NEWS   |   Pop/Rock / 15/06/2010

Skye e i Morcheeba: 'Stando lontani abbiamo imparato a comunicare'

Skye e i Morcheeba: 'Stando lontani abbiamo imparato a comunicare'

La voce di Skye Edwards è un’onda dolce, morbida, ipnotica, suadente. Al telefono come nel nuovo disco dei Morcheeba, “Blood like lemonade”, che segna dopo sette lunghi anni il suo ritorno al fianco dei titolari del marchio, i fratelli Ross e Paul Godfrey. “Furono loro a decidere che me ne dovevo andare”, ricorda a Rockol la trentaseienne vocalist di East London. “I nodi arrivarono al pettine mentre registravamo ‘Charango’, il nostro quarto album. Paul mi disse che volevano prendersi una lunga pausa  e io mi chiesi: ok, e io che faccio nel frattempo? Mi dedicherò a qualche progetto collaterale…. Completammo l’album e facemmo uscire un best of ma in quel momento, bisogna ammetterlo, le cose tra di noi non andavano più tanto bene. La comunicazione, in un certo senso, si era interrotta. Era il 2003, facemmo un ultimo concerto a Londra,  me ne andai in vacanza e a un certo punto ricevetti una telefonata dal manager che mi diceva che ero fuori dal gruppo. A dire il vero, la mia prima reazione fu di grande sollievo. Non mi sentivo più a mio agio nella band e alla fine quella era la cosa migliore che mi potesse accadere.  Forse non ero abbastanza coraggiosa per prendere da sola l’iniziativa”. E poi? “Poi mi sentii improvvisamente libera e rilassata. Andai a Los Angeles, conobbi Pat Leonard e Daniel Lanois e con loro  feci il mio primo disco solista, ‘Mind how you go’. Lo scorso ottobre è uscito il secondo, ‘Keeping secrets’, e questo è uno dei motivi per cui all’inizio avevo rifiutato la proposta di tornare nei Morcheeba. Un giorno, a Londra, avevo incontrato casualmente Ross, che oggi vive in California. Ci siamo dati appuntamento a cena, ci siamo sbronzati e abbiamo trascorso una bellissima serata. Siamo ripartiti da lì, e i risultati sono quelli che si ascoltano nel nuovo album, un disco di cui sono molto fiera. Sono molto felice di far nuovamente parte dei Morcheeba”. Aveva prestato orecchio, Skye, a quel che avevano fatto durante la sua lunga assenza? “Mica tanto, sarebbe stato come spiare il tuo ex partner con la sua nuova compagna… Ho cercato di essere discreta, anche se avendo lo stesso management prima o poi era inevitabile incrociarsi”. 

Acqua passata, comunque: il presente è “Blood like lemonade”, un disco nato di rimbalzo – grazie ai computer, a GarageBand e alla posta elettronica – tra i rispettivi home studios dei tre Morcheeba che oggi vivono distanti uno dall’altro (Skye nel Surrey, Paul nel Sud della Francia, Ross a Hollywood). “Abbiamo lavorato proprio così, ognuno nella comodità del suo ambiente domestico, senza pressioni e senza fretta, mandando i brani avanti e indietro per e-mail. Ross è venuto un giorno da me ad installarmi l’attrezzatura e a insegnarmi come usarla. Lui mi faceva avere le basi ritmiche su cui sviluppare delle melodie, io le mandavo a Paul e lui mi spediva i testi da cantare. Sulle melodie ho dato un apporto fondamentale: sono la prima cosa che cattura l’attenzione , soprattutto se  chi ti ascolta non parla o non capisce bene la lingua inglese. L’album ha preso forma velocemente, tra gli ultimi mesi dell’anno scorso e i primi di quest’anno.  Qualcuno potrebbe obiettare che è un po’ strano, fare un disco senza mai ritrovarsi tutti e tre contemporaneamente nello stesso posto. Eppure  è stato un processo assolutamente naturale,

