Alan McGee, l'uomo che scoprì gli Oasis, li mise sotto contratto,
fondò la Creation Records e poi
divenne il manager dei Libertines di Pete Doherty, invita a riscoprire
i Waterboys. Il
discografico, ospitato sulle pagine del quotidiano britannico "The
Guardian", parte alla lontana:
afferma che, la prima volta in cui sentì un pezzo degli Arcade Fire,
si domandò se fosse una
nuova canzone dei Waterboys. Quindi azzarda l'ipotesi che, essendo
Mike Scott un fan di Bruce
Springsteen, il concetto di "big music", tanto caro ai Waterboys
quanto difficile da spiegare,
affondi le proprie radici in "Born to run". E probabilmente in "Astral
weeks" di Van Morrison.
McGee afferma che l'apoteosi della "big music" enunciata da Scott
arrivò con "This is the sea" di
metà anni Ottanta. "Poi", afferma, "proprio quando i Waterboys stavano
per giungere ad una fama
a livello planetario, Scott si trasferì in Irlanda e registrò il
folkeggiante 'Fisherman's blues'.
Alcuni pensarono che fosse diventato matto, e la stampa lo prese
apertamente in giro (fu quando il
folk non era di moda). Ma, lungi dall'essere l'album che avrebbe
potuto far fuori i Waterboys,
'Fisherman's blues' adesso è considerato un classico e finì per
vendere più copie degli
altri album del gruppo. Sarà sempre uno dei miei dischi preferiti
d'ogni tempo". Infine
l'invito ai lettori: "Ora, con il suo ultimo album 'Book of lightning'
pubblicato a firma
Waterboys lo scorso anno, e con gli Arcade Fire che diventano sempre
più forti, è ora di
riscoprire le gioie di un talento britannico davvero unico".
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