Biografia

La prima e insuperata “jam band” della storia del rock inizia a prendere forma nel 1964, quando il nucleo originale del gruppo, composto dai chitarristi Jerry Garcia e Bob Weir e dall’organista/armonicista Ron “Pigpen” McKernan, si forma a Palo Alto, in California, sotto il nome di Mother McCree’s Uptown Jug Champions, proponendo un repertorio di vecchi standard folk e blues nel circuito dei bar e delle feste studentesche (Garcia, il più dotato e versatile musicalmente, si era cimentato in precedenza con il country e con il bluegrass). Arruolati il bassista Phil Lesh e il batterista Bill Kreutzmann, i cinque cambiano il nome in Warlocks, elaborando uno stile sonoro influenzato dalla “British invasion” (Rolling Stones) come dalla nuova canzone d’autore americana (Dylan), dal blues elettrico come dal pop d’epoca (Lovin’ Spoonful). Il salto di qualità avviene a cavallo tra il 1965 e il ’66, quando l’ensemble – in procinto di ribattezzarsi, più esotericamente, Grateful Dead – partecipa in veste di band “residente” ai primi “acid tests”, esperimenti lisergici collettivi a base di musica, luci stroboscopiche e LSD (per qualche mese ancora legale in California) sotto la guida del “guru” psichedelico Ken Kesey e dei suoi Merry Pranksters. In piena esplosione flower power, Garcia e compagni diventano rapidamente, accanto ai Jefferson Airplane, l’emblema di Haight Ashbury, il quartiere bohemienne di San Francisco culla del nuovo movimento hippy, partecipando a tutti i principali concerti (spesso gratuiti) e raduni collettivi del periodo (dal Trips Festival del gennaio 1966 allo Human Be-In di dodici mesi successivo). I primi dischi in studio per la major Warner Bros., che li mette sotto contratto nell’estate del ’66, non sono all’altezza della reputazione che la band si è già guadagnata nei concerti, chilometrici happening improvvisativi che animano le notti nelle sale da concerto “alternative” della città, l’Avalon Ballroom di Chet Helms e il Fillmore Auditorium di Bill Graham. E non è un caso che sia proprio un doppio album dal vivo, il leggendario LIVE/DEAD del 1969 (primo di una interminabile sequenza di dischi live più o meno ufficiali), a documentare su vinile ciò che la band (ora in sette, con il tastierista aggiunto Tom Constanten e Mickey Hart nel ruolo di secondo batterista) rappresenta per la variopinta carovana di seguaci che, in numero sempre crescente, ne segue fedelmente le interminabili tournée (sono i famosi Deadheads, ingrediente irrinunciabile della mitologia del gruppo). Il cambio di decennio si apre però sotto una cattiva stella: dopo l’infelice esibizione al festival di Woodstock (agosto 1969) e il disastro di Altamont, i Dead sono vittime di una pubblicizzatissima retata antidroga a New Orleans; qualche mese dopo (dicembre 1970) Mickey Hart lascia la band (ritornerà in seguito), dopo che suo padre Lenny, manager del gruppo, è fuggito in Messico con l’anticipo del contratto appena rinnovato con la Warner. Le disavventure non frenano però lo slancio creativo di Garcia e soci che, consolidata la collaborazione con il visionario paroliere Robert Hunter (divenuto un membro a tutti gli effetti della band), pubblicano proprio in quel periodo i due migliori album di studio della carriera, WORKINGMAN’S DEAD e AMERICAN BEAUTY, progenitori di quel genere, oggi etichettato “Americana”, che si basa sul recupero inventivo della cultura di frontiera e della musica tradizionale americana, tra country e blues, bluegrass e old time music. Ma è ancora una volta l’incessante attività live ad ingigantire la fama di un gruppo che si mostra capace di sovvertire le regole consolidate del music business, raggiungendo un vasto consenso