E con questo sono dieci! "Turn Up That Dial" è infatti il decimo album in studio dei Dropkick Murphys, lungo venticinque anni di più che onorata carriera. Il dialogo con questi fieri bostoniani, alfieri del celtic social punk rock, si era interrotto quattro anni fa con l'uscita di "11 Short Stories of Pain & Glory". Nessun problema, perché con i Dropkick Murphys accade, come con quegli amici che non si vedono da tempo ma, quando ci si reincontra, è come se ci si fosse lasciati solo il giorno prima. E' giusto un attimo riallacciare il rapporto e riprendere il discorso da dove si era lasciato. Per alcuni questo essere fedeli a se stessi è il loro principale limite, 'che palle, ancora i Dropkick Murphys!'; per altri è il loro punto di forza, 'finalmente, i Dropkick Murphys!'. Non poteva che essere così anche questa volta. Inconfondibili sin dalla prima nota della prima canzone, la title track. E' subito fisarmonica, è subito giga, sono subito urla e parole con la schiena dritta, come sempre scandite a testa alta, nella loro migliore tradizione ('We took on the world/With these songs in our ear/They told us to listen/But you were all we could hear/You were our sound/You were angry, loud, and raw/They wrote the rules/But you were the law).
L'importanza della musica
“Turn Up That Dial”, come ha spiegato Ken Casey, celebra il piacere della musica, il sollievo e il conforto che questa riesce ad offrire non appena si alza il volume di qualche tacca per spazzare via le amarezze che inevitabilmente la vita comporta: “Il tema centrale di questo album è l’importanza della musica, e le band che ci hanno resi quello che siamo adesso”. Una celebrazione, la loro, che non conosce requie lungo la quarantina di minuti del disco, e tappa la bocca a quanti, storcendo naso e bocca, spendendo in aggiunta qualche parola a profetizzare, dopo un quarto di secolo, l'inevitabile declino della band. Ma, come diceva qualcuno, mai scommettere contro un irlandese (e per proprietà transitiva, contro un bostoniano). Quindi, che la festa abbia inizio.
Quella volta che Mick Jones...
Ed è proprio una bella festa quella che i Dropkick Murphys hanno organizzato per il loro decimo album. "Middle Finger", per esempio, fedele al proprio titolo, si schiera al fianco di quanti proprio non riescono a piegarsi e a fare tesoro dalle batoste avute (molte volte anche cercate) dalle contrarietà della vita ('I keep my fist raised up full time against the world/Sometimes with the family and sometimes with a girl/Yeah, you think I've learned my lesson, I'm a man who's been around/But I could never keep that middle finger down'). "Mick Jones Nicked My Pudding" è punk rock quanto merita una canzone dedicata scherzosamente al chitarrista dei Clash che si permette – niente meno – di allungare le mani sul dolce altrui (episodio accaduto davvero: Mick Jones si appropriò per errore del dessert del produttore della band dal frigorifero di uno studio di registrazione), generando lo 'sdegno' nei confronti di quello che era sin lì considerato un eroe.
La festa è riuscita
“Smash Shit Up” ha un altro titolo buono per tutte le stagioni e in concerto inviterà i presenti ad accompagnare urlando il ritornello 'I wanna be a rebel', mentre "Good as Gold" è un tributo alla musica ('Drop the needle/spin the record around') fondamentale per tenere duro e tirare avanti nei momenti di difficoltà, come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia da un anno e più a questa parte, che ha visto i Dropkick Murphys - come sempre accaduto nella loro storia - impegnarsi con generosità a raccogliere fondi per aiutare questa o quella causa. "Chosen Few" è una critica diretta all'America per come si era ridotta politicamente e non sotto la presidenza di Donald Trump. “City By The Sea” è un'ode innalzata a Boston, la loro città, il luogo che loro chiamano casa. A chiudere, "I Wish You Were Here", malinconica e triste canzone, cadenzata da banjo, fisarmonica e flauto dedicata allo scomparso padre del cantante Al Barr. La festa si chiude con questa nota malinconica, cantando in coro, abbracciati gli uni agli altri, come sempre dovrebbe essere. Ora è tempo di tornare a casa, la musica dei Dropkick Murphys ancora una volta ci ha tenuto compagnia, ci siamo davvero divertiti.