Fu Michael Jeffery, l’allora manager di
Jimi Hendrix
, ad uccidere il grande chitarrista imbottendolo di pillole e infilandogli in gola un grande quantitativo di vino. Lo sostiene, in un nuovo libro intitolato “Rock roadie” che sarà pubblicato tra poche settimane, James “Tappy” Wright, che fu uno dei roadie di Hendrix. Il chitarrista morì a Londra, nel settembre 1970, soffocato dal suo stesso vomito durante il sonno ma le circostanze esatte della sua morte non sono mai state completamente chiarite. Wright sostiene d’aver ascoltato la “confessione” del manager nel 1971; Jeffery, “sciolto” dagli alcolici, disse al roadie d’essersi introdotto nella stanza d’albergo di Jimi, di avergli infilato in bocca una manciata di pillole e poi d’aver sciacquato giù tutto con delle bottiglie di vino rosso. Il motivo? Il contratto che legava il manager a Jimi sarebbe scaduto nel dicembre 1970 e il musicista aveva intenzione di lasciarlo. Così Jeffery stipulò una assicurazione, del valore di 2 milioni di dollari, sulla vita del chitarrista. Beneficiario: Jeffery. “Ho dovuto farlo. Jimi valeva più morto che vivo. Quello stro*zo stava per lasciarmi. Se avessi perso lui, avrei perduto tutto”, avrebbe detto Jeffery. Sufficiente per riaprire l’inchiesta? Difficile: Jeffery è morto in un incidente aereo due anni dopo la “confessione”.
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