Concerti, Flippaut Dance Reload: il commento di Rockol

E' interessante vedere come un festival dance - cosa relativamente nuova, in queste proporzioni, almeno dalle nostre parti - non differisca più di tanto dai più classici omologhi rock: stesso pubblico - sfaccettato, mutevole, più o meno coinvolto a seconda dei set, com'è logico che sia, stesse dinamiche, che si instaurano tra chi suona e chi ascolta (e guarda), stessa risposta, a seconda di quello che succede sotto i riflettori. Il Flippaut Dance Reload è partito con un progetto ambizioso - distribuire gli artisti su due palchi, uno più "mainstream", l'altro più di nicchia - in modo da riuscire a dare spazio, a seconda dei casi, tanto a realtà più consolidate quanto ad artisti di nicchia, solitamente peschi fuor d'acqua fuori dal contesto dei club. Piazzare Albertino, uno che di seguito da queste parti ne ha, e tanto, in apertura, quando ancora la luce - seppur filtrata da una fitta coltre di nubi che lasciavano presagire il peggio - era ancora alta, è stata una mossa prudente: il pubblico, ancora in cammino dai cancelli, aperti con una manciata di minuti di ritardo rispetto al quanto comunicato in programma, è stato accolto nel modo più confortevole possibile: tittillando tanto il gusto dei clubber più intransigenti quanto quello del pubblico più generalista, alla voce storica di Radio DeeJay va riconosciuto il merito di essere stato capace di aver rotto il ghiaccio. La platea, ancora in fase di ambientamento, si è trovata al primo bivio durante il set di Alexis Taylor: una mezz'ora di ritardi accumulati ha costretto Tyler Noze ad esibirsi in contemporanea al frontman degli Hot Chip, provocando una scissione che ha visto il grosso dell'audience assieparsi sotto il palco principale, lasciando una seppur nutrita schiera di fedelissimi dell'electro a sudare sotto il tendone del palco secondario. Spartiacque, in un certo senso, è stata l'esibizione dei Chemical Brothers: forti di un impianto scenico mozzafiato, di un repertorio solidissimo (e in scaletta, i pezzi forti, ci sono stati quasi tutti, compreso un ardito mash-up delle due hit "Galvanize" e "Block rockin' beats") capace di richiamare sotto il main stage sia i clubber che i rocker più aperti, Tom Rowlands e Ed Simons hanno fatto piazza pulita di qualsiasi altro evento, all'Arena Concerti della Fiera di Milano, lasciando ai poveri Rudemates un platea assolutamente deserta. Dopo un'ora e mezza abbondante di set, la chiusura dell'esibizione del duo britannico lascia in pista solo gli appassionati veri: un manipolo di nostalgici della jungle si assiepa sotto il tendone ad assistere all'epifania di Goldie, mentre i più - o, almeno, chi ha ancora le forze - si attarda davanti al palco principale, sul quale è di scena Loco Dice. E il copione si ripete, puntuale, con Derrick May e Pink Is Punk. Il rischio di avere un nome - quello dei Chemical Brothers - così di peso in cartellone, è quello di sbilanciare la kermesse in favore degli headliner: oltre all'impatto scenico (davvero impressionante, piacciano o meno i "fratelli chimici"), il volume prodotto dalle casse (nel backstage, in modo del tutto informale, si parlava di 120 decibel di Rowlands / Simons contro i 102 di Loco Dice, che pure era tra i nomi più attesi) durante l'esibizione dei dj/producer di "Hey boy, hey girl", sono stati sì in grado di riempire occhi e orecchie di tutti i presenti, marcando però un netto divario con gli altri artisti presenti nel bill. Certo, accontentare tutti non è facile, e chi ha assemblato il cast non si è fatto mancare niente: dal nome di richiamo - i Chemical Bros, appunto - al veterano (Derrick May), passando per il giovane in ascesa (Loco Dice) senza dimenticare l'artista di culto (Goldie) e una nutrita schiera di giovani di belle speranze (Tyler Noze e Pink Is Punk). La formula, in sostanza, è quella giusta: con qualche aggiustamento - una miglior distribuzione oraria dei set, onde evitare sovrapposizioni scomode - niente di più facile che il raduno dance estivo, anche dalle nostre parti, tra qualche anno diventi una consuetudine. (ga/dp)

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