Woodstock, il quarantesimo anniversario

Pubblicando un annuncio sul Wall Street Journal che recita “giovani con capitale illimitato cercano interessanti opportunità, legali, di investimento e proposte d'affari”, probabilmente, non si pensa di entrare nella storia.

Forse si cerca solo di fare un po' di soldi, magari con qualcosa di divertente, in un'epoca, gli anni Sessanta, che vede la propria nazione – gli Stati Uniti – impegnata in una delle più sanguinose (e meno comprese dall'opinione pubblica) guerre mai registrate, quella del Vietnam, condannare (in un modo troppo frettoloso per essere credibile) James Earl Ray come unico responsabile dell'assassinio di Martin Luther King e – ciliegina sulla torta - Nixon insediarsi alla Casa Bianca. Giovani uomini nei favolosi (si fa per dire) tardi anni Sessanta americani, appunto, con l'idea di far fruttare qualcosa che piaccia (e che sia legale), com'è lecito nella patria del libero mercato. Magari con un po' di musica, con qualcosa di meno omologato che non il classico “pacchetto vacanze” per lo .

spring break , settimana sabbatica che vede gli universitari wasp

riversarsi sulle coste della Florida per un manciata di giorni a base di birra e scopate sommarie.

Qualcosa di più costruttivo, insomma. Qualcuno ci aveva anche provato: Chuck Stroup, uno studente della North Dakota State University di Fargo, nel maggio del '69 aveva cercato di mettere in piedi lo Zip to Zap, un festival musicale ideato e pensato per gli universitari, con pochi mezzi e molta buona volontà. Nella sua cittadina arrivarono un mucchio di ragazzi, che riempirono in un batter d'occhio gli unici due bar della città e che – prima di mezzanotte – si ubriacarono a tal punto da inondare le strade del perbenissimo centro di vomito e piscio. Il governatore non la prese benissimo, e – prima dell'alba – mandò la Guardia Nazionale a fare piazza pulita. Il risultato fu un disastro, che ebbe l'onore di finire persino sulle pagine dell'odiatissima Pravda: incendi, violenze e saccheggi la fecero da padrone. Ma John Roberts e Joel Rosenman, i “giovani con un sacco di soldi”, erano uomini d'affari, e tutto volevano fuorché un casino di tale portata: la loro proposta fu notata da Michael Lang e Artie Kornfeld, promoter di Brooklyn, ai quali piaceva l'idea di mettere in piedi uno studio di registrazione nella contea di Ulster, stato di New York. Un posto tranquillo, lontano dalla frenesia delle grandi città. Chi investe, però, vuole un riscontro, possibilmente a breve termine. E così a Rosenman venne l'idea: perché non un festival? Tre giorni, di pace, amore e musica. Niente matricole sbronze, niente risse. Solo, appunto, pace, amore e musica.



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