Lui non si definisce un cantautore, ma un "Dj con la chitarra". Eppure Emil, nonostante metta sempre alle sue canzoni un vestito pop e un po' scanzonato, lo fa solo per depistare. Infatti i contenuti sociali, spesso polemici, nella sua musica ci sono eccome. Emil, che ha 30 anni e vive a Cantù, ha appena pubblicato il disco d'esordio, che si chiama "Piccolo pagliaccio italiano" ed è un tentativo di dipingere i vizi e i difetti dell'Italia attuale. "Il pagliaccio sono io, ma non solo. Il pagliaccio è dentro ognuno di noi, è una tipologia sociale molto diffusa oggi - racconta l'artista - proprio come i personaggi dei film di Alberto Sordi negli anni '60. Siamo un popolo che sa fingere, che sa mentire e si prende poco sul serio. E a volte questo può essere perfino un pregio".
L'ironia, spesso leggera ma quasi mai disimpegnata, è un la chiave per capire le sue canzoni: "Il pezzo che apre il disco è un po' il mio manifesto: la melodia è pop, molto allegra. Ma il testo è triste, è una critica all'ipocrisia che oggi ha contagiato tutte le nostre relazioni sociali. Spesso mi piace giocare con i luoghi comuni, trasformarli in canzoni. Perché la musica va presa alla leggera, mentre in Italia spesso viene vissuta in modo campanilistico, come allo stadio. Il pop invece dev'essere frivolo, scherzoso. Solo così si può sfuggire alla banalità".
"Piccolo pagliaccio italiano" contiene appunto canzoni molto diverse tra loro: alcune allegre come "Cantante da spiaggia" e "Funziona che", dove Emil si diverte persino a suonare un iPhone - grazie all'applicazione Ocarina - e un compressore della bicicletta, che assicura lui "Me l'ha prestato mio nonno". Ma non mancano pezzi più riflessivi e malinconici come "Giuliano", storia di un uomo solo e disperso in una grande metropoli, che ha come unica compagnia un cane che non gli piace nemmeno così tanto.
Ma il pezzo che ha fatto più parlare di sé finora è sicuramente "Milano no", inno ironico e polemico scritto raccogliendo le lamentele dei cittadini dal blog "LamentaMI". "Il pezzo è nato da un progetto più ampio di due artisti finlandesi che si chiama Complaints Choir e che ha coinvolto metropoli di tutto il mondo - spiega Emil - io insieme agli abitanti ho messo insieme questo Coro delle Lamentele e abbiamo registrato il brano, insieme ad un cortometraggio per le strade della città. Milano era perfetta per la causa, visto che è un luogo dove si concentrano molte frustrazioni moderne. È il simbolo delle metropoli di oggi, dove tutti vanno di fretta ma ormai hanno perso la direzione, dove non si costruiscono più parchi e i terrazzi diventano sempre più piccoli. Il verso `A Milano una volta c'era il mare´ l'ho preso da Cochi & Renato, i miei idoli. Sono stati e sono tuttora i maestri del surrealismo e sapevano cogliere come pochi lo spirito di questa città".
Ma quali sono le ispirazioni per la sua musica? "Ascolto di tutto. Sono cresciuto con i cantautori classici come Battisti e De Gregori, ma anche Vasco Rossi. Sapevano raccontare grandi storie. Oggi invece trovo che quelli più bravi a raccontarci siano i rapper: mi piacciono molto Fabri Fibra e Marracash. Hanno un linguaggio diretto, scrivono dei testi interessanti. Dopotutto la bella musica è fatta di cose semplici, come i luoghi comuni".
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