Credits: Simon Emmett
Noel Gallagher ha ammesso che “Be here now”, ultimo album degli Oasis (se non si conta la compilation “The Masterplan”), non è riuscito benissimo. Il fatto è, dice adesso Noel, che «mentre lo registravamo eravamo troppo rilassati e pigri per concentrarci seriamente. D’altra parte, quando ti danno un assegno in bianco e una quantità illimitata di ore di registrazione, è un po’ difficile prendersela calda. Se poi dietro l’angolo dello studio ci sono un pub e una rosticceria, rischi anche di ingrassare». A paragone con gli altri due album del gruppo, continua Noel, «non è altrettanto ispirato, non ci siamo sforzati abbastanza»
E nemmeno l’uso di droghe è stato vantaggioso. Gallagher, che giura di aver smesso di assumere qualsiasi tipo di sostanza stupefacente ormai da nove mesi, sostiene che questa rinuncia lo ha aiutato a ritrovare l’ispirazione per comporre. «Alan McGee, il boss della nostra etichetta Creation, ha detto a un suo collega della Sony che abbiamo ritrovato lo spirito giusto. E io so dove l’avevamo perduto: in casa dello spacciatore all’angolo».
In vena di conversazione, Noel ha anche commentato il comportamento di certi gruppi che, in concerto, rifiutano di eseguire i propri successi più popolari, sostenendo che in questo modo «tradiscono le aspettative dei fans. Gli Who continuano a suonare “I can’t explain”, e noi continueremo a suonare “Wonderwall”. I giornalisti ci chiedono se non siamo stufi di farla: come potresti essere stufo, quando hai davanti quindicimila persone che gridano “Wonderwall! Wonderwall! Wonderwall!”? Solo a sentirle ti viene duro…»
E nemmeno l’uso di droghe è stato vantaggioso. Gallagher, che giura di aver smesso di assumere qualsiasi tipo di sostanza stupefacente ormai da nove mesi, sostiene che questa rinuncia lo ha aiutato a ritrovare l’ispirazione per comporre. «Alan McGee, il boss della nostra etichetta Creation, ha detto a un suo collega della Sony che abbiamo ritrovato lo spirito giusto. E io so dove l’avevamo perduto: in casa dello spacciatore all’angolo».
In vena di conversazione, Noel ha anche commentato il comportamento di certi gruppi che, in concerto, rifiutano di eseguire i propri successi più popolari, sostenendo che in questo modo «tradiscono le aspettative dei fans. Gli Who continuano a suonare “I can’t explain”, e noi continueremo a suonare “Wonderwall”. I giornalisti ci chiedono se non siamo stufi di farla: come potresti essere stufo, quando hai davanti quindicimila persone che gridano “Wonderwall! Wonderwall! Wonderwall!”? Solo a sentirle ti viene duro…»
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