Credits: Shervin Lainez
Su "La Stampa" in edicola il 30 settembre, David Byrne parla della mostra "Your action world", che aprirà al museo Revoltella di Trieste il 3 ottobre e per un mese proporrà le foto dell'ex leader dei Talking Heads. «Ho fatto foto per un sacco di tempo, fin dai primi anni Settanta, ma non le ho mai volute mostrare», ha spiegato l'artista di origine scozzese. «Sono conosciuto come musicista e non volevo essere attaccato perchè improvvisamente diventavo fotografo. Avevo paura».
E la paura sembra essere il tema di fondo di tutta la mostra: ad esempio, le quattro bambole di plastica che lo ritraggono in diverse espressioni (raffigurate anche nell'ultimo album "Feelings") e che saranno poste nelle sale del museo, «sembrano avere il potere di attirare su di loro tutte le negatività».
Non molti accenni, nell'intervista, alla sua attività di musicista: «Con la musica esploro i paesi. Per me è eccitante sentire le note più disparate e poi unire salsa, samba, rock e funk». Meno piacevole l'esplorazione delle "nuove frontiere" tecnologiche: «Più ci avviciniamo alla fine del millennio e più la nostra fede sta diventando una specie di ibrido cyber-digital-buddhista-animista... Questa ossessione della tecnologia ci spingerà nella direzione opposta, verso una realtà profonda e misteriosa, che non è quantificabile».
E la paura sembra essere il tema di fondo di tutta la mostra: ad esempio, le quattro bambole di plastica che lo ritraggono in diverse espressioni (raffigurate anche nell'ultimo album "Feelings") e che saranno poste nelle sale del museo, «sembrano avere il potere di attirare su di loro tutte le negatività».
Non molti accenni, nell'intervista, alla sua attività di musicista: «Con la musica esploro i paesi. Per me è eccitante sentire le note più disparate e poi unire salsa, samba, rock e funk». Meno piacevole l'esplorazione delle "nuove frontiere" tecnologiche: «Più ci avviciniamo alla fine del millennio e più la nostra fede sta diventando una specie di ibrido cyber-digital-buddhista-animista... Questa ossessione della tecnologia ci spingerà nella direzione opposta, verso una realtà profonda e misteriosa, che non è quantificabile».
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