Dopo due album indipendenti e una particina nel film "Ed TV" di Ron Howard, il quartetto ha pubblicato il suo disco di debutto per una grande casa discografica, "Nasty little thoughts". Conosciutisi sui banchi di scuola, vengono dalla California, che negli ultimi tempi ha dato alle classifiche di tutto il mondo Offspring e Blink 182. Loro però sono più "soft", e non se ne vergognano. "Crediamo ancora al pop-rock, e anche il pubblico. Se dovessimo credere ai media, avremmo l’impressione che la gente voglia solo Limp Bizkit, hip-hop oppure boy-bands. Poi però Dave Matthews ha un seguito enorme, e in tv e sui giornali non lo si vede mai. Dipende dal fatto che molte band adottano il modo più rapido per arrivarti in faccia. La loro musica è spesso parte di una strategia per essere notati", dice John McDermott, chitarrista e cantante. Conferma Luke Esterkyn, cantante, chitarrista e autore dei testi. "Siamo stati anche noi un gruppo da garage, ma poi abbiamo preferito tentare di rappresentare tutti gli stili e gli stati d’animo della musica. Il pop-rock è ancora la musica più flessibile per questo scopo. Poi però i giornali sono molto influenzati dal primo approccio, magari anche visivo. Qualcuno ha scritto che siamo un po’ troppo carini per essere una rockband".
Siete carini?...
"Beh, ok, su questo si può discutere. Ma a parte questo, c’è il fatto che sempre di più i critici si basano su quello che vedono per catalogare un gruppo. A noi piace sinceramente il rock degli anni ‘70 e ‘80, quello con elementi pop. Dai Led Zeppelin ai Police agli Smiths, dai Cult agli INXS. Tra i gruppi attuali, ci piacciono molto i Radiohead - del resto, qualcuno li considera i nuovi Pink Floyd, quindi si ritorna agli anni ’70...".
Parlando di anni ‘80, parte del vostro disco è prodotto da Jerry Harrison dei Talking Heads. Ma non tutti i brani. Come mai? Eric Stock, batterista, sorride:
"E’ piuttosto semplice: aveva solo un mese libero..."
Cosa vi ha suggerito?
"Sia lui che la casa discografica ci hanno lasciato fare. Non hanno tentato di cambiare il nostro sound. Si sono fidati di noi. Abbiamo fatto il tipo di disco che volevamo fare. Perché hanno visto che credevamo in questo tipo di musica, dimostravamo di credere nelle nostre possibilità e nella musica che facevamo. Quando hanno tentato di farci fare cose diverse abbiamo detto ‘Ok, proviamo’. Ma si capiva subito che non era quello che sapevamo fare meglio".
Siete carini?...
"Beh, ok, su questo si può discutere. Ma a parte questo, c’è il fatto che sempre di più i critici si basano su quello che vedono per catalogare un gruppo. A noi piace sinceramente il rock degli anni ‘70 e ‘80, quello con elementi pop. Dai Led Zeppelin ai Police agli Smiths, dai Cult agli INXS. Tra i gruppi attuali, ci piacciono molto i Radiohead - del resto, qualcuno li considera i nuovi Pink Floyd, quindi si ritorna agli anni ’70...".
Parlando di anni ‘80, parte del vostro disco è prodotto da Jerry Harrison dei Talking Heads. Ma non tutti i brani. Come mai? Eric Stock, batterista, sorride:
"E’ piuttosto semplice: aveva solo un mese libero..."
Cosa vi ha suggerito?
"Sia lui che la casa discografica ci hanno lasciato fare. Non hanno tentato di cambiare il nostro sound. Si sono fidati di noi. Abbiamo fatto il tipo di disco che volevamo fare. Perché hanno visto che credevamo in questo tipo di musica, dimostravamo di credere nelle nostre possibilità e nella musica che facevamo. Quando hanno tentato di farci fare cose diverse abbiamo detto ‘Ok, proviamo’. Ma si capiva subito che non era quello che sapevamo fare meglio".