Il concerto milanese di Jorge Ben - (che ha aggiunto "Jor" al suo nome d’arte nel 1985 per non essere confuso all’estero con George Benson!) - in programma la sera di giovedì 9 giugno nell’ambito del Festival Latinoamericano, inizia, come da copione, con "Salve simpatia" e "A banda do Zé Pretinho". Sono sufficienti pochi minuti per capire che sarà una serata speciale. Il gruppo che lo accompagna (due fiati, tre percussioni, basso, tastiera e ovviamente la chitarra di Jorge Ben Jor, per l’occasione di uno sfavillante blu elettrico) è formato da elementi decisamente bravi, e non a caso, nel corso dello show, il cantante carioca lascerà loro larghi spazi per impeccabili assoli. La scaletta dei pezzi segue scrupolosamente il CD registrato due anni fa dal vivo a Rio de Janeiro, città natale di Jorge. Dopo "Santa Clara clareou", "Zazueira" e "Oé oé faz o carro de boi na estrada", c’è un attimo per tirare il fiato e farsi cullare dalle delicate note di "Que maravilha". Le sonorità della musica sono sempre imprevedibili, e spaziano dal samba al reggae, dal jazz al funky, dal maracatu alla bossa nova. L’interpretazione di "Que pena" è un buon esempio della versatilità di Jorge: la cadenza reggae si trasforma a poco a poco, con la complicità di un trascinante assolo di batteria, in un samba che prende lentamente il sopravvento, fino ad assumere i forsennati ritmi carnavaleschi. È il momento dei cavalli di battaglia: "Pais tropical", "Viva Brasil" e "Filho maravilha" chiudono la prima parte dello show. Stranamente, Jorge Ben Jor non si lascia andare a divagazioni calcistiche e, visto il momento, a proclami di vittoria. Chi conosce la sua passione per il calcio (oltre ad aver militato nelle giovanili del Flamengo, è celebre la sua frase: "quando mi dissero che il mio primo disco aveva venduto 100mila copie, mi immaginai il Maracana esaurito e ogni spettatore con in mano una copia del mio album"), rimane un po’ sorpreso, ma non è poi così grave. Ritornato prontamente in scena, Jorge dà inizio alla seconda parte dello show, che si rivelerà ancor meglio della prima. Chiama sul palco alcune ragazze e, sulle note di "Costa do Marfim", le invita a cantare con lui, con risultati che lasciano alquanto a desiderare! È un momento particolarmente divertente, e Jorge sembra ben gradire il coinvolgimento del pubblico. Si arriva al pezzo più atteso, "Mas que nada", seguita da "Charles anjo 45" e "A chegonda me deixou na Madureira". Si è quasi giunti alla fine del concerto: un’interminabile e bellissima versione di "Taj Mahal", caratterizzata dagli assoli di tutti i musicisti, riporta al punto di inizio, cioè al pezzo "Salve Simpatia" con cui Jorge aveva iniziato, due ore prima. C’è una canzone dell’artista carioca che recita: "il gallo sta cantando, il sole sta sorgendo e tu non vuoi smettere di sambare". Queste parole, tanta è ancora la voglia di musica, sembrano essere state scritte apposta per la serata a cui abbiamo assistito, ma salutiamo Jorge Ben Jorge consapevoli di aver assistito al miglior concerto di questa edizione del Festival latino-americano.
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