NEWS   |   Pop/Rock / 14/09/2007

Vinicius Cantuaria: 'Amo New York, Jobim e Morricone'

Vinicius Cantuaria: 'Amo New York, Jobim e Morricone'
L’autorevole quotidiano inglese Guardian parla di “global pop”: definizione non proprio fantasiosa, ma che in mancanza di meglio può risultare utile a descrivere il melting pot etereo e raffinato di Vinicius Cantuaria, brasiliano nato nel cuore amazzonico di Manaus, un passato da rocker e da spalla di tutti i grandi (Caetano Veloso su tutti), da quattordici anni in esilio piacevole e volontario a Brooklyn. E’ un musicista “global”, Vinicius, nel senso che si presta volentieri a collaborazioni con musicisti di tutto il mondo, che ama frequentare personaggi come Laurie Anderson e David Byrne, Arto Lindsay e Brian Eno, che è coccolato e vezzeggiato da intenditori sparsi per tutta Europa, Francia soprattutto, dove risiede l’etichetta Naïve che pubblica a fine settembre il suo nuovo album “Cymbals”. Un disco che, a dispetto di ospiti versatili e aperti alla contaminazione quanto lui (il chitarrista Marc Ribot, il pianista Brad Mehldau, Jenny Scheinman al violino e Michael Leonhart alla tromba) suona più carioca, e “locale”, che mai. Strano e persistente paradosso…“Eh sì, per sentirmi più brasiliano ho dovuto venire a vivere a New York”, annuisce. “Mi chiedono spesso perché mi sia trasferito negli Stati Uniti: immagino di averlo fatto per migliorarmi musicalmente, per trovare nuovi stimoli artistici, ma in fondo neppure io so spiegare bene il perché”. “So che mi è servito”, aggiunge, “a cambiare prospettiva. E’ come quando in famiglia hai dei problemi: sei troppo coinvolto, se li vivi di persona non sai come trovare le soluzioni. A New York, il posto ideale per un musicista, sono quasi un estraneo, ho molto più tempo da dedicare a me stesso e allo studio dei fondamentali. Mentre ogni volta che torno in Brasile, ho ancora una casa a Rio, c’è qualcuno che mi telefona per chiedermi una canzone o di apparire in un programma televisivo. Fuori da ogni costrizione del sistema, la musica che produco diventa pura, spontanea: e così facendo mi riavvicina alle mie radici brasiliane. E’ pura musica brasiliana, quella che cerco di estrarre dai miei groove, dai miei accordi, dalla mia chitarra (quella che riposa a suo fianco mentre parla e con cui si è esibito in un breve showcase alla Fnac di Milano è una Yamaha “custom” realizzata per lui da un liutaio spagnolo). Intorno a quel centro, poi, ruotano alcune idee contemporanee, piccoli suoni, rumori, loop, delay e riverberi che stanno sempre sullo sfondo, mai in primo piano. E’ musica fragile e delicata, la mia. Io la immagino come un grande muro bianco, a cui gli altri musicisti aggiungono colore”. E “quegli altri musicisti” sono sempre grandi firme del mondo pop e rock più curioso e sperimentale: “Arto Lindsay, per esempio, è un entusiasta, un visionario. Un Marco Polo delle sette note, un esploratore dello spazio musicale. E nutre un grande, sincero amore per il Brasile. Con Marc Ribot e Bill Frisell suono spesso in duo nei club di New York. Marc è un chitarrista molto diretto e passionale, il contrario di Bill che ha uno stile cristallino e rilassato: sono complementari. E Angelique Kidjo è una mia vicina di casa, a Brooklyn. Avevo collaborato con lei per il suo album di musica brasiliana, ‘Black ivory soul’, e ho voluto recuperare una di quelle canzoni, ‘Ominirà’, scrivendo un testo nella mia lingua. Come il jazz, la musica brasiliana è strettamente imparentata all’Africa: gli africani non sono mai arrivati a Sud, si sono fermati a Recife, a Bahia, in parte a Rio de Janeiro. Lì si sono mescolati con i portoghesi: percussioni e chitarre, Africa ed Europa, samba e canzone. Così è nata la bossa nova”. Vinicius ama viaggiare con la musica e con la fantasia: “ ‘Prantos’ l’ho cantata pensando a Gardel e all’Argentina, alla drammaticità del tango”, spiega. “E in ‘Champs de Mars’ ho voluto ricreare un’atmosfera parigina, senza dimenticare le mie passioni culinarie : nel testo cito i marron glacé e un delizioso ristorantino che conosco. Musica e cucina sono le mie due grandi passioni, insieme al calcio che guardo in tv. Così trascorro le mie giornate quando sono a casa. Ho uno studio di registrazione che visito tutti i giorni, non importa se per dieci minuti o dieci ore. La musica esce a flusso continuo, sono come un pittore. Così quando la casa discografica mi telefona per sapere quando avrò pronto un nuovo disco io ho già materiale in abbondanza, basta che chiami qualche amico a incidere la versione definitiva”.
Spicca, nel tono quieto e sommesso di un disco dai colori pastello, il festival percussivo e l’elettronica discreta di “Batuque”, scritta a quattro mani con Nana Vansconcelos: “Risale a cinque o sei anni fa, ai tempi in cui gli produssi un album in cui lui l’ha inclusa. L’ho voluta incidere anch’io come tributo a Nana, e poi perché in un disco melodico come ‘Cymbals’ un pezzo più mosso e ritmico ci stava bene. Cito Bob Marley perché, anche se io non suono reggae, quel ritmo lento ti fa venire voglia di muoverti: e poi lui è sempre stato un mio idolo, anche per il suo impegno nella difesa dei diritti umani”. Un altro idolo, inamovibile, è Tom Jobim, che per Vinicius è quasi un’ossessione: celebrata in questo disco da un omaggio (“Voçe e eu”) e da una cover di “Vivo sonhando”. “Che ci posso fare? Non riesco a stargli lontano”, allarga le braccia Vinicius. “Quando qualcuno mi chiede quale nuova musica stia ascoltando io rispondo sempre: Jobim!. Perché per me suona sempre nuovo, sempre fresco. E’ il nostro Gershwin, il nostro Cole Porter. E’ come Morricone, che sono andato a vedere in concerto a Rio, sei mesi fa: anche lui ha ancora la freschezza musicale di un ragazzino. L’ho sempre detto, Jobim è uno dei miei personali Fab Four, accanto a Bill Evans, a Miles Davis e a Chet Baker. Ma ora sto pensando di aggiungere altri fantastici quattro, alla mia lista, e due li ho già trovati: Morricone, appunto, e Claus Ogerman, un fantastico arrangiatore d’archi che ha lavorato con lo stesso Jobim e con Sinatra”. E la musica rock che Cantuaria suonava negli anni Settanta, ai tempi degli O Terço, l’ha dimenticata? “No, niente affatto, ma continuo a preferire i classici, Rolling Stones, Led Zeppelin e Traffic. Ero diventato molto amico del povero Jim Capaldi, quando lo incontrai la prima volta in Brasile non potevo credere di essere di fronte a uno degli eroi della mia adolescenza!”. Candidato anche lui, chissà, all'inclusione nel pantheon musicale di Vinicius Cantuaria.
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