Edoardo Bennato: «Sono sbandato, e me ne vanto»

Edoardo Bennato: «Sono sbandato, e me ne vanto»
Nel ricco autunno della musica italiana, c'è anche l'importante ritorno di Edoardo Bennato. Il cantautore napoletano, fermo dal 1995 (se si eccettua l'esperimento col quartetto d'archi) ha infatti realizzato «Sbandato», album musicalmente imperniato sul tipico blues-rock in "stile Bennato", con qualche influenza irlandese.

«Ho composto questo disco tra il '96 e il '98, tra Napoli e Dublino, dove ho passato un periodo insieme a Andy White», spiega Edoardo, che ha tra l'altro documentato alcune fasi di tale gestazione in una traccia interattiva che include riprese fatte da lui stesso e un'avventura musicale a fumetti. «Temi portanti del disco sono in primo luogo Galileo e le verità, anzi, le troppe verità che ci circondano, e poi la figura femminile, che è tutto ciò in cui si può credere. Come nel Dolce Stil Novo, considero la femminilità al di sopra di ogni sospetto: dalla donna che amo accetto tutto».
Un disco molto autobiografico. Perchè ti proclami "sbandato"?
«Lo sbandamento è dovuto al fatto che non ci sono riferimenti: crollano tutte le ideologie e gli ultimi tabù, il sesso è sviscerato in ogni sfumatura. L'ultimo è forse la religione, di cui non si può parlare».
Ma se sono crollate le ideologie, perchè in "Sbandato" canti di gente che agita bandiere, grida slogan e fa cortei? In nome di cosa lo fa?

«In nome di cose in cui non crede più. Più urlano e meno sono convinti. Vuoi sapere quali sono gli slogan di oggi? McDonald, qualità e natura, Coca Cola, Toyota; Mercedes: le moderne religioni».
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