Napster: il giorno dopo

Napster: il giorno dopo
Paginone su “Repubblica” dedicato alla vicenda Napster che, come riportato da Rockol (vedi News), si è visto accusare da un tribunale di San Francisco di infrazione del diritto d’autore e forse sarà costretto a interrompere il servizio che offre a una cifra stimata in venti milioni di utenti musica gratuita in Rete. Oltre alla cronaca della vicenda giudiziaria dell’inviato Maurizio Ricci e oltre il prevedibile boxino con le star della musica divisi per pro (Pearl Jam, Frankie Hi Nrg) e contro (Peter Gabriel, Ligabue) Napster, un commento di Ernesto Assante, che scrive: “Il giudice ha applicato la legge, ed ha fatto il suo dovere, ma ha interpretato la legge in maniera restrittiva, prendendo per buono quanto l’industria discografica afferma da tempo, ovvero che gli utilizzatori di Napster sono sostanzialmente dei pirati che portano danno all’industria e agli artisti. (...) Negli anni Settanta e Ottanta l’industria discografica fece una simile battaglia contro le audiocassette, ora il tema è lo stesso ma la tecnologia è cambiata. (...) La chiusura di Napster favorirà probabilmente la nascita di molti altri servizi simili, perché lascia oltre 21 milioni di utenti privi di un servizio che hanno usato con gioia. Le case discografiche non offrono, per ora, nessuna alternativa a questi ‘orfani’ di Napster, ma è bene che lo facciano presto, se non vogliono che invece questa scelta ‘proibizionista’ spinga la maggioranza di loro, che pirati non sono, tra le braccia di chi, a pagamento e infrangendo davvero il diritto d’autore, offrirà loro musica a buon mercato”.
Il commento più autorevole è però quello di Luciano Gallino che firma un editoriale sulla prima pagina della “Stampa”: “Questa solenne rivincita del diritto d’autore tradizionale, per cui il diritto on line è uguale al diritto off line, poggia in realtà su due tipi di sabbie mobili. Il primo è dato dal fatto che molti autori – non solo musicisti, ma anche cartoonists, grafici, scrittori, autori di libri scolastici ecc. – scopriranno presto che è possibile e attraente farsi pagare direttamente tramite la Rete, senza cedere i propri diritti di proprietà intellettuale a nessuna impresa, industria discografica, sindacato o casa editrice che sia. Il secondo tipo di sabbia mobile è tecnologico. Accade infatti che il servizio della Napster si fondi su un unico database centralizzato, di modo che un giudice può ordinarne fisicamente la disattivazione. Ma vi sono società – che ogni internettiano quindicenne ben conosce – le quali forniscono un servizio simile, fondato però su databe virtuali distribuiti tra migliaia di computer. In questi casi non c’è nessuno che possa bloccare il libero scambio via Internet.
Anche sugli altri principali quotidiani, la vicenda viene trattata con ampio risalto, con un richiamo in prima pagina sul “Messaggero” e sul “Corriere della Sera” che affidano il commento della vicenda rispettivamente a Fabrizio Zampa e a Franco Carlini che a sua volta parla di “errore di miopia” nella faccenda Napster. Nella pagina del “Corriere” dedicata alla vicenda anche un articolo con i commenti a caldo presi da un gruppo di discussione.
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