Su La Stampa Alessandro Rosa dedica la rubrica dei dischi alla disamina di due album rock molto importanti usciti più o meno in contemporanea, “Ecstasy” di Lou Reed e “Silver and gold” di Neil Young: «E’ curioso come il cambio di millennio veda due «padri del rock» moderno vivere un momento creativo simile, compiere un identico percorso di revisione e ritorno sugli altari. Certo li accomuna la parola rock, ma nella sua accezione più ampia, perché ben distanti sono le ottiche e le sensibilità da cui guardano il mondo: Lou Reed dalla più aspra ed elettrica realtà urbana e Neil Young immerso negli immensi verdi spazi delle praterie. (...) Ma soprattutto ci sono due dischi che ci restituiscono i migliori Reed e Young. Il nome dell’album «Ecstasy» a prima vista allarma. Inutilmente. La parola è solo espressione della tipica, cinica ironia di Lou Reed per dipingere ancora quella vita urbana dove gli uomini si illudono e si dibattono tra pazzia e speranza, ideali e tradimenti. Son però finite le stagioni in cui Lou Reed, 58 anni, si permetteva ciò che gli passava per la testa, composizioni dall’eccessivo cattivo gusto o terrorismo sonoro. E’ in cerca di rispettabilità il misantropo. A colpi secchi di chitarra svela progressivamente i suoi lati affascinanti: lo staccato ossessivo di «Mistic child», le aristocratiche escursioni latine nel brano che dà il titolo all’album, la sottigliezza melodica di «Modern dance» o «Tatters», sicuramente il sudicio boogie newyorkese dell’incalzante «Future farmers of America», l’innamorata «Baton Rouge». (...)Con «Silver & gold» rivive quella poesia del country rock di Neil Young che brillò negli Anni 70, quel clima dolce e caldo dei suoni acustici di chitarra, dell’armonica, degli echi della steel guitar. Esulteranno gli younghiani per questo ritorno del loro eroe alle vecchie magie. Tutto già visto e sentito? Forse, ma è la carica con cui questo canadese di 55 anni ci coinvolge emotivamente, rivelandoci i suoi intimi percorsi, le sue segrete ispirazioni. Sogni e segni di grande chiarezza e serenità, dalla prima all’ultima traccia».
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