NEWS   |   Italia / 27/06/2010

Morgan a Rockol: 'Torno alla musica. Ecco come...' (2)

Morgan a Rockol: 'Torno alla musica. Ecco come...' (2)

Ecco la seconda parte dell'intervista di Luca Bernini a Morgan: buona lettura!

(vai alla prima parte)

Temo di aver capito. Sei tornato a fare il musicista…
"Beh, sicuramente per un po’ sono stato lontano da questo mondo, che mi inebria e mi fa divertire molto, per non dire che è un terreno nel quale credo di aver sviluppato delle buone competenze. Il fatto di congegnare le canzoni, di inserirle in contesti meccanici, affinché siano legate da rapporti di relazione e di giustificazione, lo vivo come un gioco. Ci sono mille modi per arrivare a questo risultato, ma il mio mi permette di scoprire sempre territori nuovi, di divertirmi, e quindi di divertire il pubblico. Perché questo divertire, in realtà, viene dal latino “divertere” e vuol dire andare in un’altra direzione. Il divertimento, l’essere diverso, sono parole che hanno una radice nobile, destabilizzante, che si lega al fare qualcosa di differente da ciò che è canonico, percorrendo un’altra strada. Questo è quello che ti sorprende, che ti inebria, che ti fa anche pensare di vivere in modo avventuroso quello che hai scelto di fare e che rischieresti invece di fare in modo abitudinario e noioso e ripetitivo. Facendo così io mi rinnovo, perché mi piace quello che faccio, e ringrazio - non so chi perché sono ateo, però ringrazio qualcuno, o qualcosa o semplicemente il destino, o mia mamma – perché sono un essere umano consapevole e conscio che fa quello che gli piace".
Dopotutto, è pur sempre un privilegio importante, anche nei momenti difficili…
"Beh, appare evidente che non tutti lo fanno, alcuni perché non possono, altri perché non vogliono. Non viviamo circondati da gente che è felice per quello che fa e mi dispiace. I nostri politici ad esempio dovrebbero fare altro, si vede che non sono felici".
A proposito di politici, mi chiedevo se avessi seguito questa falsa polemica sull’inno d’Italia e mi sono chiesto quale sarebbe l’inno dell’Italia di Morgan…
"Per me l’Inno d’Italia è “l’uomo a metà” di Enzo Jannacci. Deve per forza essere quello, se non altro a livello di inno moderno, ascolta (la suona al piano mentre siamo al telefono). Cosa c’è di più bello di questo? E’ incredibile, e poi il testo è veramente importante. Se gli italiani avessero il coraggio – come fecero i nostri padri del Risorgimento – di scegliere un inno di un musicista di oggi, sarebbero uomini veri, vivi. Invece del “Va’ pensiero” o di “Fratelli d’Italia”, scegliete una canzone di un musicista di oggi, di un grande del nostro tempo! Siamo incapaci di intendere e di volere, questa è la realtà. Il dibattito non è tra l’inno di Mameli e il “Va’ pensiero”, il dibattito è se l’Italia è viva o morta".
Tornando a parlare della tua musica, il 9 luglio debutterai al Festival “Sconfinando” di Sarzana con uno spettacolo musicale intitolato “Con Certo”, che ti vede sul palco in compagnia di una grande orchestra. Cosa è successo?
"E’ successo che ho trovato un manager che si chiama Franz Cattini che è riuscito ad realizzare qualcosa che sognavo da tutta una vita, ossia far eseguire dal vivo le mie canzoni con gli arrangiamenti che avevo composto per le loro versioni di studio.  Chi conosce i miei album sa benissimo che hanno un substrato orchestrale importante che, per motivi di budget, dal vivo ho sempre dovuto rimpiazzare con arrangiamenti che ne simulassero il ruolo. Questa volta avrò invece a disposizione un’orchestra sinfonica intera, grazie alla quale potremo finalmente ascoltare per la prima volta le canzoni di Morgan".  
So che lo spettacolo si aprirà con un omaggio a Ravel…
"Sì, con il “Concerto in Sol Maggiore” di Ravel, che è per me una delle cose più belle scritte in tutta la storia della musica, uno dei momenti in cui si palesa la Grazia, e il ruolo quasi divino del musicista come tramite. E’ il primo brano della scaletta perché tutta la musica di oggi per me è partorita e generata da quella, si sprigiona da quel momento di santità musicale, e dico “santo” perché è moderno e antico nello stesso tempo. Parliamo di una composizione scritta in due tonalità diverse, e che quindi chiede all’interprete una compartimentazione della mente e dell’emozione: chi la suona deve dividersi in due, perché da una mano deve tirare fuori una tonalità e un ritmo e dall’altra un'altra tonalità e un altro ritmo. Quindi le due mani sono completamente non comunicanti, sovrappongono una situazione binaria che procede parallela e trova sempre un accordo. E’ come se fossero un uomo e una donna che viaggiano affiancati nella loro diversità e a tratti si incontrano sprigionando accordi. E’ un concetto quasi biblico, a pensarci".
E oltre a Ravel, cosa troveremo in “Con Certo”?
"Troveremo Vivaldi, sicuramente. E poi la musica di Morgan, quella delle “Canzoni dell’appartamento” e “Da A ad A” e che è sempre stata scritta per orchestre sinfoniche. Per il primo disco l’avevamo registrate in trasferta a Foggia, con l’orchestra del Teatro Umberto Giordano, mentre per “Da A ad A” avevo scritto tantissime cose, per la title-track, oltre a inserire l’orchestra in brani come “Amore assurdo”, Liebestod” e “Contro me stesso”, con partiture basate sul dialogo timbrico che è una cosa che ho imparato da Ravel. Come vedi il cerchio si chiude. Poi ci sarà spazio anche per un omaggio al De André di “Non al denaro…” e ai cantautori celebrati con “Italian Songbook vol.1” e anche a quelli che sono presenti sul secondo volume…"
