David Fonseca, Gabriella Cilmi e One Republic si incontrano (e noi con loro)

Si potrebbe cominciare chiedendosi cosa ci fanno un portoghese, un'italo-australiana e tre statunitensi a Milano, ma in questo caso ci si aspetterebbe poi una di quelle battute non sempre divertenti che venivano ripetute tra i banchi di scuola: in questo caso però, più che da ridere c'è stato da tendere le orecchie.
Giovedì 12 giugno, infatti, tre artisti internazionali hanno condiviso lo stesso palco per presentare le loro ultime fatiche.
Pochi punti in comune, se non il fatto di amare la musica e di aver firmato un contratto con la stessa etichetta discografica (Universal), anche se in diversi angoli del mondo.
I protagonisti dello showcase (aperto dall'italiano The Niro) sono stati David Fonseca, Gabriella Cilmi e i One Republic.
Il primo a salutare il pubblico è stato Fonseca, che in Portogallo era una star già dieci anni fa, quando faceva parte della band Silence 4, mentre nel nostro paese si fa conoscere solo ora con il suo terzo album solista.
Imbracciando la chitarra, David ricorda un artista al quale racconta di essersi ispirato: Jeff Buckley.
Nessun tono malinconico però, anzi, il suo concerto in stile "one man show" anima la platea, tra tastiere e campionatori non si direbbe che è solo sul palco.
"La prossima volta però spero di tornare con la mia band, magari verso fine settembre", ha spiegato in seguito, "stare lassù da solo mi agita sempre un po', non si sa mai cosa può succedere".
Il nuovo disco di Fonseca si intitola "Dreams in colour" ed è stato anticipato dai singoli "Superstars" e "Kiss me, oh kiss me", oltre che da una cover del brano "Rocket man" di Elton John.
"Arrivare qui in Italia e pubblicare un disco è un po' come ricominciare tutto daccapo: riparti dal basso, ricominci da zero, non è come nel mio Paese dove conosco i gusti della gente e sono un artista noto. Questa cosa mi elettrizza, sono molto curioso di vedere cosa accadrà e soprattutto come accoglierete la mia musica, come vi arriverà il mio messaggio", ha spiegato Fonseca.
Nonostante abbia guadagnato diversi dischi di platino, David è una persona dalle maniere semplici e basta poco perché l'argomento si sposti dalla musica a un'altra sua grande passione: "La fotografia? Pensavo che mi sarei dedicato a quello nella vita. Ho studiato alla scuola d'arte, volevo diventare fotografo di scena. Quando ho cominciato a cantare mi dicevo che prima o poi avrei smesso per amore della macchina fotografica", ha spiegato Fonseca, che invece ha saputo applicare la sua passione in altro modo: ideando e realizzando i suoi videoclip e gestendo consapevolmente tutto ciò che ha a che fare con la sua immagine.
La seconda artista a salire sul palco (accompagnata da tre musicisti) porta con sé una ventata di freschezza.
E' dolce, ha un grande sorriso indelebile sul viso ed è eccitata all'idea di esibirsi nel suo paese d'origine: "Qui sotto al palco c'è metà della mia famiglia", grida.
Gabriella Cilmi ha un viso tipicamente italiano, colori mediterranei e capelli folti ereditati dalla madre calabrese e dal padre siciliano, ma parla quasi solo in inglese: cresciuta in Australia, ha trascorso solo poche estati qui, tra Gioia Tauro e Tropea.
A sentirla cantare viene difficile credere che il suo anno di nascita possa davvero essere il 1991.
"Compio gli anni il 10 ottobre, e per quella data spero di essere in concerto da queste parti", ha dichiarato.
Per ora vive a Londra, "perché da Melbourne ovunque tu voglia andare devi fare venti ore di volo" e studia per corrispondenza mentre porta in giro il suo album di debutto "Lessons to be learned".
Il suo singolo "Sweet about me" è stato paragonato al genere portato in auge nell'ultimo periodo da artiste come Duffy ed Amy Winehouse, ma lei ribatte: "Ho cominciato ad incidere queste canzoni tre anni fa, quando questo genere non si sentiva così tanto e loro praticamente non esistevano. Comunque non mi infastidisce il paragone".
