Platinette in versione natalizia è un luccicare di paillette rosse,
una vera Babbiona Natale per dirla come lei. Non troppo comodamente
allungata su tre sedie affiancate, stile triclinio romano, la bionda più
acida della tv (e della radio) italiana ci ha parlato del suo album di
debutto, “Da viva- vol.1”, nei negozi dallo scorso 3 dicembre (vedi
News), in un lungo scambio di battute senza censure, di cui Rockol vi dà
fedele resoconto, per Dior (citando la nostra), in stile soap, ovvero a
puntate.
Partiamo con un complimento: questo “Da viva” non è affatto un ‘novelty record’ come ci si poteva aspettare.
Traducendo? Scusa sai, ma sono ignorante come una talpa svizzera.
Voglio dire che è un disco suonato davvero, non un’operazione fine a se stessa per sfruttare il successo del tuo personaggio.
Ah, be’, allora non è un novelty record e ne sono felice.
Partiamo dalla forma, prima di affrontare la sostanza: chi è l’uomo nudo fotografato nel booklet del Cd?
E’ un modello brasiliano. Il fatto è che ho pensato che sulla copertina del disco di una babbiona come me, genere residuato bellico dei film di Andy Warhol, ci volesse un richiamo forte di natura erotica. Perché tutte le anziane, francamente immagino, al di là della propria menopausa pensano a quella roba lì. Per cui mi sono fatta portare dei cataloghi con foto di modelli e ho cercato quello che meglio corrispondesse al mio ideale di uomo, e cioè dolce ma col pelo.
Però sembra che tu lo voglia rasare…
No, no, no, io lo cospargo di panna. Non mangerei mai della schiuma da barba, ti pare. Lo sto solo gustando, gli do un’assaggiatina. Poi speravo…be’, di fargli capire quanto, o quanta, c’aveva tra le mani. E invece…Comunque è un classico modello ma perfettamente corrispondente ai miei canoni di bellezza maschile esteriore, sintetizzabili nella peluria abbondante. Perché, insomma, non vorrei essere prevedibile, ma mi piace l’uomo col pelo.
E oltre il pelo…
Oggi molte donne dicono di volere un uomo che le faccia ridere, un uomo intelligente con cui parlare. Be’, io, più di ogni altra cosa, voglio un uomo con cui scopare. E solo quando mi ha trattato come l’ultimo zerbino della camera da letto, solo allora capisco l’intensità del suo desiderio e capisco che di lui potrò fidarmi per tutto il resto, che con il sesso non ha nulla a che spartire. La vicenda Claudia Pandolfi, una volta chiarita fino in fondo, è esemplificativa. Lei ha detto chiaramente: “io quello l’ho sposato pensando a un altro perché quello non mi scopava e leggevo nei suoi occhi che non aveva nessuna intenzione di trattarmi come una zampogna”. Ecco, a me piace dare voce a questi pensieri che le donne, solitamente, destinano a se stesse in bagno, quando sono sole, senza farsi sentire forse nemmeno dalla propria coscienza. Diciamolo, cerco di fare affiorare quella puttana senza precedenti che c’è in me e al tempo stesso quella donna bisognosa d’amore, come tante, che cerca l’assoluto in ogni cosa che fa e che quindi è destinata tradizionalmente a restare sola come un daino in un parco naturale.
Qual è la canzone di questo album che meglio rappresenta questa tua esigenza del cuore?
E’ un pezzo di Mina degli anni Sessanta, tra i meno conosciuti, anche se non so perché, visto che a me, fin da bambina faceva impazzire. Si intitola “L’ultima occasione”, una canzone molto difficile dal punto di vista tecnico, del genere ‘lametta’, come dicevano le froce di una volta. E’ una canzone che meglio di qualunque altra è capace di descrivere quello stato di prostrazione che un abbandono ti lascia addosso, quando sai esattamente, neanche fossi una paragnosta, che uno così non lo troverai mai più. E che non ci sarà mai nessuna occasione di riabilitazione, l’abbandono è definitivo.
