"August and everything after" è uno dei migliori debutti rock degli ultimi 30 anni: era il 1993, era il periodo in cui le chitarre stavano tornando in classifica, un po' grazie al grunge, un po' grazie a gruppi un po' più classici. I Counting Crows fecero parte di quell'ondata che azzeccando la canzone perfetta: “Mr. Jones”, con quel giro di chitarra e quel “sha la la la” alla Van Morrison proiettò la band in testa alle classifiche di mezzo mondo.
Quella canzone, con quel verso meraviglioso ("Voglio essere Bob Dylan/Mr. Jones dice che vorrebbero essere leggermente più funky”), e quel successo, rischiarono di schiacciare la band e il carismatico leader Adam Duritz. E anche di far passare un po' in secondo piano il disco, che era bello tutto, dall'inizio alla fine, a partire da quell'epico inizio con “Round here”, una lunga ed epica confessione a metà tra Dylan e Springsteen.
La carriera della band ha avuto fasi alterne, con lunghe pause: suonano spesso, l'anno scorso sono tornati in Italia dopo avere pubblicato un EP nel 2021 - ma dischi nuovi non ne ascoltiamo da quasi 10 anni, da "Somewhere under wonderland" del 2014. Così le celebrazioni per il trentennale del disco d'esordio, uscito nel settembre del 2023 e già pubblicato in forma di ristampa espansa nel 2007, prendono la forma di questo album dal vivo.
Non è inedito: "Live at Town Hall" è un'esecuzione integrale del disco registrata nel 2007 originariamente pubblicata come DVD e CD nel 2011, ma assente dalle piattaforme. Un'interpretazione meravigliosa, in cui le canzoni sono espanse e diventano ancora più intense e diventano dei mash-up con altri classici: Duritz cita gli U2 e Prince, in "Rain King" canta tutta "Thunder road" di Springsteen a metà brano.
Una magra consolazione per i fan, che magari potevano sperare in qualcosa di più. Per gli altri una buona occasione per riscoprire un pezzo importante del miglior rock americano degli ultimi decenni.