a dispetto dell’ostracismo radiofonico e della mancanza di singoli di successo: nel 1972 i Dead, accompagnati dalla numerosissima comune che fa loro da contorno, sbarcano in Europa per il loro primo vero e proprio tour del continente (tracce abbondanti di quelle esibizioni compaiono sul triplo EUROPE ’72), mentre l’anno seguente, in luglio, sono protagonisti accanto alla Band e agli Allman Brothers del più grande raduno rock di tutti i tempi (Watkins Glen, 600 mila spettatori). Solo qualche mese prima la band era stata colpita dal primo di una catena di lutti: muore Pigpen, primo frontman del gruppo, stroncato da un’emorragia allo stomaco provocata da anni di abusi alcolici (la “maledizione” dei tastieristi proseguirà negli anni a venire, con la scomparsa dei suoi successori Keith Godchaux, nel 1979, e di Brent Mydland, nel ‘90). Chiuso il lungo capitolo Warner, il gruppo fonda una propria etichetta (Grateful Dead Record Company) per assecondare i propri desideri di assoluta libertà artistica ma fatica a rinnovare i fasti del passato: più che per i dischi, la seconda metà degli anni ’70 passa alla storia per i tre concerti organizzati all’ombra delle piramidi egiziane, nel settembre del 1977, l’ultimo dei quali in piena eclissi lunare (il costo dell’esotica spedizione supera, a quanto pare, i 500 mila dollari). Negli anni ’80 i Dead rallentano sensibilmente il ritmo frenetico dei due decenni precedenti, diradando tanto le comparse in studio (tre soli album di materiale inedito) quanto le performance dal vivo, soprattutto a causa dei gravi problemi di salute di Garcia (nel 1985 il chitarrista viene arrestato per droga al Golden Gate Park di San Francisco e l’anno successivo sfiora la morte per coma diabetico). I membri della band ne approfittano per dare sfogo a progetti solisti e collaterali: tra i più attivi Hart, impegnato in numerose produzioni sperimental-elettroniche e di area world music e lo stesso Garcia, che allestisce una band a proprio nome e collabora in più occasioni con il mandolinista David Grisman, vecchia conoscenza fin dalle esperienze bluegrass dei primi anni ’60. Il più grande successo commerciale della band arriva a sorpresa nel 1987, quando il singolo “Touch of grey” scala inopinatamente le classifiche di vendita aprendo una nuova stagione di concerti trionfali: il fulmine a ciel sereno arriva però nell’agosto del 1995, quando Garcia – che solo un mese prima è salito per l’ultima volta sul palco a Chicago – muore di infarto mentre tenta per l’ennesima volta di debellare la sua dipendenza cronica dalle droghe. Scomparso il leader carismatico, i membri sopravvissuti decidono pochi mesi dopo di rompere le righe, mantenendo viva la leggenda dei Dead attraverso la pubblicazione di una impressionante quantità di registrazioni d’archivio (soprattutto con la celebre serie “Dick’s Picks”, cui fanno seguito i "Road Trips" e poi le "Dave's picks") e sempre meno sporadiche esibizioni dal vivo sotto nuove sigle (prima The Other Ones, poi The Dead). I quattro superstiti della formazione si riuniscono solo nel 2008 per raccogliere fondi per le ultime battute della campagna di Barack Obama. La riunione definitiva avviene nel 2015, per i 50 anni della band: tre concerti a luglio Chicago, al Soldier's Field, nello stesso luogo dove nel '95 Jerry Garcia aveva suonato per l'ultima volta pochi giorni prima di morire. L'evento, denominato "Fare thee well", viene presentato come l'ultima volta in cui i 4 membri fondatori superstiti si esibiranno assieme, accompagnati da Bruce Hornsby (già memnro in passato del gruppo, seppure non stabilmente) e da Trey Anastasio dei Phish, a cui tocca l'onore e l'onere del ruolo che fu di Jerry Garcia.
