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"Be happy children" e "Study in blue" sono canzoni d'amore piuttosto dirette. Altre volte i testi del disco hanno un tono molto più astratto, quasi impressionistico: "Green", per esempio, con quelle immagini in rapida sequenza... Anche questa è una novità nel tuo modo di comporre.
Vero, è il motivo è sempre lo stesso: sto cercando di conservare interesse per la scrittura. Non solo sotto il profilo musicale ma anche in relazione ai testi e alle parole. In questo disco mi sono messo alla prova con alcune canzoni di taglio più impressionista, creando sequenze di immagini astratte e apparentemente scollegate che poi ho cercato di incollare per dar loro una qualche forma compiuta. Faccio questo mestiere da tanto tempo, è facile rimanere intrappolati nella routine. Sto cercando il modo di uscirne, di andare oltre il mio modo tradizionale di esprimermi.
"When your garden's owergrown" è parzialmente ispirata alla figura di Syd Barrett...
Sì, ho cercato di immaginare come sarebbe stata la sua vita se non fosse diventato un musicista e non si fosse unito ai Pink Floyd. Se invece se ne fosse andato in giro per l'Europa a dipingere e a vivere una vita più felice. E' anche il mio modo di rendergli omaggio. Sono un suo grande fan dal 1967, dai tempi di singoli come "See Emily play".
Qualcuno ha sostenuto che in "Paper chase" tu abbia voluto ricordare Amy Winehouse.
Quella canzone parla dei momenti bui della vita. Di quando esageri con l'alcool e con le droghe e finisci per vivere in una bolla. Senza vedere tutto quel che ti sta intorno, senza accorgerti delle persone che ti amano e a cui fai mancare la tua presenza. Non te ne accorgi perché sei totalmente assorbito dalla tua condizione. Può riguardare un sacco di gente, e sicuramente ha a che fare con certi periodi della mia vita. Qualcuno ha suggerito il nome di Amy Winehouse, ma non era a lei che pensavo mentre la scrivevo. Pensavo piuttosto a me stesso.
Ti sei mai sentito preso in quella trappola?
In passato, sì. Ma non oggi. Non prendo più droghe e ho smesso di bere circa sedici mesi fa. C'è voluto un po', ma all'improvviso è come se il mondo mi fosse riapparso davanti agli occhi. Compresi quei piccoli dettagli che quando sei sbronzo non vedi e di cui a un certo punto senti la mancanza. E' come vivere una sorta di risveglio.
E' una scelta che ha a che fare con le tue crescenti responsabilità di genitore? O con episodi di cattiva pubblicità come quel celebre episodio di Praga finito su YouTube?
No, di quello non me ne frega un cazzo. L'ho fatto per motivi personali. Per spirito di autoconservazione. Ho pensato che se volevo vivere altri dieci o vent'anni dovevo smettere, e subito.
Che ricordo hai della Winehouse? Come hai reagito alla notizia della sua morte?
Purtroppo ce lo potevamo aspettare, dato il suo stile di vita. Quando è successo mi trovavo in vacanza in Spagna con la famiglia. E' stata mia moglie a dirmelo e la notizia mi ha rattristato profondamente. Era un gran talento naturale,ed è stata una grande perdita: per suo padre e per sua madre, prima di tutto, ma anche per i suoi tanti fan e per il mondo intero. Anche lei sapeva comunicare con la gente. Ci siamo incontrati un paio di volte, non la conoscevo così bene ma era bravissima. Quando apriva bocca per cantare capivi che stava succedendo davvero qualcosa.
Non c'è Bruce Foxton, nel disco nuovo. Ma siete rimasti in contatto, dopo il riavvicinamento ai tempi di "Wake up the nation"?
Sì, e ogni tanto ci sentiamo. Abbiamo ripreso i contatti, siamo di nuovo amici e ne sono felice. Ci siamo visti prima di Natale, ho suonato un po' di tastiere sul suo nuovo album solista. Ma questo è quanto.
E' ben nota la tua contrarietà a una reunion dei Jam. A proposito, hai letto il libro di Simon Reynolds, 'Retromania'? La sua tesi è che guardarsi indietro sia l'elemento caratterizzante della scena pop e rock odierna...
Non ho letto il libro che citi ma la mia impressione è che ogni volta che ci si trova in un periodo di recessione, di crisi e di difficoltà economica le persone cerchino di aggrapparsi a ciò che dà loro sicurezza, a quello che conoscono già. Credo che sia questa la causa scatenante della nostalgia: la gente ha timore del nuovo, ha paura di cambiare. Eppure il cambiamento è essenziale, per gli esseri umani. Ogni due o tre anni è giusto cambiare qualcosa nella propria vita. Certo, sono tempi duri...le radio inglesi, per esempio, sono estremamente prevedibili: trasmettono musica degli anni Ottanta o le hit da Top Ten, nessuno si prende il rischio di programmare qualcosa di nuovo, di innovativo. E' una situazione deprimente. E ci sono un sacco di band che tornano insieme dopo venti, venticinque anni e occupano tutti gli spazi, togliendoli ai gruppi nuovi. Sto aspettando che qualcuno punga questa bolla con uno spillo e la faccia esplodere. Che si torni ad occuparsi di quel che succede qui e ora.
