di Paolo Panzeri
“Open” di Andre Agassi sta allo sport come
Nonostante la musica non reciti una parte preponderante nella sua vita, Andre Agassi è stato una vera e grande rockstar. Il suo citato taglio di capelli unito ad un abbigliamento che molto si discostava dal total white che sin lì aveva contraddistinto il mondo del tennis è stato epocale quasi quanto Bob Dylan che nel 1965 al Newport Folk Festival osa suonare la chitarra elettrica. La sua immagine ha colpito l’immaginario dei ragazzini di tutta una generazione e ha mandato in brodo di giuggiole pubblicitari e marchi di ogni genere. Il tutto senza dimenticare che il ragazzo di Las Vegas ha raggiunto la posizione numero uno della classifica ed è uno dei pochi ad avere vinto tutti e quattro i tornei del grande slam (i quattro maggiori tornei del circuito tennistico: gli internazionali di Australia, Francia, Inghilterra e Stati Uniti). Per non farsi mancare nulla ha trionfato pure in una edizione dei giochi olimpici.
La sua vita, sportiva e non, è di fatto romanzesca. Dal complicatissimo rapporto con il padre, pugile iraniano emigrato negli Stati Uniti, che lo “sevizia” per ore ogni giorno sin dalla più tenera età con un dragone spara palle da tennis di sua invenzione per farlo diventare un campione passando dagli alti e bassi, molto alti e molto bassi, di una lunga carriera. Per giungere infine alla fondazione da lui fortemente voluta che dà la possibilità a un gran numero di ragazzini meno abbienti di Las Vegas, la sua città, di poter studiare e non perdersi letteralmente per strada.
Prima di chiudere ci prendiamo un ulteriore spazio per fare un plauso a chi di fatto ha scritto il libro e ha trovato le parole per renderlo così avvincente, il premio Pulitzer J.R. Moehringer. Del quale vi consigliamo di leggere “Il bar delle grandi speranze”…però questa è veramente un’altra storia.