Strano, anzi bizzarro il destino dei Vaselines, gruppo scozzese formatosi nel 1986 e scioltosi nel 1990 poco dopo la pubblicazione dell'album di debutto, "Dum-dum" del 1989. Due loro brani, "Molly's lips" e "Jesus doesn't want me for a sunbeam", piacquero molto ai Nirvana che ne realizzarono delle cover. E la prima reunion della formazione indie-pop fu pochi mesi dopo la separazione, quando si ripresentò ma solo per fare da supporter ai Nirvana alla data di Edimburgo di Cobain e soci. Nel 2008 un'altra reunion, per una manciata di date. Lo scorso anno un'altra, con concerti in Gran Bretagna e negli USA. Ora la band torna sul mercato a ben 21 anni di distanza dalla prima prova. Il gruppo (adesso composto da Eugene Kelly, Frances McKee -i due fondatori-, Stevie Jackson, Bobby Kildea e Michael McGaughrin) pubblica il successore di quell'ormai lontano "Dum-dum" il prossimo 14 settembre, quando sarà commercializzato "Sex with an X". Rockol ha scambiato quattro chiacchiere con i fondatori.
-Voi e i Nirvana: è una domanda che vi viene ancora posta spesso?
-"Sì, e non la vogliamo mai eludere. I Nirvana sono stati una grande band e hanno mandato la nostra musica in giro per il mondo. E' fantastico che abbiano registrato le nostre canzoni, e ciò ovviamente per i Vaselines non può che essere stata una buona cosa. Ci hanno fatti conoscere come noi mai saremmo stati capaci di farlo".
-Come mai il nuovo album ha un certo suono Sixties? Vi siete trovati a un tavolo e poi avete deciso che la direzione sarebbe stata quella, o il tutto si è evoluto in maniera naturale?
-"In realtà non è stata assolutamente una cosa programmata. Abbiamo utilizzato uno studio analogico e abbiamo registrato su un nastro da due pollici, come facevano tutti i gruppi fino all'avvento della tecnologia digitale. Amiamo il garage dei Sixties, quindi certe cose saranno scivolate nel disco. I pezzi sono semplici, suoniamo delle chitarre semiacustiche attraverso degli amplificatori a valvole quindi...naturale che sembriamo un po' retrò, indipendentemente da quello che avevamo immaginato inizialmente".
-Cosa vi aspettate da questo disco? Cosa succede se:
1) vende a camionate
2) vende poco o niente?
-"Abbiamo imparato a non tentare di fare previsioni per quanto riguarda la nostra musica una volta che il disco è uscito. Ma diciamo che, se dovesse vendere bene, ne saremmo molto felici perché ciò ci darebbe l'opportunità di fare più concerti e di girare per il mondo. Se vende poco sarebbe un gran peccato, più che altro per tutta la gente che ci ha aiutato a confezionare il lavoro".
-Il disco lo supporterete con un ampio tour?
-"Nel corso del prossimo anno speriamo di poter suonare in tutti i posti che ci offriranno. Ci vorrà parecchio tempo per andare a suonare in tutti i Paesi, ma vogliamo suonare il più possibile".
-Verrete anche in Italia?
-"Speriamo di venire anche in Italia a un certo punto del 2011".