Gli anni Ottanta, in effetti, sono tornati di moda. Ed è tornata di moda persino Margaret Thatcher, dopo l'Oscar che Meryl Streep ha vinto per l'interpretazione di "The iron lady": proprio lei, la signora di ferro che tu hai combattuto ai tempi dello sciopero dei minatori e del Red Wedge.
Mi sembra che qualcuno voglia riscrivere la Storia. Improvvisamente la Thatcher riappare come una donna politica forte e intelligente. Io non me la ricordo affatto così: me la ricordo come una nemica della classe lavoratrice che noi cercavamo di dileggiare. Credo che questa riabilitazione sia il frutto di una memoria selettiva. Oggi i media, la radio e la televisione inglese sono controllati in gran parte da una generazione di quarantenni che sono stati ragazzi negli anni Ottanta e che a quell'epoca hanno iniziato ad ascoltare la musica pop, facendo il loro ingresso nella cultura giovanile. Gli Ottanta sono la loro epoca, ma non la mia: a me quel decennio non è piaciuto per niente. C'era buona musica, come in qualunque altro periodo, ma è stato davvero un periodo di merda. Politicalmente, culturalmente e anche dal punto di vista della moda è stato una porcheria.
In "Wake up the nation" ti sei espresso criticamente anche nei riguardi della realtà odierna. Il sonno delle coscienze, la mancanza di comunicazione nell'era dei social network...
E' vero, anche se sono felice di essere ancora in circolazione e di vivere questi tempi. Non sono uno di quelli che vorrebbero ritrovarsi nel 1959, o nel 1982. Sono felice di essere qui, nel 2012. Il mondo è turbolento, certo, è in uno stato di caos. Ma è sempre stato così, non ricordo di averlo mai visto diverso. Ci sono aspetti dei social newtork che non mi piacciono. Tuttavia diventano utili, un vero strumento di comunicazione, quando diffondono via internet filmati su quel che succede in Siria o in Libia. Non sono così stupido o cieco da essere contrario alla tecnologia: ma passare tutta la vita davanti a Facebook o a comunicare con amici persi nello spazio non mi sembra una cosa tanto raccomandabile. In ogni tecnologia c'è il buono e il cattivo: si tratta di prendere il meglio e di scartare il resto.
E dello stato del music business che ne pensi?
Perché, esiste ancora un music business?
Beh, Adele ha venduto 15 milioni di dischi o forse più...Qualità o marketing?
Per me è una grande artista. Belle canzoni, grande cantante. E' una persona vera, che appare per quel che è, e questo le permette di comunicare con il pubblico. Il motivo principale del suo successo sono le canzoni. Non credo c'entri molto, il marketing. E' una delle poche artiste di oggi che ha successo solo grazie al suo talento. Non punta su un aspetto sexy, canta e basta. Ed è un bel modello per le aspiranti cantanti che verranno dopo di lei.
Torniamo all'industria musicale. Sei preoccupato di come stanno le cose?
Che ci posso fare? La gente continuerà ad ascoltare musica, a comprarla e ad andare a vedere gli artisti suonare dal vivo. Una volta aperta la porta del download non puoi scappare, devi affrontare la situazione. Adattarti, cambiare. Certo è un mondo completamente diverso da quello che ho conosciuto quando, da ragazzo, firmai il mio primo contratto con una casa discografica. Ma questo non mi fermerà dal fare musica, probabilmente mi costringerà solo a fare scelte diverse. Quel che mi manca è il possesso della copia fisica del disco. Osservo le mie figlie di sedici e dodici anni e mi accorgo che ascoltano la musica a sprazzi. Di un album ascoltano solo una canzone o due, e poi passano ad altro. Non coltivano la passione per gli album come facevamo noi.
Ti disturba che qualcuno - a partire dalle tue figlie - possa ascoltare un tuo disco in questo modo?
Sì, anche se in fin dei conti è meglio che ascoltino una canzone piuttosto che nessuna...Ma è come vedere un frammento del dipinto invece della tela intera. E' come leggere una pagina a caso di un libro, o la sinossi in ultima pagina. Ed è un peccato perché si perde molto. I ragazzi oggi hanno molte più distrazioni, molte più alternative: nei Sessanta e Settanta avevi soltanto due opzioni, la musica e il calcio. Non c'era altro, mentre oggi ci sono gli sms, internet e Facebook. Non mi sembra che per questa generazione la musica abbia lo stesso valore che aveva per noi. Lo stesso significato, la stessa importanza socioculturale. Io sono cresciuto in quel mondo, credevo nella musica e ci credo ancora.
(am)