Dulbecco a Sanremo: la parola ai quotidiani

Non poteva che esserci lui, il Nobel per la medicina Renato Dulbecco, sulle prime pagine dei quotidiani di oggi, con opportuni rimandi d’approfondimento nel settore spettacoli e in alcuni casi persino in cronaca (dove si parla di musica soltanto quando la si eleva da argomento “specialistico” a qualcosa di più nobile e/o popolare, dipende dal caso).

C’è da dire che i quotidiani hanno dato il meglio di sé per ascoltare i pareri di più addetti ai lavori, per commentare e colorire al massimo la notizia di ieri pomeriggio, che voleva Dulbecco ad affiancare Fabio Fazio sul palcoscenico del Teatro Ariston (dopo il rifiuto, come si è appreso in seguito, di Dario Fo e di Margherita Hack). Così sui quotidiani di oggi sfilano intervistati Pippo Baudo (contrario), Dario Fo (sì a Dulbecco al Festival, no alle sue teorie genetiche), Gianni Boncompagni (ironico), Beppe Grillo ( ironico), Renzo Arbore (scettico), Rita Levi Montalcini (incredula), Piero Chiambretti (critico), Oliviero Toscani (entusiasta), Emmanuel Amati (trionfalistico, è un archeologo), Gianni Ippoliti (favorevole), Francesco Storace (AN, scettico), Michele Bonatesta (AN, scettico), Margherita Hack (critica), Antonio Zichichi (perplesso), Alba Parietti (esterrefatta), Carlo Rubbia (entusiasta), Edoardo Vesentini (rispettoso).
E lui, Dulbecco, come l'ha presa? Sembrerebbe bene: «Divertirsi non è peccato, e poi mica vado a cantare. Darò una mano a Fazio a presentare qualche cantante», dichiara nell'articolo uscito su “Il Giornale”. Bene sembra averla presa anche il capostruttura Rai Mario Maffucci, che dalle colonne dello stesso quotidiano commenta: «La notizia segna una svolta decisa rispetto alle solite scemenze sulle top model candidate al Festival, e relative rivalità. Anche l'ipotesi che Fazio fosse affiancato da Julio Iglesias è tramontata. Che dire di Dulbecco? Che è un gran signore: magari, dal punto di vista festivaliero, con qualche limite, ma è pur sempre un Nobel. Ha accettato questo impegno più con spasso che con paura, quasi rivendicando, dopo tutti i traguardi che ha raggiunto nella sua carriera, il suo diritto a divertirsi un po’. E poi, vivendo negli Usa, ha acquisito un professionalità molto americana: "Cosa devo cantare"? - ha subito chiesto - “Cosa devo fare? A che ora potrò andare a letto? Sapete, ho 85 anni”». E Fazio chiosa sornione: «Sanremo è di tutti e quindi anche dei premi Nobel. Perché ho scelto Dulbecco? Perché il Festival è un gioco, e lui è un giocatore nato. Perciò mi auguro che nessuno si scandalizzi: con un Nobel a presentare i cantanti, forse riusciremo a ridare a Sanremo la sua dimensione ludica, e ad eliminare la drammaticità impropria che da sempre accompagna la kermesse».

“La Repubblica” affianca ai commenti di Dulbecco («Vado perché Sanremo è un’opera d”arte» dichiara nell'intervista di Gualtiero Peirce) e Fazio («È un uomo che sa giocare») un corsivo di Michele Serra, sostenitore della grande leggerezza dello scienziato, un uomo che non sa niente della sacralità televisiva e che forse davvero viene a Sanremo a divertirsi e, magari, a fare qualche minuto di pubblicità alla ricerca scientifica. Serra elogia quasi l'aura da sprovveduto di Dulbecco nella convinzione che possa riportare sulla terra la mongolfiera del Grande Rebus Televisivo e tutte le sue correnti, «situazionismo frecceriano, trashismo labranchiano e revivalismo limitiano».
Passiamo a “La Stampa”, che porta in cronaca il Festival di Fazio («E’ soltanto un gioco. Ci vuole molta incoscienza») e Dulbecco («Prometto: farò ridere. Madonna? E chi la conosce») con due interviste parallele. Nel pezzo di apertura, invece, a firma Simonetta Robiony, si ipotizzano presenze di vario tipo a Sanremo: la sindrome da “contatti in corso” accomuna Claudia Schiffer, Naomi Campbell, Michail Gorbaciov, Antonio Banderas, Arnold Schwarzenegger, addirittura un appartenente alla famiglia Kennedy.
“Il Corriere della Sera”, oltre alle interviste di rito (una, molto gustosa, ha proprio Dulbecco come protagonista), propone un fondo interlocutorio di Aldo Grasso (un pezzo ironico dal titolo "Il DNA della canzone"), mentre “L'Unità” dedica due interviste parallele ai protagonisti e “Il Messaggero” affianca al pezzo portante un corsivo di Roberto D’Agostino ("L'importante è stupire", con la definizione del “Fazismo”: «è la malattia senile di Renato Dulbecco»).Chiudiamo con “Il Giorno”, che in un fondo di Giancarlo Liuti, opinionista, si chiede ironicamente: «Perché non mandiamo Rita Levi Montalcini a condurre “Paperissima”?», mentre all'interno, oltre alla solita lista di pareri eccellenti, Marco Mangiarotti osserva: «La strategia faziana è chiara: mentre depistava tutti dietro alle top model, lui inseguiva i top Nobel», e chiude così: «Con l'alibi della ricerca scientifica Sanremo cerca l'impunità critica: ma è come nascondersi dietro a un monumento, al parco, per fare la pipì».

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