Questa signora bionda è niente meno che una delle due A – giureremmo la prima (ci perdoni Frida, la rossa) – dell’acronimo ABBA*. Quattro ragazzi piombati dalla fredda Svezia, alla metà dei settanta, per sconvolgere nella decina di anni di attività del loro sodalizio il corso della musica pop componendo canzoni che hanno valicato i confini del tempo.
Gli Abba segnarono un periodo e si resero indimenticabili. Basti ricordare che a distanza di venti anni dal loro scioglimento, nel 2003, “Mamma mia”, un musical basato sulle loro canzoni, ha riportato uno strepitoso successo. Come non bastasse, la trasposizione cinematografica dello stesso, nel 2008, stabilì il non trascurabile record di musical cinematografico dai maggiori incassi di ogni tempo.
Questa piccola introduzione risulta doverosa per giocare a carte scoperte senza trucco e senza inganno. Così da inquadrare e storicizzare quella che nel delizioso film “Priscilla, la regina del deserto” viene definita “suà maestà Agnetha”. Fatto non trascurabile: sulla copertina del disco la “A” del titolo è sormontata da una corona.
“A” è il quinto album di Agnetha Faltskog da quando si sono sciolti gli
Agnetha nel tempo si è data alla discografia con molta parsimonia gestendo – da vera regina - con grande oculatezza il mito. Erano nove anni che durava il suo silenzio, finalmente l’attesa è terminata. E si può gioire perché “A” non delude le attese di chi la apprezza. Le dieci canzoni che lo compongono sono ben scritte e come abiti di alta sartoria la vestono al meglio senza perdersi in orpelli eccessivi che mai si addicono a una Signora. Le canzoni hanno come unico dovere mettersi al servizio di quella voce che sola penserà a (ri)creare la magia che da quaranta anni a questa parte non ne vuole sapere di svanire. “A” è talmente tagliato sulle misure di Agnetha che non vi compaiono legioni di special guest come si usa fare al giorno d’oggi. L’unica concessione in questo senso è un duetto con
”A” non ha la pretesa di influire sul corso della musica pop, Agnetha non è rosa dall’ansia di dover primeggiare ad ogni costo o di dover dimostrare alcunché. Nella spensierata “Back on your radio” canta “Are you picking up my signals again? Back on your radio I'm sending you a message again”. Ed è proprio così, la Signora sta solo mandando una lettera a quanti le vogliono bene. Questi quanti sono veramente molti che, ringraziando gentilmente per la cortesia, non mancheranno di premiarla regalandole un buon riscontro di vendita.