Credits: Alessandro Tornatore / Concessione in uso a Rockol
“La vasca è un posto dove stai comodo, dove ti rilassi. Un posto da cui non avresti mai voglia di uscire, a meno che non ci sia qualcosa di davvero molto bello da fare. Insomma, nella vasca ci stai bene e certo non ci usciresti per andare a lavorare”. Così Alex Britti spiega il titolo e lo spirito del suo nuovo album, “La vasca”, che segue a due anni di distanza il fortunato debutto di “It. pop”: un album scritto con in testa l’unica regola di seguire ciò che piace e diverte. Un album in continuità con la produzione precedente del cantante, che punta ancora una volta su melodie semplici ma che catturano e su testi che ora sono scanzonati divertimenti in rima (“Dendedendenden”) altre volte disegnano quadri di varia umanità (“Lucciola”, “Milano”) o ancora sono lettere-confessioni (“Mamma&papà”) o addirittura si avventurano sui sentieri dell’impegno (l’ecologista “Il quadro”) ma senza mai prendersi troppo sul serio.
Musicalmente, Britti ripropone il suo impasto di pop venato di blues e di funk, con un tocco anche di elettronica. “Il fatto è che ora ho più mezzi, ho più soldi e posso permettermi più ‘giocattoli’”, spiega Britti. “Per questo mi sono divertito a sperimentare nuovi abbinamenti ma sempre in continuità con quello che è il mio modo di scrivere canzoni, che è rimasto lo stesso”. Alex Britti continua perciò a pensare alla sua musica come a qualcosa di “artigianale”, una narrazione di piccole cose, musica che non usa artifici, anche a costo di risultare a volte ingenua.
Il disco è stato anticipato dal singolo “Una su 1.000.000”, una sorta di dolce cantilena che un po’ si discosta dal tono complessivo dell’album, decisamente più grintoso e ironico. “Ho scelto questo brano come singolo perché è l’ultimo che ho composto,” spiega Britti. “So che magari non ci si aspetta da me un brano così ma è la riprova che nella mia musica non ci metto calcolo, ci metto me stesso. E io ho tante facce diverse che in questo disco mostro forse un po’ di più che in passato”.
Musicalmente, Britti ripropone il suo impasto di pop venato di blues e di funk, con un tocco anche di elettronica. “Il fatto è che ora ho più mezzi, ho più soldi e posso permettermi più ‘giocattoli’”, spiega Britti. “Per questo mi sono divertito a sperimentare nuovi abbinamenti ma sempre in continuità con quello che è il mio modo di scrivere canzoni, che è rimasto lo stesso”. Alex Britti continua perciò a pensare alla sua musica come a qualcosa di “artigianale”, una narrazione di piccole cose, musica che non usa artifici, anche a costo di risultare a volte ingenua.
Il disco è stato anticipato dal singolo “Una su 1.000.000”, una sorta di dolce cantilena che un po’ si discosta dal tono complessivo dell’album, decisamente più grintoso e ironico. “Ho scelto questo brano come singolo perché è l’ultimo che ho composto,” spiega Britti. “So che magari non ci si aspetta da me un brano così ma è la riprova che nella mia musica non ci metto calcolo, ci metto me stesso. E io ho tante facce diverse che in questo disco mostro forse un po’ di più che in passato”.
Dopo l’uscita del disco bisognerà aspettare un po’ prima di rivedere Britti dal vivo: “Voglio prendermela con calma, provare bene lo spettacolo”, spiega. Quanto all’eventualità di ripetere l’esperienza sanremese la sua risposta è secca: “No, non penso di tornarci. Sanremo è una vetrina importante per i giovani, lo è stato anche per me. Ma, appunto, non vedo cosa potrei tornarci a fare se non per essere classificato nelle solite facce da festival”.
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