Bruce Springsteen a San Siro, 1985: un 21 giugno che ti cambia la vita
[di Gianluca Pallaro, Direttore didattico scuola Holden e già direttore della fanzine di ispirazione springsteeniana "Wild & Innocent"]
Di quel giorno, avevo 17 anni, ricordo il caldo dell'estate, San Siro enorme eppure troppo piccolo per contenere tutta quella gente; uno striscione con scritto "Greetings from Catanzaro", il concerto che inizia con cinque minuti di anticipo (!), alle 19:25, più o meno, e finisce dopo mezzanotte. "Trapped", "Atlantic City", "Thunder road", "Twist and shout", "Rockin'all over the world": su quella notte hanno scritto in tanti, difficile aggiungere qualcosa.
Erano gli anni del liceo e "Nebraska" e "Darkness on the edge of town" mi tenevano compagnia lungo i corridoi del Gioberti, cuffie del Walkman, gli anni Ottanta e Torino non mi pareva così diversa da certe storie che raccontava quell'uomo. Dopo tutto, era difficile essere un santo in città anche da queste parti. A San Siro, banale dirlo, fu un'epifania, la conferma che quella Telecaster esisteva, che Johnny 99 e Rosalita, almeno per una notte, li avremmo visti, che avremmo ascoltato le loro storie. Fu la conferma che, almeno per un po', il rock'n'roll mi avrebbe salvato la vita e che poi, messa da parte ogni idea di salvezza, la vita me l'avrebbe cambiata comunque. Uno di quei momenti che ti porti dietro per il resto dell'esistenza e di cui parli con pudore, fino a che i ricordi si fanno sfocati e rimangono nastri e bootleg e qualche fotografia, più o meno sempre le stesse.
Però una cosa, una sola, la ricordo bene. Una passeggiata, alle tre del mattino, dopo il concerto. Eravamo io e il mio amico Davide, autostop fino alla periferia nord di Torino e di lì a piedi, fino a casa, almeno un'ora ancora. Ricordo il silenzio, perchè ci eravamo detti tutto quello che c'era da dire. E ricordo l'alba sui casermoni e la vita che riprendeva nella penombra di un mattino di fine giugno e la mia vita che un po', lo sapevo, era cambiata. Ecco, non ho mai più fatto una passeggiata come quella e la auguro a tutti quelli che credono ancora che la musica ci possa cambiare, almeno un po', la vita.
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