non abbiamo mai comunicato bene come oggi che viviamo così distanti uno dall’altro! Sicuramente le esperienze che abbiamo fatto nel frattempo ci hanno aiutato. Paul ha una carriera parallela, così come Ross che in California si è specializzato nella composizione di musiche da film.  E io sono molto cambiata, con i miei due dischi solisti ho imparato a scrivere canzoni e ho acquisito molta più fiducia nei miei mezzi vocali. Sapere che Daniel Lanois, un tipo che ha lavorato con Bob Dylan, voleva collaborare con me è stata una bella iniezione di autostima. Prima ero incredibilmente timida, se le cose prendevano una piega che non mi piaceva tenevo la bocca chiusa e andavo avanti. E’ stato Leonard a insegnarmi a far sentire la mia voce, a esprimere le mie opinioni: tra di noi c’è stato un confronto aperto e tutto è filato liscio.  Così, durante la lavorazione di ‘Blood like lemonade’, ho fatto rispettare il mio punto di vista. Quando sono tornata nei Morcheeba ho percepito che  Ross e Paul si fidavano di me, mi hanno dato carta bianca sugli arrangiamenti vocali. E’ quasi incredibile che le cose tra di noi funzionino…Siamo tre tipi un po’ maldestri, eppure ci amalgamiamo bene ”. Ed ecco “Blood like lemonade”, un disco dal suono classico che Paul Godfrey ha definito il seguito naturale del best seller “Big calm”: “Capisco cosa vuol dire, ma se non avessimo cambiato strada dopo quel disco ci avrebbero accusato di ripeterci. E’ stato importante intraprendere il viaggio che ci ha portato verso cose diverse come ‘Fragments of freedom’ e ‘Charango’. Ora è arrivato il momento giusto per tornare a quelle sonorità, è un buon punto da cui ricominciare”.

Sarà l’influenza hollywoodiana di Ross, ma in pezzi come la title track, “Crimson” o “Recipe for disaster” si respira un’atmosfera noir, quasi da thriller… “E’ vero,  ma se rammenti i vecchi Morcheeba ti rendi conto che  nella nostra musica c’è sempre stato un elemento dark.  Penso per esempio ad ‘Almost done’, dal primo album ‘Who can you trust?’, con quella frase che dice ‘mi piacerebbe tagliarti la gola/non canti mai una nota….Scrivendo i testi per ‘Keeping secrets’ io stessa avevo affrontato temi più tenebrosi del solito. Così, quando ho letto le storie e i personaggi che Paul stava tratteggiando per le nuove canzoni dei Morcheeba, mi sono entusiasmata. Su ‘Crimson’, il primo brano, abbiamo lavorato insieme: lui l’ha scritta assumendo il punto di vista del personaggio, un procedimento che non aveva mai usato prima. E’ stata molto divertente entrare in quei panni, non vedo l’ora di proporla anche dal vivo” (l’unica data italiana del tour, finora, è il 12 luglio prossimo all’Arena del Mare sul Porto Antico di Genova per la rassegna Just like a woman 2010). 

Sul versante opposto spicca la nitidezza di  “I am the spring”, un pezzo per sola voce e chitarra acustica. “Abbiamo pensato che sarebbe stato carino avere una canzone come ‘Over and over’ di ‘Big calm’ ”, spiega Skye. “Ross è arrivato con la sua parte strumentale, e dal momento che il fraseggio era già molto melodico non è stato facile per me creare una linea vocale. Mi sono sforzata di essere molto semplice, e proprio nella semplicità sta la forza del pezzo. Abbiamo resistito alla tentazione di aggiungerci delle parti di batteria o dei backing vocals. Mi piace molto, anche se i miei pezzi preferiti dell’album sono ‘Crimson’ e ‘Easier said than done’: soprattutto per il testo e per lo spazio che Paul ha lasciato nella musica in sede di produzione. Quando la sento in macchina schiaccio sempre il pulsante repeat e me la riascolto da capo”. A proposito di semplicità: lo stile vocale di Skye resta quanto di più distante dagli sfoggi di virtuosismo delle cantanti di scuola talent show. “Infatti”, ridacchia la vocalist. “Se partecipassi a un concorso come American Idol non potrei mai vincere. Anzi, non passerei neanche il colloquio di selezione, dal momento che quel che si richiede ai concorrenti è di cantare a ugola spiegata. Il più forte e il più acuto possibile. Forse sono solo pigra ma a me piace cantare senza sforzo come facevano i miei cantanti preferiti: Shirley Bassey, Frank Sinatra e John Martyn. Shirley ha una voce dura e potente ma non ne abusa. Di Martyn, l’anno scorso, ho inciso una cover di ‘Solid air’ per un album tributo di cui si stanno definendo gli accordi di pubblicazione a livello mondiale. Ci sono anche Beck, Paolo Nutini, Devendra Banhart e molti altri, è stato un onore parteciparvi”. E’ un altro segno che proseguirà su un doppio binario, la carriera di Skye? “Sicuramente sì.  ’Keeping secrets’ l’ho registrato e finanziato da sola, senza l’aiuto di una casa discografica, ed è un’esperienza che mi ha molto soddisfatta. Mi piacerebbe poter lavorare di nuovo con Ivor Guest, il produttore, o con Gary Clark, il coautore di ‘Love show’. Sto continuando a scrivere canzoni. Me l’ha suggerito un amico: se will.iam  fa dischi contemporaneamente da solo e con i Black Eyed Peas, perché io non posso fare altrettanto?”.

 

 

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