Credits: MICHELE MAIKID LUGARESI
Questa sera (26 ottobre) Jovanotti parlerà con i milanesi del suo libro "Il grande boh" al Teatro Lirico di Milano (ore 21). Ma il volume, da poco uscito, è già in testa alla classifica dei libri più venduti. Su "Il Giorno" nella pagina delle "Opinioni", ci si pone l'interrogativo: "Ma è vera letteratura quella delle rockstar?". Prima di Jovanotti infatti sono venuti Guccini, De Andrè e Vecchioni, «"professori" per i quali si è trattato in fondo di una forma diversa di espressione rispetto a canzoni che avevano comunque molti riferimenti letterari», nonchè Vasco Rossi e Ligabue, «per i quali si pone un problema un po' diverso. Perché un conto è essere famosi, un conto è vendere molti libri».
A favore di Jovanotti si schiera Marco Mangiarotti, critico musicale del quotidiano. «Lorenzo Jovanotti ha densità e ingenuità di un linguaggio, ritmo interno, intelligenza e cuore. Non ci promette altro che riflessioni, paesaggi, nature morte e nature vive, strade affollate, schegge di poesia ritmica. Anche pagine inutili. Disegni (ancora strade). Come Chatwin, fotografie. (...) E' solo la testimonianza che l'urgenza di vivere va oltre il formato disco-canzone. E' una manifestazione di sè, soprattutto in un artista che pensa, vive, canta le culture e i sentimenti del mondo».
Contrario Carlo Donati, giornalista: «Se lo stesso libro fosse di uno sconosciuto, nessuno lo pubblicherebbe. (...) Supponiamo che "Il grande boh" ridiventi manoscritto e capiti in una casa editrice firmato da un giovanotto come Jovanotti ma ignoto. Nella remota ipotesi che il pacchetto venga aperto l'editore si regola così: leggiucchia all'inizio ("Il deserto ti svuota la testa"), a metà ("Io sono di una famiglia cosiddetta all'antica") e alla fine ("Lascia stare i miei sogni capito?"). Poi lo rimpacchetta e lo rispedisce al mittente pensando: il solito chiacchiericcio esistenziale».
A favore di Jovanotti si schiera Marco Mangiarotti, critico musicale del quotidiano. «Lorenzo Jovanotti ha densità e ingenuità di un linguaggio, ritmo interno, intelligenza e cuore. Non ci promette altro che riflessioni, paesaggi, nature morte e nature vive, strade affollate, schegge di poesia ritmica. Anche pagine inutili. Disegni (ancora strade). Come Chatwin, fotografie. (...) E' solo la testimonianza che l'urgenza di vivere va oltre il formato disco-canzone. E' una manifestazione di sè, soprattutto in un artista che pensa, vive, canta le culture e i sentimenti del mondo».
Contrario Carlo Donati, giornalista: «Se lo stesso libro fosse di uno sconosciuto, nessuno lo pubblicherebbe. (...) Supponiamo che "Il grande boh" ridiventi manoscritto e capiti in una casa editrice firmato da un giovanotto come Jovanotti ma ignoto. Nella remota ipotesi che il pacchetto venga aperto l'editore si regola così: leggiucchia all'inizio ("Il deserto ti svuota la testa"), a metà ("Io sono di una famiglia cosiddetta all'antica") e alla fine ("Lascia stare i miei sogni capito?"). Poi lo rimpacchetta e lo rispedisce al mittente pensando: il solito chiacchiericcio esistenziale».
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