Bo Diddley, come riportato da Rockol poche ore fa, ci ha lasciati. Lo storico musicista R&B, tra gli ultimi patriarchi del rock’n’roll, tra gli iniziatori di quel genere che ancora ci accompagna dopo tanti anni, aveva il cuore debole dopo gli acciacchi di tredici mesi fa. Probabilmente inutile il solito coccodrillo: basti dire che la sua portata fu grandiosa, che fu lui a gettare il ponte tra il “vecchio” blues ed il “nuovo” rock’n’roll, e che tutti i grandi, dai Beatles a Jimi Hendrix, lo hanno omaggiato proponendo sue canzoni. Ellas Otha Bates, nato il 30 dicembre 1928 a McComb, Mississippi, aveva fatto il meccanico ed il falegname ed iniziò a farsi notare nel 1951 quando, in un locale di Chicago, si mise ad intrattenere il pubblico con cover di John Lee Hooker e Muddy Waters. Verso il ’55 sviluppò quello che poi sarebbe sempre stato denominato il “Bo Diddley beat”. La sua chitarra preferita era una bizzarra Gretsch rettangolare che lui chiamava “twang machine”. La discografia dell’Originator, questo uno dei suoi soprannomi, è vasta anche se non vastissima; parte dal 1958 e si concentra specialmente fino al ’77, anno dal quale i suoi appuntamenti iniziarono a diradarsi. Il picco rimarrà il periodo ’58-’63, in cui sfornò ben undici album. Con Bo se ne va un innovatore, un costruttore di nuove strade sonore, forse il primissimo artista crossover. Ora, della prima ondata che traghettò il blues verso il rock’n’roll, rimane probabilmente solo Little Richard.
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