Definitiva, però, la reunion non è: 3 dei 4 membri fondatori (eccetto Phil Lesh), decidono di continuare a suonare assieme, seppure non con il nome Grateful Dead, ma con l'etichetta Dead & Company. A far loro compagnia c'è infatti John Mayer, alla chitarra e voce, per una serie di date nei palazzetti programmate da ottobre a fine dicembre negli Stati Uniti.

DISCOGRAFIA ESSENZIALE:
THE GRATEFUL DEAD – 1967, Warner Bros.
ANTHEM OF THE SUN – 1968, Warner Bros.
AOXOMOXOA – 1969, Warner Bros.
LIVE/DEAD – 1969, Warner Bros.
WORKINGMAN’S DEAD – 1970, Warner Bros.
AMERICAN BEAUTY – 1970, Warner Bros.
GRATEFUL DEAD – 1971, Warner Bros.
EUROPE ’72 – 1972, Warner Bros.
HISTORY OF THE GRATEFUL DEAD, VOL. I (BEAR’S CHOICE) – 1973, Warner Bros.
WAKE OF THE FLOOD – 1973, Grateful Dead
GRATEFUL DEAD FROM THE MARS HOTEL – 1974, Grateful Dead
BLUES FOR ALLAH – 1975, United Artists
STEAL YOUR FACE – 1976, Grateful Dead/United Artists
TERRAPIN STATION – 1977, Arista
SHAKEDOWN STREET – 1978, Arista
GO TO HEAVEN – 1980, Arista
RECKONING – 1981, Arista
DEAD SET – 1981, Arista
IN THE DARK – 1987, Arista
BUILT TO LAST – 1989, Arista
WITHOUT A NET – 1990, Arista
ONE FROM THE VAULT – 1991, Grateful Dead
TWO FROM THE VAULT – 1992, Grateful Dead
HUNDRED YEAR HALL – 1995, Grateful Dead/Arista
THE ARISTA YEARS – 1996, Arista
DOZIN’ AT THE KNICK – 1996, Grateful Dead/Arista
FALLOUT FROM THE PHIL ZONE – 1997, Grateful Dead/Arista
TERRAPIN STATION, CAPITAL CENTRE, LANDOVER, MD, 3/15/90 – 1997, Grateful Dead
LIVE AT THE FILLMORE EAST 2-11-69 – 1997, Grateful Dead/Arista
SO MANY ROADS (1965-1995) – 1999, Grateful Dead/Arista
VIEW FROM THE VAULT – 2000, Grateful Dead
LADIES AND GENTLEMEN...THE GRATEFUL DEAD: FILLMORE EAST NEW YORK APRIL 1971 – 2000, Grateful Dead/Arista
VIEW FROM THE VAULT II – 2001, Grateful Dead
NIGHTFALL OF DIAMONDS – 2001, Grateful Dead/Arista
THE GOLDEN ROAD (1965-1973) – 2001, Warner Bros./Rhino
POSTCARDS OF THE HANGING – 2002, Grateful Dead/Arista
STEPPIN’ OUT WITH THE GRATEFUL DEAD – 2002, Grateful Dead/Arista
VIEW FROM THE VAULT III – 2002, Grateful Dead
GO TO NASSAU – 2002, Grateful Dead/Arista
VIEW FROM THE VAULT IV – 2003, Grateful Dead
THE VERY BEST OF GRATEFUL DEAD – 2003, Warner Bros./Rhino
THE CLOSING OF WINTERLAND – 2003, Grateful Dead
ROCKIN’ THE RHEIN WITH THE GRATEFUL DEAD – 2004, Rhino
BEYOND DESCRIPTION (1973-1989) – 2004, Rhino
RARE CUTS AND ODDITIES 1966 - 2005, Grateful Dead Records
THE COMPLETE FILLMORE EAST 1969 - 2005, Grateful Dead Records
(26 feb 2018)