Dario Fo gli vorrebbe regalare il “Candide” di Voltaire (“Adriano potrebbe benissimo metterlo in scena, magari è un libro che ha già letto, chissà”), mentre gli amici di infanzia, quelli della via Gluck a Milano, ricordano i momenti passati al bar a giocare a biliardo o quando lui suonava la chitarra (“Giocavamo sempre insieme a biliardo in un bar qui vicino, ma lui era una frana e suo fratello Sandro era anche peggio”, e ancora, “Suonava la chitarra seduto sul marciapiede davanti casa”, ricorda Luisa Scurati detta Ginetta, “e ogni volta che passavo gli dicevo ‘sei proprio un pirla’. E invece quanta strada ha fatto?”).
Lettera aperta invece di Mina sul quotidiano torinese La Stampa per festeggiare i settant’anni del suo caro amico: “Dimmi che non è vero! Tu setant’anni? Mi sembrano passati cinque minuti da quando eravamo ragazzi. Oddio… ragazzi, a me pare di non essere mai stata giovane, a pensarci bene. C’è passato di tutto sotto gli occhi e sotto il sedere, in questa lunga marea montante di vita nella quale, ad un certo punto in poi, non ci è stato più concesso di scherzare. Tu sei uno dei pochi che non ha finto, che non si è messo la maschera per sopravvivere”, e ancora, “Solitamente tutti smettono di voler cambiare il mondo ad una certa età. A te non è capitato e quelli che se ne accorgono ti ammirano nella tua macabra insistenza. Bisognerebbe visitarti tutto, come un museo fatto di corridoi di silenzio e improvvise folgorazioni concesse da un tuo sorriso. Se in occasione del compleanno decidi di aprire i battenti alla visita del pubblico, vedrai che fila. Esibisciti come solo a te è dato di fare. Molleggiato mio, mi aspetto altri, nuovi e moltissimi sfracelli da te. Non saranno certo i settant’anni a fermarti. Di questo sono sicura. Auguri, Adriano! Auguri davvero”. (Fonte: La Stampa, Quotidiano Nazionale, Corriere della Sera)
Lettera aperta invece di Mina sul quotidiano torinese La Stampa per festeggiare i settant’anni del suo caro amico: “Dimmi che non è vero! Tu setant’anni? Mi sembrano passati cinque minuti da quando eravamo ragazzi. Oddio… ragazzi, a me pare di non essere mai stata giovane, a pensarci bene. C’è passato di tutto sotto gli occhi e sotto il sedere, in questa lunga marea montante di vita nella quale, ad un certo punto in poi, non ci è stato più concesso di scherzare. Tu sei uno dei pochi che non ha finto, che non si è messo la maschera per sopravvivere”, e ancora, “Solitamente tutti smettono di voler cambiare il mondo ad una certa età. A te non è capitato e quelli che se ne accorgono ti ammirano nella tua macabra insistenza. Bisognerebbe visitarti tutto, come un museo fatto di corridoi di silenzio e improvvise folgorazioni concesse da un tuo sorriso. Se in occasione del compleanno decidi di aprire i battenti alla visita del pubblico, vedrai che fila. Esibisciti come solo a te è dato di fare. Molleggiato mio, mi aspetto altri, nuovi e moltissimi sfracelli da te. Non saranno certo i settant’anni a fermarti. Di questo sono sicura. Auguri, Adriano! Auguri davvero”. (Fonte: La Stampa, Quotidiano Nazionale, Corriere della Sera)
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