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Intervistando Max Pezzali per “La Repubblica”, Andrea Silenzi scrive che «con il nuovo album "Grazie mille", uscito pochi giorni fa, gli 883 di Max Pezzali abbandonano l'euforia giovanile dei loro primi lavori per proporre una riflessione sulla crisi di una generazione che deve fronteggiare, senza averne i mezzi, i cambiamenti di un mondo che viaggia alla velocità della luce». Max - che di questo tema ha già parlato anche con Rockol, vedi in Archivio News e nella sezione Interviste - dichiara, fra l’altro: «La mia è stata forse l'ultima generazione che ha potuto contare sul paracadute delle ideologie. Pensavamo che qualcuno avrebbe provveduto a noi, al nostro futuro. Oggi ci troviamo costretti a reinventarci momento per momento, e questo crea profonde inquietudini (…) Il fatto è che qualche anno fa ero diverso. La giovinezza ti regala un senso di onnipotenza e aiuta ad andare avanti nonostante tutto. Quando arrivi a 30 anni ti guardi intorni e ti rendi conto che, in molti casi, devi seppellire i tuoi sogni e fare i conti con la realtà». A proposito di canzoni impegnate, che toccano temi sociali o d’attualità, Max dice: «Durante la guerra del Kosovo ho pensato di prendere posizione, ma credo che quel conflitto sia stato il più complesso e controverso dai tempi della Seconda Guerra Mondiale. Credo chi sia stata una guerra strana, di cui forse neanche i nostri figli conosceranno i veri motivi. Mi sono reso conto che era un argomento troppo difficile da raccontare, o peggio ancora da spiegare. Il rischio era quello di cadere in una bonaria ingenuità, anche se sono molto contento che Pelù, Jovanotti e Liga abbiano preso posizione».
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