. Le ragazze che cantano con noi sono giovani, intorno ai vent'anni, e amano i Radiohead, i Muse, i Nirvana. Così, intorno al 2000-2001, mi sono chiesto se era possibile fare qualcosa di diverso. Un repertorio rock, mi sono detto, avrebbe potuto aggiungere una nuova dimensione alla musica corale. Ho scritto le partiture, perché per provare bisogna avere davanti della musica scritta. Ma non c'erano garanzie che avrebbe funzionato, nessuno ci aveva mai provato prima: quel che ne è venuto fuori ha sorpreso anche noi". La scintilla, racconta Kolacny, è arrivata proprio dai Radiohead. "Il mio gruppo preferito. Un giorno ho ascoltato su radio XFM Thom Yorke e Jonny Greenwood che eseguivano una versione voce e chitarra acustica di 'Creep'. Allora si può fare, ho pensato tra me e me. Bastava adattare la parte vocale per più voci, sostituire la chitarra con un pianoforte. Il risultato è stato stupefacente. Poi è arrivata la mail di quelli di 'The social network'.". Già: com'è andata? "E' una storia divertente. A contattarci fu la società americana di Mark Woollen, che era stata incaricata di realizzare il trailer del film. Ci chiedevano i diritti di utilizzo della nostra versione di 'Creep', ma non avevamo altri dettagli sul progetto: fu il nostro management americano a scoprire che si trattava di una grossa produzione hollywoodiana. La diffusione via Internet del trailer, dal 15 luglio del 2010, ci ha cambiato la vita: in America, in Europa e poi in Asia. .





Mi hanno raccontato che Fincher era un fan della prima ora.

E il nostro nuovo clip, 'Everlong', è stato nuovamente realizzato da Woollen. Ora abbiamo parecchi amici, a Hollywood". Gabriel e U2, però, non sono scelte propriamente indie."Il fatto è che ho quarantadue anni, e quando ne avevo quindici ascoltavo da mattina a sera 'Peter Gabriel plays live'. Quando si tratta di scegliere un pezzo da includere in repertorio, chiedo sempre il parere delle ragazze. Molte non erano neanche nate, quando uscì 'Solsbury hill', ma la canzone piace molto anche a loro. Soprattutto dal vivo è una delle cose che ci viene meglio, così come 'With or without you' degli U2". Il pop non dà le stesse soddisfazioni? "Ci abbiamo provato, ad arrangiare canzoni di Madonna, di Michael Jackson e di Robbie Williams. Ma non funziona: Scala dà il meglio con le canzoni che trasmettono un messaggio profondo, un'emozione forte e genuina. Quando la musica non è ordinaria, ma tocca il cuore della gente. Ho sentito recentemente un gruppo corale tedesco fare una versione di 'Frozen': un bell'arrangiamento, ma non è questo che ci richiede il nostro pubblico. Che preferisce farsi sorprendere da un pezzo dei Nirvana, dei Foo Fighters o dei Muse, le cui inclinazioni operistiche si adattano bene al nostro trattamento. Il nostro forte sono le ballate tristi, i pezzi di atmosfera un po' dark: è lì che aumentano le nostre possibilità di successo". Il nuovo disco contiene anche tre brani firmati Steven Kolacny, però: "Attiriamo il pubblico con le cover, ma ci piace dargli anche qualcosa di diverso. Nel 2008 la nostra casa discografica di allora mi aveva convinto a regalare sul sito una mia raccolta di brani originali: abbiamo fatto 10 mila download a canzone, è stato un successo. E ora la PIAS e le altre etichette con cui collaboriamo ci hanno richiesto di pubblicare un disco che mescolasse cover e brani originali. Sarebbe noioso fare solo pezzi altrui, ho molte idee su cui lavorare". Sui brani di sua composizione, Kolacny si sbizzarrisce anche con un po' d'elettronica. "Per una cover", spiega, "bastano le voci e il pianoforte, non c'è davvero bisogno d'altro. Ma quando compongo immagino una musica corale per l'anno 2011. Mi faccio ispirare dal rock, dalle colonne sonore, dai soundscapes. Per questo, dal vivo, proiettiamo immagini e filmati a integrazione della musica". Un live set sofisticato, che Scala e i Kolacny Brothers hanno portato per la prima volta quest'anno al SXSW di Austin, al Coachella Festival e alla Union Chapel di Londra (tutto esaurito). "Viaggiare insieme sui nostri tour bus è la cosa più bella che ci sia", commenta Steven. "Siamo una vera comunità. Oggi lavoriamo con più di duecento ragazze; alcune sono sempre con noi, altre forse solo nel 20 % dei concerti. Sono tutte sotto contratto, c'è un rapporto professionale serio ma non vincolante. Teniamo conto dei loro impegni e delle loro esigenze: non vogliamo che nessuna sacrifichi la sua vita privata per noi". Tutte ragazze, appunto, e nessun ragazzo."Questione di sonorità, è il timbro che meglio si adatta al nostro tipo di musica. 'Creep' ne è il miglior esempio: le voci femminili hanno una fragilità particolare, sembra di ascoltare il sussurro di angeli tenebrosi. Prendi una canzone, ne conservi il testo e la struttura: eppure un coro femminile ti trasmette un'emozione completamente diversa". La musica corale ha gran successo nel mondo: in classifica sono finiti monaci tibetani, pescatori, imbianchini, parrucchieri. "E' un fenomeno che si tramanda dalla notte dei tempi. La combinazione di più voci umane trasmette sempre un senso di calore, ti apre il cuore. E' come una sezione d'archi, rispetto a un solo di violino". .

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