Cerca TestiAcquista
Fin dal primo approccio con gli Offlaga Disco Pax, risalente all'acclamato album d'esordio…


Fin dal primo approccio con gli Offlaga Disco Pax, risalente all'acclamato album d'esordio “Socialismo tascabile (prove tecniche di trasmissione)”, ho sempre pensato che un gruppo così lo si ama o lo si odia. Difficile stare nel mezzo quando una band propone uno stile personale e, passatemi il termine, radicale. Che nel caso del trio di Reggio Emilia si identifica con un cantato in stile spoken word e tematiche socio-politiche, seppur affrontate in modo molto autobiografico, romanzato e talvolta anche ironico. Sul pavimento, tappeti elettronici.
Sono trascorsi ben quattro anni dal secondo capitolo discografico “Bachelite”, un periodo nel quale Max Collini (voce e autore), Enrico Fontanelli (basso, elettronica) e Daniele Carretti (chitarra, basso, piano) hanno inserito un paio di brani (tra cui l'inedito “Isla Dawson”) in alcune compilation, realizzato un EP (“Prototipo”) con brani rivisitati per mezzo di tastiere Casio e musicato il film muto “I mille” (sulla garibaldina impresa) per il Traffic Festival di Torino. “Gioco di società”, terzo lavoro della band, è stato scritto “tra una saletta prove del Calamita di Cavriago ed una cucina abitabile sulle colline di Viano, immersi nel loro disincantato piccolo mondo antico dagli occhi ben aperti sul resto” ed è proprio nella loro Reggio Emilia, nella provincia di ieri e di oggi, che gli Offlaga hanno il potere di portarci per mano e iniziare a raccontare. Ascoltarli porta inevitabilmente ad associare le loro canzoni a delle immagini, poiché la capacità narrativa e la scrittura di Collini sono coinvolgenti e totalizzanti. A volte come fosse un audio-libro moderno ed elettronico.
Il tour spazio/temporale parte da “Palazzo Masdoni” dove il Partito Comunista Italiano aveva la sua sede e dove il giovane Max avrebbe voluto abitare per vivere appieno il senso di appartenenza politica: un brano che termina con oltre tre minuti di electro-noise, quasi a simboleggiare le difficili evoluzioni che hanno avuto negli anni quegli ideali.
Ci si sposta, sulle note di una chitarra post-rock malinconica e tappeto electro, al 3 aprile 1980 quando i Police suonarono in una scuola di una Reggio, “inutilmente bella e zitella”. Si scatenarono incidenti tra forze dell'ordine ed “i troppi convenuti” e per un ragazzo di 13 anni che avrebbe desiderato andare al concerto, il ricordo è solo quello del giorno dopo con “le scritte sui muri, le vetrine sfondate, i segni delle molotov proprio lì, dove ci fanno andare tutti i giorni”.
“Piccola storia ultras” ci porta a suon di cassa dritta di nuovo allo stadio “Mirabello” (ambiente già citato nella famosa “Robespierre” del primo album), dove gli Ultras Ghetto della Reggiana nei Settanta, per presentarsi prendevano spunto dalla melodia e dalle parole di “Per i morti di Reggio Emilia”, canto popolare dedicato al massacro di cinque operai durante una manifestazione sindacalista del 7 luglio 1960 in Piazza Martiri della Libertà, per mano della “polizia fascista del governo Tambroni”. In “Sequoia” sembra di rivedere il film “Novecento” di Bertolucci: ambientata in una villa in cui all'età di 5 anni “si potevano ancora mescolare i nipoti dei contadini con i nipoti del Dottore”. Inutile dire di chi fosse nipote Collini. Si torna a tempi più recenti con “A pagare e morire” per raccontare, su un ritmo lento e sincopato, la brutta avventura di chi deve annunciare lo sfratto ad un uomo in piena crisi esistenziale. Le botte, la fuga e la riflessione: “Com'è possibile che io sia finito a fare da scudo umano ai risparmi della classe media, non me lo so spiegare”.
Ci sono infine, in ordine sparso nella tracklist, tre storie non ambientate necessariamente (una sicuramente) nello scacchiere di Reggio Emilia. L'amore finito di “Parlo da solo”, i ricordi difficili della minimale e riuscitissima “Desistenza” e “Tulipani”, quest'ultima dedicata al ciclista olandese Johan Van Der Velde: il suo congelamento fu protagonista della quattordicesima tappa del Giro d'Italia 1988 al Passo del Gavia, dove il 'tulipano' era andato in fuga: fu costretto a fermarsi ed arrivò con 47 minuti di ritardo.
“Gioco di società” conferma gli Offlaga Disco Pax in tutto e per tutto: musicalmente un disco forse più minimale e cupo rispetto al passato, ma sono le parole, la voce ed i temi di Collini e soci ad attrarre e trasportare nel loro mondo di ieri e di oggi.
Chi non li ha seguiti fino ad ora, è improbabile che si avvicini a loro con questo lavoro. Chi li apprezza forse avrà la necessità di omaggiare la band reggiana, come si fa a volte con gli amici: grazie per aver condiviso la vostra storia e quella della vostra città. Una storia visionaria, reale e sincera.

(Ercole Gentile)

TRACKLIST:

Introduzione
Palazzo Masdoni
Parlo da solo
Respinti all'uscio
Piccola storia ultras
Sequoia
Tulipani
Desistenza
A pagare e morire…
, ,

 

Le ultime recensioni di Rockol

Take That/III
Take That
III
leggi tutto >

Le ultime nostre segnalazioni

leggi tutto >

Le ultime recensioni di DVD

Le ultime recensioni di libri

23 dic 2014    Rockol - La musica online è qui Rockol.com - All your music news in one place