Credits: Giuseppe Pappalettera / Concessione in uso a Rockol
Sul "Corriere della Sera", Mario Luzzatto Fegiz racconta il concerto milanese di Iggy Pop (16 novembre). «Il quarto polo del rock decadente (gli altri miti storici del genere sono Bowie, Eno e Lou Reed) attinge abbondantemente sia dai classici del suo repertorio sia dall'ultimo album "Avenue B", in cui si mescolano passioni insane con l'inevitabile saggezza che la maturità regala. Saggezza che, comunque, non gli ha impedito ieri sera di dare luogo sul palco a una singolare "ammucchiata": ha infatti invitato una trentina di spettatori maschi a salire sul palcoscenico e si è lasciato accarezzare e toccare con esplicite allusioni sessuali per tutta la durata delle ultime tre canzoni. Il brano che ha avviato lo show è lo stesso che apre l'album "Avenue B.", ovvero "No shit" (basta mer...). (...) Dopo un'entrata sussurrata, in cui Iggy-l'iguana striscia sul pavimento, esplode una sarabanda sonora che non conosce soste. Iggy a torso nudo si muove ancora come un forsennato, le chitarre trapanano le orecchie anche nella seguente "Nazi girlfiend". (...) Le luci bianche di un palco spartano evidenziano il torace magro di Iggy: le costole sono perfettamente visibili, lui guizza, salta, tuona contro i falsi moralisti in "Corruption" (che ha voluto sottolineare inviando ai giornalisti di tutto il mondo una valigetta 24 ore piena di mazzette di dollari, ovviamente falsi). E ancora "Wild One", "I wanna be your dog", "I felt the luxury" "Home", "Lust for life" del 1977, eseguita mentre sul palco era già in corso il "sabba" (un numero analogo era stato proposto anche questa estate durante uno show dell'artista a Correggio), ha infiammato la platea anche perché il brano ha conosciuto una seconda giovinezza in quanto incluso nella colonna sonora di "Trainspotting". (...) L'atmosfera dello show è davvero un'icona rock maledetto anni Settanta, con atmosfere che richiamano i gloriosi tempi dei Velvet Underground. E l'antico gusto provocatorio è intatto. (...) Tenero e tenebroso nei dischi, travolgente dal vivo, Iggy Pop ha confermato ieri sera all'Alcatraz d'essere un artista che vive e si esprime senza rete, senza mediazioni e senza protezioni. Uno che non si è pentito di nulla, cinico e fragile a un tempo. A 52 anni sembra pronto a traghettare tutta la sua rabbia nel nuovo millennio».
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