MTV day: su e giù dal palco ( ma anche dietro)

MTV day: su e giù dal palco ( ma anche dietro)
Due candeline spente con tanta fatica e - alla fine - tanta soddisfazione, quelle della torta di compleanno di MTV. Perché si sa, non è facile mettere assieme nove set musicali e quarantamila (cinquantamila?) persone e otto veejay (Andrea Pezzi in testa) che badano a tutto ma a cui, pure, bisogna badare, coordinandoli e dirigendone mosse, balletti e arringhe rock-filosofiche. Considerando poi il fatto che ci sarebbero, da rispettare, anche i tempi della diretta televisiva : diretta che, ahitutti, è saltata subito (problemi tecnici...), spingendo il set del Piotta in là di un'ora, facendo montare dietro e davanti al palco nervosismi e stanchezza e tensione. Poi svaniti, o comunque mitigati, quando il Re dei Coatti ha cominciato a cantare, potente e incisivo.
Alle cinque di pomeriggio anziché alle quattro, appunto: e di lì in poi è stata una lunga corsa contro le lancette. Istruzioni frenetiche, ordini secchi: tagliare i tempi dei cambi di palco, eliminare fronzoli, orpelli, chiacchiere tra veejay, parte dei video già rogrammati per essere trasmessi in tv, perché l'Arena Parco Nord di Bologna va lasciata libera alle 23.57, non più tardi, gli accordi erano questi, impossibile sforare.
Che MTV alla fine ce l'abbia fatta è già storia, ed è stato un sollievo per tutti, perché comunque una giornata così era un peccato che venisse rovinata, e di cose belle - sin dall'inizio - se ne sono viste tante. Era bello e coraggioso il cast, un manipolo di nuovi eroi della canzone italiana distanti anni luce da Dalla e De Gregori e Cocciante e vicini, invece, alla gente (alla gente: non solo ai ragazzi, c'erano anche famiglie ieri a Bologna). Dopo Er Piotta, i Subsonica (che si raccomandano ai lettori di Rock Online: "La vita è giovane. Non guidate ubriachi"), i Sottotono (che salutano i navigatori: "Continuate a sostenere Internet. È l'unico modo per essere liberi"), Max Gazzè che d'ora in poi starà "un po’ fermo a preparare altre canzoni", e che non vede l'ora di fare un'altra chat. E poi c'è stata Carmen, cantantessa di rosa vestita, e con lei la pioggia che ha inzuppato l'Arena e sfiorato il palco e riempito tutti di fango ("Come se non bastasse il catering che fa schifo, ora piove pure", si lamentava qualche artista.Viziato...). E ancora, a ruota, Jovanotti, ormai quasi puntuale rispetto all'orario previsto, che con l'esibizione di ieri ha inaugurato il suo nuovo tour e si è pure buttato tra il pubblico durante una canzone, rischiando che gli slogassero un polso nel tentativo (vano) di strappargli il microfono di mano.
Subito dopo, Elio e i suoi, con l'immancabile Mangoni che prima di salire sul palco ci ha dedicato questo aforisma: "Vi bacio tutti, perché il bacio è rock" (?). A seguire i Negrita, un po’ malinconici perché stasera faranno "l'ultima data, a Teramo. Poi vacanza, poi il nuovo disco. Stare in giro quest'estate è stato bellissimo". Facile crederci. Sentirli dal vivo dà la carica, sarà perché Pau si agita sempre il doppio del normale quando vede la gente un po’ moscia, e urla ridendo: "Vi vedo appassiti. Siete già stanchi?", e sono in effetti le undici di sera, ed è normale sentirsi stanchi. O forse perché Cesare nel bel mezzo di un brano è volato a terra in ginocchio, il palco era tutto inzaccherato, e ha fatto finta di niente continuando a schitarrare, come se avesse previsto tutto: anche questa è arte.
A chiudere, perfettamente nei tempi, i Bluvertigo, con Morgan dotato di occhialini luminescenti e di un'aria profetica. Così, l'ultimo pezzo della serata è "Troppe emozioni" (si poteva scegliere una canzone dal titolo più appropriato?). E tornando a casa, ci scorrono in testa tre immagini. Quella delle veejay Kris e Kris, che hanno saltellato per tutto il giorno come cavallette colorate (energia allo stato puro). Quella del padiglione adiacente all'area concerto, in cui si giocava alla tombola. (Qualcuno, sentendo il tizio che chiamava i numeri al microfono, l'ha scambiato per Jovanotti. "È la voce di Lorenzo, questa?"). E poi, quella di Riccardo: un gigante buono della security, che (nessuno gliel'aveva chiesto) ancora a mezzanotte andava avanti e indietro sottopalco, a portare acqua a centinaia di ragazzi assetati, schiacciati nelle prime file. Una bottiglia alla volta, un sorso alla volta, senza fermarsi. Sudato e stanco, tra gente sudata e stanca: "Faccio questo lavoro da tanti anni. E lo so, che quelli hanno bisogno di bere..."
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