I primi passi nella musica li ha mossi grazie a uno zio, che l'ha invitata ad esibirsi "durante una di quelle feste italiane, per i santi o per quel giorno di metà agosto", e lì è stata notata da un addetto ai lavori.
Gabriella ha mille progetti, è un vulcano di energia e ride mentre racconta di non avere un fidanzato ma di essersi "innamorata mille volte", di amare i gioielli, di avere un cucciolo che si chiama Tabata, di amare il cinema, di non essere capace di fare surf e molto altro.
Tra i suoi sogni cita quelli di "scrivere dei racconti, continuare a viaggiare e fare un album country. Magari anche un musical".
Infine, attesissimi dal pubblico che ha assistito allo showcase milanese, si sono presentati sul palco anche loro, i One Republic: capitanato da Ryan Tedder (rallentato nella sua salita sul palco da una gamba ingessata) il gruppo ha suonato in maniera impeccabile diversi brani appartenenti all'album "Dreaming out loud".
"E' incredibile, la forza della musica", ha detto Tedder, "siamo diventati artisti conosciuti globalmente in pochissimo tempo, superando le barriere linguistiche e culturali grazie a questo, il potere della musica".
Dopo cinque anni di "sforzi durissimi", i One Republic son riusciti a raggiungere il loro scopo, farsi conoscere, e ora sono impegnati a far sì che la gente possa capire sempre più quale sia la loro vera natura.
"La versione di 'Apologize' remixata da Timbaland non ci piaceva tanto quanto l'originale", ha spiegato il cantante, "e a dirla tutta non eravamo neppure dell'idea di concedergli di realizzarla, se non fosse che Timbaland ci aveva assicurato che non sarebbe mai stato un singolo ma solo un esperimento, un brano in più. E' una canzone troppo pop per noi, che in realtà abbiamo uno spirito più 'dark'. I veri One Republic sono meglio rappresentati dal secondo singolo, 'Stop and stare', e dal suo videoclip", ha spiegato, aggiungendo poi che il nome della band è stato scelto perché rispettava due requisiti: "E' semplice e forte, ed è internazionale".
Tedder ha un'idea disincantata della realtà e dell'amore, tanto da aver deciso di non raccontare mai le cose in maniera differente da come le sente dentro di sé: "Se non fai così perdi quello che dovrebbe essere il punto focale di ogni artista. Da noi, negli Stati Uniti, chi fa rock parla di due cose: la notte di sesso sfrenato appena trascorsa, oppure l'amore sdolcinato tipo 'ti prego torna da me'. Io no credo in queste cazzate, l'amore non è così, quelle sono solo fantasie".
Il testo del singolo "Apologize", ha poi spiegato Tedder, è stato scritto pensando a un periodo particolare della sua vita, ovvero a quando consumava relazioni a gran velocità durante gli anni delle superiori.
"In realtà ognuna delle canzoni contenute nell'album mi riporta a un periodo particolare degli ultimi 5 anni. Sono state scritte tutte in anni in cui concentravamo le nostre attenzioni su questo: farci conoscere. Inseguivamo qualcosa, e intanto vedevamo altre band intorno a noi diventare famose; non siamo persone ombrose, ma credo che per questo tutti i nostri aspetti più oscuri siano stati riversati nella musica".
Il prossimo singolo dei One Republic si intitolerà "Say", e presto la band (composta, oltre cha da Tedder, da Zach Filkins, Drew Brown, Brent Kutzle ed Eddie Fisher) sarò di nuovo in concerto a Milano, il 16 settembre.
Nel frattempo Ryan sarà impegnato nel suo lavoro di autore: dopo aver firmato successi mondiali come "Bleeding love" di Leona Lewis, ma anche canzoni di Rihanna, Backstreet Boys, Mario e molti altri, quest'anno gli si presenteranno nuove sfide.
"Mentre l'anno scorso ho scritto canzoni per più di venti artisti diversi, questa volta ne ho solo sei. Tra questi ci sono Beyoncé, James Morrison e Chris Cornell. Per me scrivere brani è un po' come tenersi in allenamento per un atleta. Ho messo la testa su tantissimi generi diversi, ma ogni volta cerco di metterci qualcosa di mio".
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