Moltheni: 'Rinasco coi Pineda, lontano dall'asfittico panorama indie italiano'

Moltheni: 'Rinasco coi Pineda, lontano dall'asfittico panorama indie italiano'

“Ho voluto sentire di nuovo sulla pelle e sulle braccia l’emozione che si riceve quando si fa il musicista, e per farlo mi sono rigettato su uno strumento che in realtà non era il mio”: così Umberto Giardini spiega le motivazioni che stanno dietro alla chiusura definitiva del progetto Moltheni, conclusosi la scorsa estate dopo ormai 10 anni con il tour “Ingrediente novus 2010” Da qui riparte la sua nuova avventura musicale, una “rinascita artistica” che lo vede ancora una volta (successe già con gli Hamilton, nel 1986) dietro alla batteria con i Pineda, formazione strumentale residente a Bologna che include anche due suoi ex-compagni di band, Floriano Bocchino e Marco Maracas.

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Tutto parte da esigenze prettamente artistiche ed umane, che l'artista sintetizza così: “Un desiderio, la volontà di rimettermi in gioco rimanendo in ambito musicale, e di portare avanti ciò che più mi piace fare nella mia vita cioè suonare”. Le registrazioni per l’album, che uscirà in versione cd e vinile a primavera inoltrata, inizieranno verso la fine di febbraio a Milano, presso le Officine Meccaniche di Mauro Pagani, sotto la supervisione di Antonio “Cooper” Cupertino. “Sarà un concept-album per il semplice fatto che non è né un EP né un album come siamo abituati a definire, bensì un discorso concettuale, in cui la struttura dei brani non prevede testi con strofe o ritornelli ma solo flussi di musica”, ha spiegato l'artista: “Vorremmo rivoluzionare tutto ciò che viene rappresentato dall’idea di canzone, ottenendo un risultato diverso rispetto a quello che solitamente in Italia ci si aspetta”. Saranno molte saranno le influenze artistiche presenti nel lavoro, che si baserà fondamentalmente su due correnti musicali, ci spiega Umberto al telefono: “Il progetto strizza l’occhio in maniera evidente e voluta a certi progetti dei primi anni ’70 legati al prog e alla psichedelia, oltre che alla scena post-rock di inizio anni ‘90 a Chicago, ad esempio ai primi Tortoise”.
E’ una scelta piuttosto coraggiosa e forse unica in Italia quella di un artista che raggiunge un discreto livello di riconoscibilità e di pubblico, e abbandona tutto per buttarsi in un esperimento di questo genere: “Compiere un percorso simile vuol dire un po’ darsi la zappa sui piedi anche da un punto di vista economico, in Italia uno non lo farebbe mai… Considerata la necessità di soldi che ha la nostra razza latina”. Poi, guardando con franchezza alla quasi totale assenza di spazio per questa scena alternativa, soprattutto nel nostro Paese, Umberto puntualizza: “Noi ce ne freghiamo perché l’ambiente legato alla musica indie, quindi al mercato di cui inevitabilmente anche noi finiremo per far parte, ci ha particolarmente stancato, siamo un progetto annoiato dalla discografia alternativa italiana, abituata a propinarci sempre gli stessi nomi”. Per questi motivi il progetto Pineda è nato un po’ in maniera ironica, una provocazione per sbeffeggiare i soliti  nomi tra cantautori e band che da anni hanno il loro (secondo lui spesso immeritato) spazio sui portali e sulle riviste specializzate italiane, senza che nessuno possa spodestarli. “Registreremo l’album in maniera molto parsimoniosa e attenta, quindi ci aspettiamo di fare un disco d’esordio molto bello, credo che non tutti si accorgeranno della grandezza di questo lavoro sia per un semplice e giustificatissimo gusto, non tutti possono amare certe sonorità, sia da un punto di vista oggettivamente pratico”.
Su un eventuale recupero della propria carriera solista, l'artista precisa: “Tornerò al 100%, ma io credo che questa sia una parentesi che durerà almeno intorno ai 3 anni; il discorso Moltheni però è definitivamente chiuso. Umberto Giardini probabilmente riprenderà in mano la chitarra e proseguirà quello che ha seminato negli anni con Moltheni ma per adesso non è pronosticabile una data”. Tutta le energie, adesso, sono riservate ai Pineda: “Questo non è la prosecuzione del progetto Moltheni, ma uno nuovo e completamente diverso, che abbandona tutti i canoni portati dalla discografia ormai decadente italiana”.

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