Chris Blackwell, fondatore della Island Records e autentica icona della discografia mondiale, è uno dei protagonisti intervistati per il nuovo libro "The story of Island Records" che documenta l'ascesa della label a partire dal momento della sua fondazione, avvenuto in Giamaica nel 1959 proprio ad opera dello stesso Blackwell. Un curioso aneddoto riguarda gli U2, da quasi trent'anni tra le maggiori fonti di incasso per l'etichetta. Blackwell ha fatto intendere che inizialmente la band gli sembrò un po' scarsa. Il 73enne discografico, tra i maggiori promotori del genere reggae quando ancora in Europa il filone era semisconosciuto, ha detto: "Vidi gli U2 mentre suonavano in un pub di Londra. La musica che facevano non mi piaceva, e inoltre mi sembravano un po' da quattro soldi". Poco dopo però il businessman londinese scese al loro fianco, sostenendoli con forza. Blackwell ha anche lamentato la perdita di identità delle etichette d'oggi. "Le label oggi non significano più le stesse cose che significavano quando io ero un fan", ha affermato. "Ad esempio la Blue Note Records era una garanzia di
qualità. Mettevano sotto contratto grandi musicisti e li registravano in maniera splendida. Anche l'Atlantic era un'etichetta che amavo, avevano il migliore R&B. E la King Records pure, avevano James Brown. Ogni label aveva la sua identità, adesso non è più così".