Avverrà domani, secondo la maggior parte dei quotidiani, la firma del contratto Seagram-Polygram. Confermate le cifre di cui si è parlato in questi giorni (circa 11 miliardi di dollari); il "Corriere della Sera" aggiunge che «con l’integrazione il colosso canadese punta a realizzare risparmi per 300 milioni di dollari l’anno. La ristrutturazione porterà a circa tremila tagli al personale. Gran parte dei quali saranno concentrati negli Stati Uniti».
Il "Messaggero" è l'unico quotidiano a commentare all'operazione: scrive F.Z.: «Sono finiti i tempi delle mille etichette, magari indipendenti, che riuscivano a lanciare nuovi artisti e scovare talenti nascosti. Anche per la musica il mondo ormai si muove all'insegna del kolossal, con tutti i pregi e soprattutto il potere che il kolossal comporta. Così rinuncia alla sua autonomia, o almeno a una parte, una delle maggiori case discografiche del mondo. (...) E' un altro passo verso una globalizzazione della musica che non darà grandi frutti ma si limiterà a seguire le mode e a dare al pubblico ciò che si suppone il pubblico voglia: il deja-vu a tutti i costi, come si fa per detersivi, merendine e altri optional».
Il "Messaggero" è l'unico quotidiano a commentare all'operazione: scrive F.Z.: «Sono finiti i tempi delle mille etichette, magari indipendenti, che riuscivano a lanciare nuovi artisti e scovare talenti nascosti. Anche per la musica il mondo ormai si muove all'insegna del kolossal, con tutti i pregi e soprattutto il potere che il kolossal comporta. Così rinuncia alla sua autonomia, o almeno a una parte, una delle maggiori case discografiche del mondo. (...) E' un altro passo verso una globalizzazione della musica che non darà grandi frutti ma si limiterà a seguire le mode e a dare al pubblico ciò che si suppone il pubblico voglia: il deja-vu a tutti i costi, come si fa per detersivi, merendine e altri optional».