Su "La Stampa", un articolo tratto dal "New York Times" e firmato da Paul Simon, più volte citato dopo la scomparsa del leggendario giocatore di baseball per aver cantato, con Art Garfunkel, "Dove sei finito, Joe Di Maggio? Una nazione punta gli occhi stanchi su di te" (da "Mrs. Robinson").
Scrive il cantautore: «Qualche anno dopo la scalata di "Mrs. Robinson" nelle hit parades, andai a cena in un ristorante italiano e lì trovai Di Maggio con un gruppo di amici. Avevo sentito dire che la canzone l'aveva fatto molto arrabbiare e che stava pensando a una querela e, quindi, fu con una certa trepidazione che mi avvicinai e mi presentai. Non avrei dovuto preoccuparmi: fu cordialissimo e mi invitò a sedermi. Subito cominciammo a parlare dell'unico argomento che avevamo in comune. "Quello che non capisco - disse - è perché lei chieda sempre dove sono finito. Ho fatto uno spot per ''Mr. Coffee'', sono il portavoce della banca ''Bowery Savings'' e non sono andato proprio da nessuna parte". Risposi che non doveva prenderli alla lettera, che lo consideravo un eroe d'America e che i veri eroi erano sempre più rari. Accettò la spiegazione e mi ringraziò. Ci stringemmo la mano e ci salutammo. (...)
Oggi, in un'epoca di trasgressioni presidenziali e di scuse, di interviste in prima serata su fatti privati e su storie di sesso, piangiamo Joe Di Maggio e ci mancheranno la sua grazia e la sua dignità, il suo fiero senso della privacy, la fedeltà alla memoria di sua moglie e al potere del silenzio».
Scrive il cantautore: «Qualche anno dopo la scalata di "Mrs. Robinson" nelle hit parades, andai a cena in un ristorante italiano e lì trovai Di Maggio con un gruppo di amici. Avevo sentito dire che la canzone l'aveva fatto molto arrabbiare e che stava pensando a una querela e, quindi, fu con una certa trepidazione che mi avvicinai e mi presentai. Non avrei dovuto preoccuparmi: fu cordialissimo e mi invitò a sedermi. Subito cominciammo a parlare dell'unico argomento che avevamo in comune. "Quello che non capisco - disse - è perché lei chieda sempre dove sono finito. Ho fatto uno spot per ''Mr. Coffee'', sono il portavoce della banca ''Bowery Savings'' e non sono andato proprio da nessuna parte". Risposi che non doveva prenderli alla lettera, che lo consideravo un eroe d'America e che i veri eroi erano sempre più rari. Accettò la spiegazione e mi ringraziò. Ci stringemmo la mano e ci salutammo. (...)
Oggi, in un'epoca di trasgressioni presidenziali e di scuse, di interviste in prima serata su fatti privati e su storie di sesso, piangiamo Joe Di Maggio e ci mancheranno la sua grazia e la sua dignità, il suo fiero senso della privacy, la fedeltà alla memoria di sua moglie e al potere del silenzio».
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