..che però non mi risulta sia ancora uscito. E’ un progetto ancora in sospeso?
"No, ormai è pronto. Ne avevo ritardato la pubblicazione anzitutto per non farlo uguale al primo in termini di suono , e poi per inserirci anche “La sera”, il brano che avrei dovuto presentare a Sanremo e che ha richiesto veramente molto lavoro, proprio sul fronte dell’arrangiamento orchestrale. Ma poi saltata l’ipotesi sanremese il progetto si è arenato in seguito a quanto successo. Se ci ripenso… abbiamo provato “La sera” a Sanremo per ben tre volte, e gli orchestrali del Festival, gli stessi che hanno poi tirato gli spartiti per protesta in diretta tv, dopo averla eseguita si  sono alzati in piedi e hanno gridato “bravò”, proprio così, alla francese…" 
Ti senti vicino agli artisti celebrati in “Italian songbook vol.1” e nel suo seguito?
"E’ inevitabile. Tutti quelli che scrivono qualcosa con l’anima, con il sentimento, con il cuore… e con la mente, perché “sentono” la mente, e hanno la fragilità di esporsi nella loro verità umana, con tutti questi sono d’accordo. Non ci sono differenze stilistiche importanti quando si tocca la verità universale nel senso artistico del termine. C’è un solo modo per dire la bellezza, ed è per l’appunto nella parola. La bellezza è la bellezza, una cosa o è bella o non lo è, e quando uno fa una cosa bella mi piace, lo sento vicino, come se fosse mio padre e io vorrei essere suo figlio. Quando eseguo le canzoni di altri non lo faccio con presunzione. Il mio è un atto di umiltà e anche di divulgazione, perché nella posizione in cui sono riesco a far ascoltare della musica che altrimenti rimarrebbe poco conosciuta".
Ti riferisci al lavoro fatto durante “X Factor”?
"Dico che secondo me ho insegnato musica, non soltanto ad “X Factor”, ma anche all’Italia che guardava, ricevendo come ringraziamento un calcio in culo. Ma del resto la RAI, che una volta faceva servizio pubblico, ora è in una situazione di difficoltà, un po’ dettate dalla situazione politica, un po’ dalle conseguenze che da quella situazione discendono. Eppure ci sarebbe ancora bisogno di quel servizio pubblico: se ripenso alle trasmissioni con Alberto Lupo, al contributo dato alla RAI da personaggi come Giorgio Manganelli, un uomo che aveva inventato insieme a Guido Ceronetti, Umberto Eco, Alberto Arbasino, Italo Calvino, un format radio seguitissimo come “Le interviste impossibili”. Format peraltro di proprietà RAI e per il cui utilizzo la RAI non doveva pagare nessuno. Praticamente il contrario di quello che accade oggi"
Ti stai mettendo a disposizione della RAI, nonostante tutto?
"Io credo di essere stato fortunato. Mi hanno offerto un ruolo, ad “X Factor”, e io ho cercato di nobilitarlo. Credo che il pubblico lo abbia capito molto più dei vertici. Certo, finché mi cacciano con loro non posso parlare, ma visto che ho comunque un contratto di lavoro io rimango disponibile. Non è detto che debba tornare per forza a “X Factor”, ma credo di aver dimostrato quello che valgo quando lavoro con la musica".
A proposito di progetti in sospeso… non dovevate registrare un nuovo album con i Bluvertigo?
"Sì, e mi auguro che succederà. Pensavo che avrei potuto gestire l’alternanza tra i miei progetti solisti e quelli della band, ma in realtà non ne sono stato capace. Intanto è stato bellissimo tornare insieme per alcuni live, abbiamo dimostrato che la band è in grado di rimettersi sulla scena e di dare la m***a a quelle band di cazzoncelli che sanno fare solo tre accordi, perché noi veniamo dalla scuola di Roberti Fripp e Adrian Belew, i Talking Heads, riferimenti che oggi non senti neanche più nominare. Il nuovo album dei Bluvertigo è un progetto fantastico, musicalmente fresco come tutti i nostri dischi, con una follia bipolare, che è poi la solita idea schizofrenica del rock che nega se stesso ed è estremamente interessante, perché i Bluvertigo hanno veramente una capacità di andare da un estrema dolcezza a delle acidità pazzesche.. ho pensato a questi pezzi che sono adattissimi, poi bisogna vedere se nella pratica…"
…qual è l’ostacolo, questa volta?
"Il gruppo è come un matrimonio, e a volte capita di pensare di amare delle persone con cui però litighi quando le hai davanti. I matrimoni nella nostra società si rompono tanto, più del dovuto, e forse anche i gruppi respirano quest’atmosfera di separatismo. In questo momento io sono distante da loro e loro da me. Di conseguenza la band è lontana da se stessa"
E “Utopia”? Il tuo prossimo disco quando uscirà?
"Uscirà quando vuole lui, non quando voglio io. I dischi si fanno quando si hanno delle cose da dire, non si fanno per contratto o per rispettare delle scadenze. E quindi l’album nuovo uscirà quando se la sente, ossia quando il mondo sarà preparato per accoglierlo. In Italia adesso la mia realtà è una m***a, per cui a cosa servirebbe un nuovo disco? Sarebbe come regalare delle perle ai porci, e una volta tanto forse è meglio se me le risparmio".

 

(Luca Bernini)

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