Andrea Mirò, un'ex-ragazzina sul palco

Andrea Mirò, un'ex-ragazzina sul palco
“Non ho più diciott'anni, e stavolta non ero sicura che presentarmi come ‘Giovane’ a Sanremo fosse una buona idea. L'ho già fatto tredici anni fa; allora era un'altra cosa, nelle ‘Nuove proposte’ mi sentivo più a mio agio”. Così Andrea Mirò, vero nome Roberta (“Mi hanno soprannominata Andrea perché da piccola ero un maschiaccio: trovavo i bambini molto più interessanti delle bambine”), chitarrista e corista (e ormai notoriamente compagna) di Enrico Ruggeri. Alle spalle un debutto discografico “da dimenticare” (oltre che collaborazioni con Mango, Eugenio Finardi, Roberto Vecchioni), Andrea Mirò ha appena pubblicato (su etichetta Columbia/Sony) "Il centro dei pensieri": dodici brani in tutto, tra cui la sanremese "Canzone del perdono".
“Ho fatto tanta promozione da cominciare a essere un po' stanca”, spiega lei: “Specie dopo la prima serata del Festival di Sanremo, in cui mi sono classificata prima secondo la giuria popolare, mi ha intervistato un sacco di gente. Non che mi dispiaccia, anzi: la promozione fa parte del mio lavoro. Ora però non vedo l'ora di cominciare a suonare dal vivo; comincerò il 5, 6 e 7 maggio da club di Milano, Firenze e Roma. Poi girerò per locali fino all'estate, poi si vedrà”.
"Il centro dei pensieri", per dovere di cronaca, è un album caldo oltre che ben confezionato: la Mirò (diplomata al Conservatorio, suona bene piano e chitarra) è autrice di tutte le musiche, mentre le parole sono opera di Ruggeri. “A volte mi stupisce quello che Enrico riesce a tirar fuori da una melodia”, confessa. “Gli vengono mente immagini a cui io non avrei mai pensato, proviamo e ci accorgiamo di aver creato una canzone. Un'esperienza esaltante, che forse avrei potuto tentare anche un paio d'anni fa. Ma in fondo è andata bene così: il Festival, poi l'album, ora il tour. In prospettiva del quale, lo confesso, sono un po' agitata; in fondo sarebbe stato più facile continuare a esibirmi a fianco di Enrico, i fans mi conoscevano, e dal vivo con lui avevo già suonato un paio dei miei pezzi. Ma ho voluto ‘emanciparmi’, e prendere la mia strada in autonomia, certa del fatto che su di lui, e sugli altri componenti della sua band, potrò sempre contare.”
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