Di certo non è un caso che la canzone che hai scelto sia di Mina. Ti va di parlare del tuo rapporto con lei?
Violerei la legge sulla privacy. Devo proprio?
Partiamo con un complimento: questo “Da viva” non è affatto un ‘novelty record’ come ci si poteva aspettare.
Traducendo? Scusa sai, ma sono ignorante come una talpa svizzera.
Voglio dire che è un disco suonato davvero, non un’operazione fine a se stessa per sfruttare il successo del tuo personaggio.
Ah, be’, allora non è un novelty record e ne sono felice.
Partiamo dalla forma, prima di affrontare la sostanza: chi è l’uomo nudo fotografato nel booklet del Cd?
E’ un modello brasiliano. Il fatto è che ho pensato che sulla copertina del disco di una babbiona come me, genere residuato bellico dei film di Andy Warhol, ci volesse un richiamo forte di natura erotica. Perché tutte le anziane, francamente immagino, al di là della propria menopausa pensano a quella roba lì. Per cui mi sono fatta portare dei cataloghi con foto di modelli e ho cercato quello che meglio corrispondesse al mio ideale di uomo, e cioè dolce ma col pelo.
Però sembra che tu lo voglia rasare…
No, no, no, io lo cospargo di panna. Non mangerei mai della schiuma da barba, ti pare. Lo sto solo gustando, gli do un’assaggiatina. Poi speravo…be’, di fargli capire quanto, o quanta, c’aveva tra le mani. E invece…Comunque è un classico modello ma perfettamente corrispondente ai miei canoni di bellezza maschile esteriore, sintetizzabili nella peluria abbondante. Perché, insomma, non vorrei essere prevedibile, ma mi piace l’uomo col pelo.
E oltre il pelo…
Oggi molte donne dicono di volere un uomo che le faccia ridere, un uomo intelligente con cui parlare. Be’, io, più di ogni altra cosa, voglio un uomo con cui scopare. E solo quando mi ha trattato come l’ultimo zerbino della camera da letto, solo allora capisco l’intensità del suo desiderio e capisco che di lui potrò fidarmi per tutto il resto, che con il sesso non ha nulla a che spartire. La vicenda Claudia Pandolfi, una volta chiarita fino in fondo, è esemplificativa. Lei ha detto chiaramente: “io quello l’ho sposato pensando a un altro perché quello non mi scopava e leggevo nei suoi occhi che non aveva nessuna intenzione di trattarmi come una zampogna”. Ecco, a me piace dare voce a questi pensieri che le donne, solitamente, destinano a se stesse in bagno, quando sono sole, senza farsi sentire forse nemmeno dalla propria coscienza. Diciamolo, cerco di fare affiorare quella puttana senza precedenti che c’è in me e al tempo stesso quella donna bisognosa d’amore, come tante, che cerca l’assoluto in ogni cosa che fa e che quindi è destinata tradizionalmente a restare sola come un daino in un parco naturale.
Qual è la canzone di questo album che meglio rappresenta questa tua esigenza del cuore?
E’ un pezzo di Mina degli anni Sessanta, tra i meno conosciuti, anche se non so perché, visto che a me, fin da bambina faceva impazzire. Si intitola “L’ultima occasione”, una canzone molto difficile dal punto di vista tecnico, del genere ‘lametta’, come dicevano le froce di una volta. E’ una canzone che meglio di qualunque altra è capace di descrivere quello stato di prostrazione che un abbandono ti lascia addosso, quando sai esattamente, neanche fossi una paragnosta, che uno così non lo troverai mai più. E che non ci sarà mai nessuna occasione di riabilitazione, l’abbandono è definitivo.
Di certo non è un caso che la canzone che hai scelto sia di Mina. Ti va di parlare del tuo rapporto con lei?
Violerei la legge sulla privacy. Devo proprio?
(continua domani: stessa ora, stesso posto)
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