Nella versione orchestrale dell'album "Storytone" atteso per novembre, Neil Young non suona, per la prima volta in carriera, né chitarra né pianoforte concentrandosi solo sull'interpretazione vocale. Lo racconta il giornalista di Rolling Stone Brian Hiatt, che ha intervistato il rocker canadese approfittando dell'uscita della sua seconda autobiografia "Special deluxe: A memoir of life and cars". E' la cosa più originale che abbia mai tentato di fare", ha spiegato Young a proposito del progetto discografico che uscirà in due versioni differenti: una registrata in solitaria, l'altra con un'orchestra registrata in presa diretta e senza sovraincisioni insieme al cantante, nello stile classico di Frank Sinatra.
"Se n'è uscito dalla sua zona di sicurezza, dicendoci sostanzialmente di fare quel che ci sentivamo di fare", ha spiegato a Rolling Stone Michael Bearden, già collaboratore di Michael Jackson e di Lady Gaga che con Chris Walden ha coprodotto il disco e arrangiato l'orchestra. "Ha vissuto alcuni cambiamenti importanti nella sua vita privata, e quello è sempre un momento fruttuoso per la nascita di nuove canzoni: apparentemente molte delle sue recenti esperienze personali ci sono finite dentro", ha aggiunto Walden (che ha già lavorato con Michael Bublé e con Rihanna) alludendo ovviamente anche alla fine del rapporto con la moglie Pegi e alla nuova storia d'amore con Daryl Hannah (cui sembrano alludere il testo della canzone d'apertura "Plastic flowers" e quello di un altro brano intitolato "Glimmer").
Nell'intervista Hiatt e Young conversano anche delle passioni apparentemente contraddittorie del musicista, la tutela dell'ambiente e le automobili. E l'autore di "Harvest" racconta anche di avere ripreso "con moderazione" a fumare erba, abitudine che aveva perso in seguito all'aneurisma cerebrale subìto nel 2005. Non che la cosa faccia grande differenza, osserva il musicista: "Sono ancora sotto effetto delle droghe dagli anni Settanta".