Credits: Marina Mazzoli / Concessione in uso a Rockol
Un'esibizione magica ed essenziale, quella di Silvio Rodriguez, che si è presentato sul palco del Teatro Ariston accompagnato soltanto dalla sua chitarra. L'arrivo è subito seguito dai ringraziamenti e dal ricordo di Luigi Tenco, così come da quello di Amilcare Rambaldi, che lo volle in Italia per la prima volta nel 1985. Seguono tre brani che sintetizzano egregiamente tutta la classe e il gusto per la melodia del grande cantautore cubano. Applausi strameritati per lui, e la serata prosegue con l'esibizione di Samuele Bersani, Targa Tenco per il miglior album dell'anno con “L'oroscopo speciale”.
“Anzitutto vorrei ringraziare Amilcare Rambaldi per avermi invitato per la prima volta al Tenco qualche anno fa. Quando l'ho conosciuto era molto più giovane di me”, dice Samuele dopo aver cantato il brano d'apertura del suo mini-set, “Il mostro”. Segue “Il pescatore d'asterischi”, che mette bene in mostra l'originalità della sua scrittura, in una bella interpretazione, anche se affiora qua e là un po' d'emozione che non ha altro effetto che quello di renderlo ancora più simpatico al pubblico. Per “Replay” Bersani introduce Beppe D'Onghia, suo alter ego nella composizione di molte delle sue canzoni. Con D'Onghia al piano i due si esibiscono in “Replay” senza il resto del gruppo, ma l'emozione gioca un piccolo scherzo a Samuele che strappa il cavo del microfono: risultato, la canzone si rifà, tra gli applausi ancora più convinti del pubblico. In un certo senso è un incidente che spiana la strada al finale davvero trionfale, con una “Giudizi universali” perfetta e applaudita sin dalle primissime note. Il gruppo è nuovamente in scena e appoggia con energia l'interpretazione di Bersani, che a quel punto, rotta l'emozione, si lascia trasportare fino alla fine. Applausi scroscianti.
“Anzitutto vorrei ringraziare Amilcare Rambaldi per avermi invitato per la prima volta al Tenco qualche anno fa. Quando l'ho conosciuto era molto più giovane di me”, dice Samuele dopo aver cantato il brano d'apertura del suo mini-set, “Il mostro”. Segue “Il pescatore d'asterischi”, che mette bene in mostra l'originalità della sua scrittura, in una bella interpretazione, anche se affiora qua e là un po' d'emozione che non ha altro effetto che quello di renderlo ancora più simpatico al pubblico. Per “Replay” Bersani introduce Beppe D'Onghia, suo alter ego nella composizione di molte delle sue canzoni. Con D'Onghia al piano i due si esibiscono in “Replay” senza il resto del gruppo, ma l'emozione gioca un piccolo scherzo a Samuele che strappa il cavo del microfono: risultato, la canzone si rifà, tra gli applausi ancora più convinti del pubblico. In un certo senso è un incidente che spiana la strada al finale davvero trionfale, con una “Giudizi universali” perfetta e applaudita sin dalle primissime note. Il gruppo è nuovamente in scena e appoggia con energia l'interpretazione di Bersani, che a quel punto, rotta l'emozione, si lascia trasportare fino alla fine. Applausi scroscianti.
La prima parte della serata è stata conclusa da Giorgio Conte; un piccolo “fuori programma” con una canzone d'occasione (“una stornellata di fine cena, come una bottiglia di vino portata da casa” nata lo scorso anno durante un dopoTenco) intitolata “Costo zero” in cui il cantautore prende affettuosamente in giro i vecchi amici del Club.
La fotografia dell'articolo è pubblicata non integralmente. Link all'immagine originale