NetAid, qualche perplessità

NetAid, qualche perplessità
Il "Corriere della Sera" dedica un articolo al NetAid ricordando le polemiche che hanno visto l'abbandono di Harry Belafonte e Danny Glover, che nella loro lettera di dimissioni hanno avvertito che «i proventi del tris di concerti rischiano di finire nelle casse del Programma dell'Onu per lo sviluppo (Undp) e della Cisco Systems, azienda che produce sistemi per Internet, e non raggiungere i poveri del mondo: "Quando si tratta della povertà e degli emarginati in carne ed ossa, non ci deve essere posto per cinismo e obiettivi reconditi", scrive sottolineando che il comitato esecutivo della fondazione NetAid è dominato da burocrati dell'Onu e dirigenti industriali».
Su "La Repubblica", qualche perplessità da Laura Putti, inviata a Londra, per seguire il concerto di Wembley. «Annie Lennox e Dave Stewart si presentano sul palco vestiti da soldato: verde militare per lui, braghe mimetiche per lei. Come guerrieri della pace, i redivivi Eurythmics hanno aperto nello stadio di Wembley il concertone che vorrebbe eguagliare il Live Aid di Bob Geldof, 13 luglio 1985. Ma il Duemila non è come gli anni 80 e ieri NetAid ha rispecchiato in pieno lo spirito dei tempi. Soprattutto nella confusione di intenti. Siamo nello stadio, ci sono 70 mila persone che hanno pagato un biglietto di 35 sterline (più di centomila lire) che andranno ad aiutare una giusta causa. Ma quale, delle tante proposte ieri? Salvate le foreste fluviali, aiutate le donne russe, date cibo agli affamati del Sudan, fate tornare i rifugiati del Kosovo alle loro case, e ricordatevi che il debito del Terzo Mondo va cancellato. Troppo e tutto in una volta, proprio come il Web. Proprio come il mondo alle soglie del Duemila. Almeno, quattordici anni fa, Live Aid era stato chiaro: l'Africa ha fame, dobbiamo nutrirla. Ma ieri la generazione (londinese) di Internet non si è mai perduta d'animo. Stoicamente pressata sul prato (coperto) di Wembley, per ben sei ore ha applaudito tutti con generosità: la modella Iman, moglie di David Bowie (parruccone rosso enorme e jeans zampa d'elefante) che ha spiegato perché eravamo tutti lì; poi i Catatonia che hanno cantato tra uno sventolare di bandiere del neoautonomo Galles; le tre sorelline irlandesi Corrs, con il fratello Jim alle tastiere; i Bush, Bryan Adams, gli Stereophonics, Robbie Williams. Tutti "contenti di essere qui", ognuno ha recitato il suo piccolo monito. Ma quello di Wembley non è stato esattamente un concerto fluido: ogni musicista suonava al massimo venti minuti e tra un'esibizione e l'altra ne passavano altri venti; durante i quali qualcuno più o meno conosciuto saliva sul palco e perorava una delle tante cause di NetAid; su tre grandi schermi passavano appelli e filmati, molto ben realizzati, di grande contenuto sociale. Lo sforzo "live" più spettacolare è stato quello di George Michael (che al Kosovo ha dato 500 mila sterline, un miliardo e mezzo di lire). (…) David Bowie, accompagnato solo da un pianoforte ha esordito con una "Life on Mars" da brividi, ha continuato con "China girl" e "Rebel rebel"». Il "Corriere della Sera" segnala invece che a New York Bono ha cantato "One" accompagnato da Zucchero alla chitarra. Poi il rocker emiliano ha proposto la sua "Il volo". E infine che «Radio 105 finisce la diretta commentata dai suoi dj, contando su ben 2 milioni di ascoltaotri e un numero infinito di fax di protesta perché la gente ha notato che i tg nazionali hanno sorvolato sulla notizia del NetAid».
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